FIGLIE DELLA CARITÀ DI SAN VINCENZO DE' PAOLI (PARIGI)

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FIGLIE DELLA CARITÀ DI SAN VINCENZO DE' PAOLI (Parigi). - Istituto religioso fondato da s. PALAI (v.) e da s. Luisa di Marillac (v.). Le origini risalgono al 1677, quando s. Vincenzo istituì a Châtillon-les-Dombes (Bresse) la prima Compagnia della Carità, o, più esattamente, al 1629, quando dalle parrocchie rurali la Compagnia passò nei grandi centri (Parigi, parrocchia di S. Salvatore). Le signore della città, che non sempre potevano compiere personalmente verso i poveri gli opportuni servizi, ne incaricavano spesso le proprie domestiche, ciò che riusciva a scapito degli assistiti. S. Vincenzo ideò allora di associare alle dame delle buone giovani che si dedicassero all'esercizio della carità. Le giovani di campagna gli parvero le più adatte allo scopo; ne scelse quindi alcune, che distribuiti nelle varie compagnie di Parigi. Ma dopo qualche tempo l'esperienza mostrò che bisognava prima conoscerle e formarle; così si iniziò una specie di comunità. L'opera fu affidata a Luisa di Marillac, vedova Le Gras, presidente della Carità di S. Nino, che ne ricevette 3 o 4 in casa il 29 nov. 1633.

Il popolo le chiamò "F. della C.", serve dei poveri malati: e questo nome è rimasto, insieme con l'abito grigio primitivo "alla campagnola" con quel copricapo, che nel sec. XIX formò la caratteristica "corretta" attuale. Il primo regolamento è di poco posteriore al 29 nov. 1633. Dal mattino alla sera la vita di pietà permea l'attività caritativa delle F. della C. (Lasciare Dio per Iddio riperteva s. Vincenzo, e voleva dire che la suora, all'occorrenza, deve saper rinunziare alla stessa, che, nello spirito della vocazione, essa riconosce per suoi padroni. Per 27 anni (1633-60) s. Vincenzo attese con amore di padre alla loro formazione. Le sue "conferenze" settimanali, raccolte dalle suore, formano due grossi volumi.

Legislazione. Costante preoccupazione di s. Vincenzo fu che le sue figlie non fossero considerate e non si considerassero religiose, secondo i concetti giuridici del tempo. Eliminò quindi dal loro linguaggio tutto ciò che richiamava l'idea di comunità religiosa. L'Istituto si chiama Compagnia; il noviziato, seminario; la superiora, suor servente; la residenza, casa. I voti furono permessi a titolo di esperimento a Luisa di Marillac ed altre 4 suore il 25 marzo 1642. Definitivamente fu stabilito che fossero "privati e solamente annuali". Il giorno 25 marzo, festa dell'Annunciazione della S. M. Vergine, è la data consacrata alla rinunziazione di questi voti annuali, quando cioè la F. della C., già libera di sé, si offre al Signore con rinnovato ardore. Il fine dell'Istituto è precisato dal fondatore in questi termini: "Darsi a Dio per amarlo e servirlo nella persona dei poveri, assistendoli corporalmente e spiritualmente". Attendere cioè alla santificazione propria ed altrui nell'esercizio della carità. All'opera iniziale "visita ai poveri a domicilio" si aggiunsero poi la scuola alle fanciulle, l'assistenza ai trovatelli (1638), i forzati (1640), ai vecchi e ai soldati feriti (1653). L'arricchevo di Parigi, C. F. Gandi, l'approvò il 20 nov. 1646 e di nuovo il 18 genn. 1655. Il Re conferì le lettere patenti nel nov. 1657 ed il Parlamento le registrò il 16 dic. 1658. Dopo la morte di s. Vincenzo i successori provvidenziò a consolidare e preservare da qualsiasi alterazione l'opera del fondatore. Renato Almeras, primo successore

