FIESOLE, DIOCESI DI

FIESOLE, DIOCESI di. - Città della Toscana, suffraganea di Firenze dal 1420. Il suo territorio si presenta vario, vasto ed articolato; esso si estende a parte delle villi della Sieve, nel suo corso inferiore, dell'Arno, nel suo corso medio, e della Pesa; tocca e valica i passi dell'Appennino tosco - romagnolo, abbraccia parte del Casentino, s'insinua fra le pendici del Chianti. Un tempo fu ancora più vasto; nel 1502 alcuni popoli del Chianti e della Valdelsa furono dismembrati da F. ed assegnati alla diocesi di Colle Valdelsa di recente costituzione. Nel suo perimetro la diocesi confina con le altre di Firenze, Modigliana, S. Sepolcro, Arezzo, Siena e Colle Valdelsa. Ha una popolazione di 180.000 ab., distribuita in 256 parrocchie e 20 vicariati foranei. Sacerdoti 275. Case religiose maschili 19; femminili 61. Possiede due seminari: il maggiore fondato in F. nel 1637 da mons. Lorenzo Della Robbia. Esso ebbe notevoli ampliamenti ad opera dei vescovi F. M. Ginori, R. Mancini e G. B. Parretti. Il minore fu aperto a Strada nel 1828-29 da mons. G. B. Parretti. Il vescovo porta il titolo di conte di Turicchi. Patrono della città e diocesi: s. Romolo vescovo e martire.

NOTIZIE STORICHE. - 1. Storia civile. - F. sorse sul colle lunato, forte acropoli degli Etruschi, in vista dell'Arno a vigilare le vie, per cui comunicavano le città etrusche cisapenniniche con le transapenniniche. Difficile è precisare l'epoca della sua origine; forse risale al sec. VIII o IX a. C. Ma non è escluso che sul luogo ove poi sorse F. preesistesse un antico municipio italico. Ugualmente difficile stabilire quali parti sostenesse nella confederazione delle antiche città d'Etruria. La più antica menzione di F. è negli scrittori del periodo greco-romano: Φαίπουλαι in Dionigi di Alicarnasso, Φαπόλα in Polibio. Il suo nome si ricorda la prima volta all'avvento dei Galli in Italia; cooperò alla resistenza degli eserciti romani contro Annibale, che invadendo, dopo il Ticino e la Trebbia, l'Italia centrale, mosse pure in direzione di F. A Canne le milizie fiesolane sostennero a fianco delle romane l'urto del cartaginese: Silio Italico le ricorda nelle Puniche come esperte della aruspicina. Da Silla fu spedita a F. una colonia militare; quando scoppiò la congiura di Catilina, i coloni insorsero contro il Senato ed accolsero Catilina fuggiasco, che fu loro capo. Ma intanto, sorgendo al piano Firenze, le sorti di F. volgevano fatalmente al declino. Ciò nonostante il nome di F. ritorna quando Radagaiso con i suoi Goti tenta l'impresa di Firenze

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FIESOLE, DIOCESI di. - Facciata della Badia di F. (metà del sec. XII).
(fot. Alizeri)
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(fot. Fotocolete, Torino) FIESOLE, DIOCESI di - Convento di S. Francesco.
(405 d. C.). Successivamente, sottomessa agli Ostrogoti,
è stretta d'assedio dalle milizie greche di Belisario (530
d. C.) a cui F. soggiace; il che facilita l'esodo di molti
suoi cittadini nella vicina Firenze. La disfatta segna il
principio del suo decadere: unica istituzione, che ne
conserva l'antico prestigio, il vescovato. Nel sec. XII si
ricorda una faida compiuta dai Fiorentini a danno dei
Fiesolani, ai quali tolsero il carroccio ed altre insegne,
nonché la libertà. Poi su F. il silenzio. I Fiorentini del
tempo di Cacciaguida favoleggiavano «dei Troiani, di
F. e di Roma» (Paradiso, XV, 126). Certo è che molte
famiglie illustri della Firenze medievale discendevano
da F.: così gli Adimari, i Caponsacchi, gli Importuni,
i Pazzi. Per secoli la fortuna di F. non accennava a ri-
sorgare e la sua storia si confondeva con la fiorentina.
Così fu anche durante il granducato; solo in tempi molto
a noi vicini, nella rinascenza nazionale, F. cominciò a
rifiorire, trasformandosi nella ridente cittadina che è,
per la sua arte e le sue memorie, ricercata come meta dai
tutisti, e come soggiorno gradito da connazionali e da
forestieri.

