FEDERICO II, il Grande, re di PRUSSIA. - N. a Berlino il 24 genn. 1712, m. a Potsdam il 16 ag. 1786. Primogenito del re Federico Guglielmo I e di Sofia Dorotea di Hannover, educato rigidamente, soldatatamente contro la sua indole incline all'arte, alla musica specialmente, e in genere alle finezze
della cultura francese illuministica, in sapro dissidio con il padre fino a un tentativo di fuga (1730), si piega al tirocinio nell'amministrazione civile e militare, coltiva segretamente le sue inclinazioni letterarie-filosofiche (fra gli altri scritti, l'Antimachines) e succede al padre il 31 maggio 1740. Dopo qualche assaggio che già era indicativo delle sue direttive di governo (abolizione della tortura, tolleranza delle scuole cattoliche), lo colse, con la morte di Carlo VI (ott. del 1740), il problema della successione austriaca. Risfoderando vecchie pretese prussiane, ne approfittò per occupare di sorpresa la Slesia, allearsi con la Francia e lasciarla quando la pace di Berlino del luglio 1742 gli assicurò il possesso della Slesia. Ma poco persuaso della rinunzia definitiva di Maria Teresa a quella provincia, nell'ag. del 1744 riprese la guerra in Boemia; male secondato dagli alleati francesi, non colse dapprima molti frutti, ma poi ripresosi e conseguiti notevoli successi sugli Austriaci e sui loro alleati sassoni poté nella pace di Dresda confermare i patti della precedente (dic. 1745). Seguirono 11 anni di pace, che F. dedicò innanzi tutto alla riorganizzazione della Slesia, che, fra il resto, presentava il problema di una popolazione in gran parte cattolica, verso la quale F. si mostrò tollerante; poi alla organizzazione amministrativa dello Stato, specialmente all'organizzazione comunale. Altre riforme toccarono l'amministrazione finanziaria, la messa a coltura di zone paludose dell'Oder, ispirate nel campo del commercio e dell'industria a criteri mercantilistici. Ma la riforma più profonda fu quella dell'amministrazione della giustizia, per opera specialmente del ministro Coccei.
Sono anche di questi anni di pace le cure date da F. all'abbellimento della capitale e di Potsdam, alle istituzioni di cultura, il favore dato a doti e letterari specialmente francesi, come Maupertuis, e quella sua singolare amicizia, presto guastata, con Voltaire. Riunita già nel 1744 ai suoi domini la Frisia orientale, grazie a contestabili diritti ereditari nei quali seppe prevenire di stretta misura l'Hannover, F. vide con sospetto l'avvicinamento fra Austria e Russia, fra Austria e Francia e farsi di nuovo critici i rapporti tra Francia ed Inghilterra, per cui, in caso di guerra, l'Hannover sarebbe caduto facilmente in mano francese. Per prevenire l'eventualità, F. strinse con l'Inghilterra la Convenzione di Westminster (genn. 1756), cui rispose la Francia stringendo con l'Austria il Trattato di Versailles (maggio 1756) che capovolgeva le posizioni nei rapporti fra le grandi potenze europee. Convinzi di essere minacciato da un piano di attacco austro-russo, credette di sventado aprendo per primo le ostilità e buttandosi su un minore alleato dei suoi nemici, la Sassonia (ag. 1756), e iniziando con ciò la cosiddetta guerra dei Sette anni. Costretto alla resa l'esercito sassone, si trovò contro una coalizione preponderante (Austria, Russia, Impero, Francia, Polonia, Svezia), cui egli poté opporre soltanto l'Inghilterra, che per ora dava solo sussidi e non truppe, e qualche minore principe tedesco. Nei primi scontri (Kolin, ecc.) la situazione di F. parve disperata: ma nel nov.-dic. del 1757 rifulse il suo genio militare nelle dure sconfitte date ai Francesi a Rossbach, agli Austriaci a Leuthen. Ma troppa era la disparità di forze: F. si sostenne si per ancora quattro anni, dando ogni tanto qualche tremenda zannata ai Russi o agli Austriaci (Zorndorf, ag. 1758; Torgau, nov. 1760), ma anche toccandone (a Kunertdorf, ag. 1759, la più grave sconfitta della sua vita, che lo spinse alla disperazione per un momento; a Liegnitz, ag. 1760). Pur nella scarsa concordia fra i confederati contro di lui, il suo destino sembrava segnato, dopo che il nuovo ministero inglese di Lord Bute gli tagliò i sussidi, quando la morte della zarina Elisabetta (genn. 1762) a l'avvento al trono di Pietro III, ammiratore di F., gli dette prospettive addirittura di un'alleanza con la Russia, non veri-
