FIESOLE, DIOCESI di. - Città della Toscana, suffragana di Firenze dal 1420. Il suo territorio si presenta vario, visto ed articolato; esso si estende a parte delle valli della Sieve, nel suo corso inferiore, dell'Arno, nel suo corso medio, e della Pesa; tocca e valica i passi dell'Appennino tosco - romagnolo, abbraccia parte del Casentino, s'insinua fra le pendici del Chianti. Un tempo fu ancora più vasto; nel 1592 alcuni popoli del Chianti e della Valdelsa furono dismembrati da F. ed assegnati alla diocesi di Colle Valdelsa di recente costituzione. Nel suo perimetro la diocesi confina con le altre di Firenze, Modigliana, S. Sepolcro, Arezzo, Siena e Colle Valdelsa. Ha una popolazione di 180.000 ab., distribuita in 256 parrocchie e 20 vicariati foranei. Sacerdoti 275. Case religiose maschili 19; femminili 61. Possiede due seminari: il maggiore fondato in F. nel 1637 da mons. Lorenzo Della Robbia. Esso ebbe notevoli ampliamenti ad opera dei vescovi F. M. Ginori, R. Mancini e G. B. Parretti. Il minore fu aperto a Strada nel 1828-29 da mons. G. B. Parretti. Il vescovo porta il titolo di conte di Turicchi. Patrono della città è diocesi: s. Romolo vescovo e martire.
NONZIE STORICHE. -
I. Storia civile
F. sorse sul colle lunato, forte acropoli degli Etruschi, in vista dell'Arno a vigilare le vie, per cui comunicavano le città etrusche cispadenniche con le transappeniniche. Difficile è precisare l'epoca della sua origine; forse risale al sec. VIII o IX a. C. Ma non è escluso che sul luogo ove poi sorse F. preesistesse un antico municipio italico. Ugualmente difficile stabilire quali parti sostenesse nella conferenza delle antiche città d'Etruria. La più antica menzione di F. è negli scrittori del periodo greco-romano: D'Acquasola in Dionigi di Alicarnasso, D'Acquasola in Polibio. Il suo nome si ricorda la prima volta all'avvento dei Galli in Italia; cooperò alla resistenza degli eserciti romani contro Annibale, che invadendo, dopo il Ticino e la Trebbia, l'Italia centrale, mosse pure in direzione di F. A Canne le milizie fessolane sostenero a fianco delle romane l'urto del cartaginese; Silio Italico le ricorda nelle Puniche come esperte della aruspicina. Da Silla fu spedita a F. una colonia militare; quando scoppiò la congiura di Catilina, i coloni insonore contro il Senato ed accolsero Catilina fuggiasco, che fu loro capo. Ma intanto, sorgendo al piano Firenze, le sorti di F. volgevano fatalmente al declino. Ciò nonostante il nome di F. ritorna quando Radagaiso con i suoi Goti tenta l'impresa di Firenze.(4.05 d. C.). Successivamente, sottomasse negli Ostrogoti, è stretta d'assedio dalle milizie greche di Belsario (539 d. C.) a cui F. soggiacca; il che facilita l'esodo di molti suoi cittadini nella vicina Firenze. La disfatta segna il principio del suo decadere: unica istituzione, che ne conserva l'antico prestigio, il vescovato. Nel sec. XII si ricorda una fatica compiuta dai Fiorenzini a danno dei Fiesolani, ai quali tolsero il carroccio ed altre insegne, nonché la libertà. Poi su F. il silenzio. I Fiorenzini del tempo di Cacciaguida favoleggiavano «dei Troiani, di F. e di Roma» (Paradiso, XV, 126). Certo è che molte famiglie illustri della Firenze medievale discendevano da F. così gli Adimari, i Caponsacchi, gli Imperatori, i Pazzi. Per secoli la fortuna di F. non accennava a risorgere «la sua storia si confondeva con la fiorentina. Così fu anche durante il granducato; solo in tempi molto a noi vicini, nella rinascenza nazionale, F. cominciò a rifiorire, trasformandosi nella ridente cittadina che è, per la sua arte e le sue memorie, ricercata come meta dai turisti, e come soggiorno gradito da connazionali a non forestieri.