2. Storia religiosa

Le notizie concernenti la diffusione del cristianesimo in F. sono scarse ed incerte, come quelle delle altre diocesi toscane. F. ebbe ben presto un suo vescovo, non ostante la vi- cinanza di Firenze; ciò fu forse dovuto all'autonomia dei suoi ordinamenti civili e alla vastità del terri- torio, su cui estendeva la sua giurisdizione. Di qui anche l'ampiezza della circoscrizione diocesana, che ancora la distingue, non ostante l'eccentricità della sua sede vescovile. Ad un vescovo fiesolano si ac- cenna in una lettera di papa Gelasio. Al Concilio di Costantinopoli, sotto Giustiniano, fu presente un suo vescovo, di nome Rustico. Nel sec. VI era insi- gne la povertà della chiesa fiesolana, i cui beni sog-

giacquero a spoliazione e rapina, durante la supre-
mazia longobarda: tanto che il vescovo Alessandro,
reduce dalla corte di Autari, dove aveva patrocinato
i diritti della sua Chiesa, fu dagli usurpatori affogato
nel Reno. Fu allora che la basilica di S. Pietro in
Gerusalemme, già sorta sulle rovine di un tempio
pagano, ne accolse le spoglie ed ebbe il titolo di
S. Alessandro. Ma che anche in seguito tale povertà
perdurasse, ne è testimone una petizione del prete
Agrippino e del diacono Servando in favore della
loro Chiesa, che il papa Gregorio Magno raccomanda
a Venanzio vescovo di Luni. Un altro vescovo Ge-
sulfo sottoscrive ad un Concilio romano sotto Eu-
genio II (824-27). Vescovo dotto e famoso fu poi l'ir-
landese Donato, venerato come santo; non solo perché
ottenne, prima ancora che Firenze, il riconoscimento
delle immunità ecclesiastiche, assisté in Roma alla
incoronazione di Lotario II e ai Concili Romano,
sotto Leone IV, e Lateranense, sotto Niccolò V,
ma anche perché, nella rinascenza degli studi, dopo
il capitolare di Olona, insegnava ai suoi discepoli
grammata et schemata metrorum. Più tardi si rese
celebre come maestro di grammatica Teuzo primi-
cerio. Si ha notizia che nel sec. X il vescovo Zanobi
fece donazione di alcuni beni al clero della cattedrale
e di S. Alessandro, a patto che si riducesse a vita
comune, e provvide con numerosi sacerdoti a mi-
nisteri vacanti nella sua diocesi; mentre un suo an-
tecessore ed omonimo aveva ottenuto in suo favore
beni situati tra Firenze e F. Ma, senza dubbio, un
vescovo che contraddistingue un momento importante
della storia fiesolana, è Jacopo Bavaro, perché egli
dall'antica cattedrale sita dove è oggi la badia fie-
solana, trasferì le reliquie del patrono s. Romolo nella
nuova cattedrale (sec. XI), che egli stesso fece sorgere
nella parte superiore della collina, trovandosi ormai
l'antica alla periferia della città a quasi alle radici
del colle. E il nuovo Duomo, così sorto, fu a rimase
sempre centro e cuore della vita cittadina. Intanto le
pendici selvose della diocesi si popolavano di cenobi
illustri, in cui la vita monastica si iniziava a fioriva;
sorgevano le abbazie di Vallombrosa, di Passignano,
che anche oggi accoglie il corpo di s. Giovanni Gual-
berto, di Coltibono, Montescalari, S. Godenzo in
Alpe, Badia fiesolana. Il b. Carlo di Montegranello
si riduceva a vita penitente presso la cima della col-
lina fiesolana, dando origine all'Ordine religioso, che
fu detto di s. Girolamo.

