FAREL, GUILLAUME. - N. a Gap nel 1489, m. a Neuchâtel il 13 sett. 1565. Studiò a Parigi, dove attratto dal riformatore Le Fèvre (1509), si mise in contatto con la comunità luterana sorta a Meaux.
spendore edilizio e della sua potenza terrena la badia fu assalita e occupata dai Saraceni (898) e andò in rovina. I monaci si rifugiarono nei loro possessi delle Marche, dove fondarono il monastero di S. Vittoria sul Matenano. Passato il pericolo saraceno, i monaci tornarono a F. e ne iniziarono la ricostruzione; ma per tutto il sec. X si trovarono in tristissime condizioni materiali e spirituali. Un vero rifiorire si ebbe col governo dell'abate Ugo (997-1038), vigoroso amministratore, che introdusse nel monastero l'osservanza cluniacense. Gli imperatori germanici non furono da meno di quelli franchi nella protezione di F.; e la badia finì per essere un feudo ecclesiastico imperiale, con tutti i vantaggi e tutti gli oneri di tale situazione politica. Il 6 luglio 1060 Niccolò II consacrò la nuova basilica. Ma, scoppiata la lotta per le investiture, F. parteggiò per l'Imperatore, attirandosi le ire di Gregorio VII di Pasquale II. Invece l'abate Adinolfo, poi cardinale (1125-1141), amico di S. Bernardo e dei Cistercensi, ebbe molto a soffrire per la sua fedeltà ad Innocenzo II. A F. riparò e fu consacrato papa Eugenio III profugo da Roma. Nei sec. XII-XIV si ha una crescente decadenza sia spirituale che economica. La trasformazione dell'economia avvenuta in quei tempi, le incessanti guerre e guerriglie, gli interminabili processi, le usurpazioni di potenti vicini, il fiscalismo eccessivo della Curia avignonese, abati inetti o indegni, furono fatali anche alla vita monastica. Nel 1400 Bonifacio IX dà la binda in commenda al nipote card. F. l'onarcelli, già cistercense. Egli allontanò i pochi monaci e mise al loro posto una colonia di monaci tedeschi venuti da Subiaco. I successivi commerciatori furono per lo più cardinali delle grandi famiglie papali, Orsini, Farnese, Barberini, ecc. La chiesa, prima restaurata, fu totalmente rifatta con altro orientamento e consacrata nel 1456. Nel 1567 F. fu unita alla Congregazione cassinese; il territorio della badia aveva per suo Ordinario il commendatario, mentre la comunità monastica era governata da un abate triennale eletto dal Capitolo generale della congregazione. I monaci erano del tutto estranei agli affari della prelatura, attendevano alla loro osservanza in una vita calma, ma piuttosto scialba. Le cose andarono così fino all'invasione francese (1798) che

e della quale più tardi (1521) fece parte. Riuscito inutile un tentativo di riforma a Meaux, si diede a fare il predicatore girovago.
A Basilea (febbr. 1524), sostenuto da Ecolampadio, tenne una pubblica disputa; invitato ad andar via per aver attaccato Erasmo, passò a Montbéliard, a Strasburgo, a Berna. Nel 1532 predica in Savoia; di là passa a Neva, dove s'incontra con Calvino. Nel 1538 è espulso insieme al Calvino da Ginevra, e si stabilisce come ministro del nuovo culto a Neuchâtel. A mano a mano che Calvino sale sulla scena delle vicende religiose e politiche, il F. perde importanza. Nel 1558 sposa una vedova, Maria Torel, rifugiatasi a Neuchâtel per motivi religiosi.
Ebbe una vita tormentosissima e agitata. Carattere impulsivo e violento, come lo dissero gli stessi amici, fu il capo della «riforma» nella Svizzera prima di Calvino. Non fu un teologo, né hanno alcuna importanza le sue tesi dogmatiche che rispecchiano i luoghi comuni della controversia protestante.
Le probleme de l'incroyance au XVIe siècle. La religion de Rabelais, Parigi 1947, V. indice.