FARINI, LUIGI CARLO

FARINI, Luigi Carlo. - Medico e statistista, n. a Russi il 22 ott. 1812, m. a Quarto il 1° ag. 1866.

Studente di medicina, Bologna, partecipò ai moti del “3x”; poi, per alcuni anni, si dedicò prevalentemente alla medicina. I suoi lavori sulla pellagra, sulle febbri malariche e sulle risaie riscossero risonanza europea.

Nel 1845 ebbe parte nei fatti di Rimini (è probabilmente suo il noto problema, invocante dal governo pontificio la riforma dell’amministrazione statale), e l’anno successivo il nuovo papa, Pio IX, lo nominò segretario generale del Ministero dell’interno, incaricandolo della preparazione delle leggi sanitarie. Nel ’48 fu in Piemonte, al campo di Carlo Alberto, con missione ufficiale; poi deputato di Russi e Ravenna e quindi direttore generale della Sanità pubblica sotto il ministero Rossi. Il F. non aderì alla Repubblica romana e andò a stabilirsi a Torino, dove scrisse una Storia dello Stato romano dal 1815 al 1850 in senso liberale-moderato, ma non senza inesattezze e spunti anticlericali. Assunta la cittadinanza sarda, fu deputato alla Camera subalpina e seguace del Cavour, che affidò i lui, diventando ministro, la direzione del Risorgimento; per entrare a sua volta nel ministero d’Azeglio, con il portafoglio della Istruzione. Dal 1852 al ’59 partecipò scarsamente alla cosa pubblica, tornando ai suoi studi storici; ma il Cavour, durante la seconda guerra

di indipendenza, lo inviò commissario del re a Modena dopo la fuga del sovrano estense. Seguito l'armistizio di Villafranca, d'accordo con il Cavour non lasciò Modena, ma vi si fece proclamare distratore, estendendo quindi i suoi poteri su tutta l'Emilia. Preparò così i plebisciti e l'ennesione al Regno di Sardegna. Ministro dell'Interno nel 1860, intraprese un vasto piano legislativo basato sull'autonomia regionale, che interruppe per recarsi da Napoleone III a strappargli il consenso all'occupazione delle Marche e dell'Umbria e seguire poi Vittorio Emanuale II nella breve campagna aurunale. Luogotenente del re a Napoli, non conseguiti i risultati della sua dittatura emiliana, e preferì ritirarsi. Dopo Asspromente venne incaricato di comporre il nuovo governo, ma vi prese poco, per la salute ormai scossa: nel marzo del 1869 cedette il potere al Minghetti, e dopo oltre 3 anni di sofferenze sporcò appena cinquantaquattrenne. Il suo epistolario venne pubblicato a cura di L. Rava.

Bibl.: V. Bersezio. L. C. F., Torino 1861; G. Badiali, L. C. F., Ravenna 1878; G. Silingardi, L. C. F. e Modena, Modena 1881; L. M.