Nel medioevo il clero fiesolano esercitava notevole
influenza nella vita municipale. Il podestà giurava fe-
deità agli statuti nella chiesa di S. Maria Primerana; il
clero, a sua volta, il lunedì di Pasqua procedeva al sor-
teggio del gonfaloniere fra le famiglie cospicue della
città. Il vescovo esercitava giurisdizione feudale su molte
terre, fra le quali la contea di Turicchi, che Pasquale II
con bolla gli confermò, e a conferma della quale altra
volta intervenne Onorio III; non senza frequenti con-
fitti giurisdizionali prima con la Repubblica fiorentino
e poi con il Granducato, finché la giurisdizione feudale
del vescovo non venne ad estinguersi con l'incorporazione
della Toscana all'Impero francese. Nel sec. XIV la diocesi
fu insigne per il ministero episcopale di s. Andrea Corsini,
sotto il cui episcopato la cattedrale fu ampliata. Ma già
i vescovi fiesolani avevano abbandonato la città della
loro cattedra. Fin dal 1228 la Repubblica fiorentina aveva
ad essi ceduto con piena giurisdizione la chiesa di S. Maria
in Campo, sita nel centro di Firenze, perché ivi risiedes-
sero. E da quella data tale chiesa costituisce oggi pure
un'oasi di giurisdizione ecclesiastica fiesolana in territorio
diocesano fiorentino. Di qui anche i molti nomi di pa-
trizi fiorentini nell'albo dei vescovi fiesolani. Nel 1420

FIESOLE - FIGLI DELLA B. M. V. I. DI LUÇON

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FIESOLE, GIOCESI di - Campanile (1713) della Cattedrale visto dal cimitero.
(fot. Alivati)
il vescovo di F. veniva dichiarato suffraganeo della sede fiorentina. La residenza fiorentina non impedì ai vescovi fiesolani di zolare efficacemente l'incremento religioso della diocesi. Francesco Cattani da Diacceto, reduce da Trento, celebrò in S. Maria in Campo nel 1585 il Sinodo diocesano; altro sinodo vi adunava nel 1618 Bartolomeo Lanfredini. Vengono poi altri sinodi, quali quelli di Tommaso Ximenes nel 1622, di Lorenzo Della Robbia nel 1636, di Roberto Strozzi nel 1648 e 1664, di Filippo Soldani nel 1674. I sinodi più recenti sono quelli celebrati da mons. D. Cammilli nel 1902 e 1907 e da mons. G. Fossà nel 1936; sinodi celebrati a F. perché già fin dal 1874, postulandolo ormai il decoro della rifiorente città e i nuovi tempi, il vescovo L. Corsani aveva restituito a F. la residenza vescovile. Poco appresso anche la curia vescovile veniva restituita a F. pur conservando ancora S. Maria in Campo, per più facile accesso del clero, alcuni uffici della curia stessa.

3. Personaggi illustri

Oltre i santi già ricordati si fa menzione dei vescovi: Braccio Martelli, che partecipò al Concilio di Trento e Francesco Cattani da Diacceto, già console dell'Accademia fiorentina, autore di opere agiografiche e teologiche e traduttore del De officiis di s. Ambrogio. Anche il vescovo Francesco M. Ginori fu noto per la sua cultura ed accademico della Crusca. Ma più noto ancora fu il canonico Angelo M. Bandini, nato a deceduto in diocesi fiesolana. Egli fu bibliotecario della Marucelliana a della Laurenziana in Firenze; oltre eruditissimi studi sui classici greci, fra i quali Callimaco e Nicandro, compose il famoso catalogo dei manoscritti greci e latini della Laurenziana, anche oggi apprezzatissimo. Morendo legò al Seminario di F. la sua ricca biblioteca. - Vedi tav. LXXXIII.
BIBL.: G. Villani, Istorie fiorentine, lib. IV, cap. 15 e passim; S. Razzi, Vita dei Santi e Beati toscani, Firenze 1627, p. 623; F. Ughelli, Italia Sacra, III, Roma 1647, coll. 270-341; G. Luca Cerraccini, Fasti teologali, Firenze 1738, p. 281 a 1922, p. 715; E. Repetti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, II, ivi 1835, pp. 107-24; A. Guerri, F. e il suo Comune, ivi 1807; G. Salvioli, L'intruz. pubol. in Italia nei secc. VIII-X, ivi 1868, p. 106; Cottineau, I, col. 1140; P. Fr. Kehr, Italia

Pontificia, III, Berlino 1908, pp. 73-80; E. Gelli, F., gli scavi ed il Museo civico, Milano 1914; Lanzoni, pp. 582-84; B. Quilici, La chiesa di Firenze nell'alto medioevo, Firenze 1918, p. 15 e passim; U. Dorini, La villa di Busini, ivi 1940, p. 1 e passim; M. Lombardi, Fiesolae, Istituto di studi romani 1941; M. Giusti e P. Guidi, Rationes decimorum Italiae nei secc. XIII e XIV, Città del Vaticano 1942, pp. 89-138. Emilio Sanesi

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“FIESOLE, DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 753. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/fiesole-diocesi-di.