FAVRE, JULES. - Statista, n. a Lione il 21 marzo 1809, m. a Versailles il 20 gennaio 1880.
Avvocato di vasta rinomanza, militò sempre nelle file radicali e durante la seconda Repubblica avversò
la spedizione Oudinot contro la Repubblica romana nella stampa e in Parlamento. Rimasto per qualche anno fuori dalla vita politica, tornò alla Camera nel 1858, e nello stesso anno clamorosamente assunse la difesa di Felice Orsini che aveva attentato a Napoleone III. Pur essendo uno dei capi dell'opposizione, appoggiò la campagna d'Italia del '59: particolarmente aspri i suoi attacchi alla politica imperiale all'epoca della spedizione nel Messico e per quanto riguardava le relazioni con il papato, cui il F. era tenacemente ostile.
Dopo Sedan, diventò vice presidente del governo provvisorio e ministro degli Esteri, per cui dovette condurre le trattative con il Bismark per la pace di Francoforte del 1871.
Intanto avvenne la presa di Roma e il F., che, sotto il peso della sventura della sua patria, aveva rifiutato Convenzione di settembre (v.), lasciò tuttavia mano libera al governo italiano. E mentre dissuadeva Pio IX dall'abbandonare l'Italia, e gli faceva comprendere che la Francia non avrebbe appoggiato la ricostituzione del potere temporale, agì vigorosamente sul governo di Firenze perché si comportasse con estrema moderazione nei riguardi del Pontefice. La parte da lui presa al riguardo espose in un interessante libro: Rome et la République française (Parigi 1871).
Guastatosi con il Thiers, il 23 luglio 1871 lasciò il ministero, continuando a partecipare alla cosa pubblica come deputato a poi da senatore. I suoi discorsi politici e forensi vennero dati alle stampe e merita ricordo anche un'opera apologetica: Le gouvernement de la défense nationale; 1871-74 (Parigi 1874).