FAUSTO DI MILLEVI

FAUSTO di Millevi. - Vescovo manicheo africanato del IV sec. N. in Africa. A Millevi, pur con una formazione quasi solo letteraria e assai limitata anche in questo campo, acquistò una certa facondia che lo faceva ascoltare volentieri. Fatto vescovo, divenne uno degli uomini più in vista della setta. Visse lungo tempo in Roma.

Con lui Agostino ebbe nel 383, a Cartagine, un colloquio atteso con desiderio per nove anni, ma invano gli sottoposte i suoi dubbi, a cui F. dichiarò di non saper rispondere (Conf., V, 3, 3; 6, 10-12). Dove tuttavia conservare un buon ricordo se più tardi, a Milano, spererà ancora da F. la luce (Conf., VI, 11). Perché manicheo, fu per qualche tempo relegato in un'isola. Scrisse un'opera apologetico polemica in cui, volgirizzando il manicheismo, ripudiava il Vecchio Testamento e l'Incarnazione, e, quanto al Nuovo Testamento, sosteneva essere corrotti i pesci contrari alle sue dottrine. S. Agostino gli oppose, verso il 400, quando l'avversario era già morto, i 33 libri del Contra Faustum Manicheum, ove riporta passo passo l'opera di lui, che in tal modo è pervenuta quasi intera, e la confuta ampiamente.

Bibl.: Edizioni del Contra Faustum: PL 42, 207-517; e in CSEL 23, 1, a cura di L. Zycha; cf. A. E.

FAUSTO DI RIEZ - FAVRE JULES

La spedizione Oudinot contro la Repubblica romana nella stampa e in Parlamento. Rimasto per qualche anno fuori dalla vita politica, tornò alla Camera nel 1858, e nello stesso anno clamorosamente assunse la difesa di Felice Orsini che aveva attentato a Napoleon III. Pur essendo uno dei capi dell'opposizione, appoggiò la campagna d'Italia del '59: par-ticolarmente aspiri i suoi attacchi alla politica imperiale all'epoca della spedizione nel Messico e per quanto riguardava le relazioni con il papato, cui il F. era tenacemente ostile.

Dopo Sedan, diventi vice presidente del governo provvisorio e ministro degli Esteri, per cui dovette condurre le trattative con il Bismarck per la pace di Franco-foret del '87.

Intanto avvenne la presa di Roma e il F., che, sotto il peso della sventura della sua patria, aveva rifiutato Convenzione di settembre (v.), lasciò tuttavia mano libera al governo italiano. E mentre dissuadeva Pio IX dall'abbandonare l'Italia, e gli faceva comprendere che la Francia non avrebbe appoggiato la ricostruzione del potere temporale, agli vigorosamente sul governo di Firenze perché si comportasse con estrema moderazione nei riguardi del Pontefice. La parte da lui presa al riguardo espone in un interessante libro: Rome et la République française (Parigi 1871).

Guastatosi con il Thiers, il 23 luglio 1871 lasciò il ministero, continuando a partecipare alla cosa pubblica come deputato di poi senatore. I suoi discorsi politici e forensi vennero dati alle stampe e merita ricordo anche un'opera apologetica: Le gouvernement de la défense nationale; 1871-74 (Parigi 1874).

Bibl.: M. Reclus, 7. F., Parigi 1912. Altra bibl. in S. Dreher e M. Rolli, Bibliographie de la littérature française, Lille 1848, p. 148.