2. Storia religiosa
Le notizie concernenti la diffusione del cristianesimo in F. sono scarse ed incerte, come quelle delle altre diocesi toscane. F. ebbe ben presto un suo vescovo, non ostante la vicinanza di Firenze; ciò fu forse dovuto all'autonomia dei suoi ordinamenti civili e alla vastità del territorio, su cui estendeva la sua giurisdizione. Di qui anche l'ampiezza della circoscrizione diocesana, che ancora la distingue, non ostante l'eccentricità della sua sede vescovile. Ad un vescovo fiesolano si accenna in una lettera di papa Gelasio. Al Concilio di Costantinopoli, sotto Giustiniano, fu presente un suo vescovo, di nome Rustico. Nel sec. VI era insigni la povertà della chiesa fiesolana, i cui beni soggiaccuero spoliazione e rapina, durante la supremazia longobarda: tanto che il vescovo Alessandro, reduce dalla corte di Autari, dove aveva patrocinato i diritti della sua Chiesa, fu dagli usurpatori affogato nel Reno. Fu allora che la basilica di S. Pietro in Gerusalemme, già sorta sulle rovine di un tempio pagano, ne accolse le spoglie ed ebbe il titolo di S. Alessandro. Ma che anche in seguito tale povertà perdurasse, ne è testimone una petizione del prete Agrippino e del diacono Servando in favore della loro Chiesa, che il papa Gregorio Magno raccomanda a Venanzio vescovo di Luni. Un altro vescovo Gesuìlo sottoscrive ad un Concilio romano sotto Eugenio II (824-27). Vescovo dotto e famoso fu poi l'irlandese Donato, venerato come santo; non solo perché ottenne, prima ancora che Firenze, il riconoscimento delle immunità ecclesiastiche, assiste in Roma alla incoronazione di Lotario II e ai Concili Romano, sotto Leone IV, e Lateranense, sotto Niccolò V, ma anche perché, nella rinascenza degli studi, dopo il capitolare di Olona, insegnava ai suoi discepoli grammata et schemata meritorum. Più tardi si rese celebre come maestro di grammatica Teuzo primicerio. Si ha notizia che nel sec. XI il vescovo Zanobi fece donazione di alcuni beni al clero della cattedrale e di S. Alessandro, a patto che si riducesse a vita comune, e provvide con numerosi sacerdoti a ministeri vacanti nella sua diocesi; mentre un suo antecedente ed omonimo aveva ottenuto in suo favore beni situati tra Firenze e F. Ma, senza dubbio, un vescovo che contraddistingue un momento importante della storia fiesolana, è Jacopo Bavaro, perché egli dall'antica cattedrale sita dove è oggi la badia fiesolana, trasferì le reliquie del patrono S. Romolo nella nuova cattedrale (sec. XI), che egli stesso fece sorgere nella parte superiore della collina, trovandosi ormai l'antica alla periferia della città quasi alle radici del colle. E il nuovo Duomo, così sorto, fu rimase sempre centro e cuore della vita cittadina. Intanto le pendici selvose della diocesi si popolavano di cenchi illustri, in cui la vita monastica si iniziava a fiorire; sorgevano le abbazie di Vallombrosa, di Passignano, che anche oggi accoglie il corpo di M. Giovanni Gualberto, di Coltibono, Montescalari, S. Codenzo in Alpe, Badia fiesolana. Il b. Carlo di Montegranello riduceva a vita penitente presso la cima della collina fiesolana, dando origine all'Ordine religioso, che fu detto di S. Girolamo.Nel medioevo il clero fiesolano esercitava notevole influenza nella vita municipale. Il podestà giurava fedeltà agli statuti nella chiesa di S. Maria Primariana; il clero, a sua volta, il lunedì di Pasqua procedeva al sorteggio del gonfaloniere fra le famiglie cospicue della città. Il vescovo esercitava giurisdizione feudale su molte terre, fra le quali la contea di Turicchi, che Pasquale II con bolla gli confermò, e a conferma della quale altra volta intervenne Onorio III; non senza frequenti conflitti giurisdizionali prima con la Repubblica fiorentina e poi con il Granducato, finché la giurisdizione feudale del vescovo non venne ad estinguersi con l'incorporazione della Toscana all'Impero francese. Nel sec. XIV la diocesi fu insigne per il ministero episcopale di S. Andrea Corsini, sotto il cui episcopato la cattedrale fu ampliata. Ma già i vescovi fiesolani avevano abbandonato la città della loro cattedrale. Fin dal 1228 la Repubblica fiorentina aveva ad essi ceduto con piena giurisdizione la chiesa di S. Maria in Campo, sita nel centro di Firenze, perché ivi risiedesse. E da quella data tale chiesa costituisce oggi pure un'oasi di giurisdizione ecclesiastica fiesolana in territorio diocesano fiorentino. Di qui anche i molti nomi di patrizi fiorentini nell'albo dei vescovi fiesolani. Nel 1420

Fiesole, diocebi di - Convento di b. Francesco.
(405 d. C.). Successivamente, sottomessa agli Ostrogoti, è stretta d'assedio dalle milizie greche di Belisario ( 539 4. C.) a cui F. soggiacce; il che facilita l'esodo di molti suoi cittadini nella vicina Firenze. La disfarza s
FIESOLE – FIGLI DELLA B. M. V. I. DI LUÇON
Pontefice, III, Berlino 1908, pp. 73-80; E. Galli, F. gli scavi ed il Museo civico, Milano 1914; Lanzoni, pp. 582-84; B. Quilici, La chiesa di Firenze nell'alto medioevo, Firenze 1918, pp. 15 e passim; U. Dorini, La villa di Busini, ivi 1940, p. 1 e passim; M. Lombardi, Fiesole, Istituto di studi romani 1941; M. Giuni e P. Guidi, Rotunesi decimarum Italiae nei secoli, XIII e XIV, Città del Vaticano 1942, pp. 89-138. Emilio Sanesi