(1660-73), chiese ed ottenne dal card. di Vendôme, legato del Papa, l'approvazione pontificia, rivide ed ordinò anche le regole comuni, promulgate poi dal successore, Edmondo Jolly (1672-97). Nel 1718 Giovanni Bonnet (1711-33) promulgò le costituzioni, che determinano le condizioni di ammissione, l'organizzazione della Compagnia in genere e delle singole case, le formalità delle elezioni, ecc. La giovane, prima di entrare nell'Istituto, resta per 3 mesi postulante, poi è ammessa al seminario (noviziato) per un anno di prova, dopo il quale veste l'abito proprio delle F. della C. Passati s'anni dall'entrata in seminario, emette per la prima volta l'essenza alcuna speciale solennità; i santi voti, che poi rinnoverà ogni anno. La massima autorità nella Compagnia spetta al superiore generale della Congregazione della missione dal quale, per legittima tradizione non mai interrotta ed ufficiale, confermata da Leone XIII (25 luglio 1582), dipende ed al quale si indirizza il voto di ubbidienza. La Compagnia è governata dalla superiora della casa madre eletta ogni 3 anni, coadiuvata da un Consiglio di suore, anch'esse eletto ogni 3 anni, che rivestono le cariche di assistente, economa ed ufficiale. A questa organizzazione, fissata dai primi regolamenti, s'aggiunge nel secc. XVIII il raggruppamento di varie case in provincie a capo delle quali sta una suora come visitatrice con un proprio Consiglio, e un sacerdote della Missione eletto dal superiore generale come direttore.

Alla morte di s. Vincenzo la Compagnia contava 51 case; nel 1700, 300 con 1000 suore; nel 1790, 430 con 4300 suore. La Rivoluzione Francese la sciolse con tutte le altre comunità religiose. Molte, in abito secolare, continuarono di nascosto il servizio ai poveri. Diverse di esse subirono il martirio. Napoleone nel 1809 ridiede loro l'esistenza legale, ma tentò di sottrarle alla giurisdizione del superiore generale della Congregazione della missione. Ci volle tutta la fermezza del vicario generale della Congregazione, Domenico Hanon (1807-16), per resistere all'importanza del costo della reclusione a Fenestreille (1811-14). Dal 1815 l'ascesa non ebbe più soste e nel secc. XIX la Compagnia raggiunse tutte le parti del mondo.

Con i soggetti e le case si sono moltiplicate le opere, sicché tutte le forme di assistenza, realizzate dai tempi moderni, hanno trovato le F. della C. in prima linea. I nomi di suor Rosalia Rendu (1787-1856), a madre spiri-rituale della Conferenza di s. Vincenzo fondate da F. Ozanam e quello di suor Giuseppe Nicoli (1863-1924) l'artista della carità di Sardegna, restano legati in questo campo alle più svariate e geniali iniziative. Le suore lavorano in ospedali, ambulanze, sanatori, opere di maternità e infanzia, dispensari, case di salute, pensionati, collegi, laboratori, ecc. Le scuole gratuitamente sono rimaste e restano dopo il 1836. Gli asili dove, per prime, le F. della C. introducono i metodi Froebel e Montessori, fioriscono dovunque. Numerose le associazioni a scopo religioso-sociale create i direttori delle F. della C.; basti citare i patronati, ed in Francia i sin-dacati femminili, ora opera nazionale, ideati e organizzati con sagace intuizione da suor Milcent nel 1902. Rientrano in questo campo l'associazione delle Figlie di Maria, che fa capo a s. Caterina Labouré (v.), con ca. 300.000 associate e 4000 sedi, quella degli Angeli, della Medaglia miracolosa, delle Luisine, degli Oratori, ecc. Anche le missioni estere occupano un posto d'onore e attualmente la Compagnia conta 4339 suore missionarie sparse in Asia, Africa, Oceania. Alcune di esse hanno suggellato col martirio il ministero di carità. Sono poi da ricordare, nel secc. XIX, la manifestazione della Medaglia miracolosa a s. Caterina Labouré (1830), dello Sca-polare verde a suor Giustina Bisqueyburu (1840) e di quello della Passione a suor Apollina Andrievau (1846).

L'organizzazione e gli intenti delle F. della C. servirono di esempio ad altre Compagnie che si vennero fondando negli ultimi tempi.

Attualmente (1949) le F. della C. formano il più numeroso esercito religioso femminile che conti la Chiesa con ca. 45.000 suore, 4000 case, divise in 33 provincie. - Vedi tav. LXXXIV.

BIBL.: L. Celier, Le F. della C., trad. it., Piacenza 1930; P. Coste, C. Baussan, G. Goyau, Les Filles de la Charité, Parigi 1933. Annibale Bugnini

FIGLIE DELLA CHIESA. - Congregazione religiosa sorta a Venezia nel 1940 ad opera di suor Maria Oliva del Corpo Mistico e canonicamente eretta dal cardinale patriarca il 21 apr. 1946. Ha avuto il decreto di lode dalla S. Sede il 21 dic. 1949.

Presentemente in 12 case, tutte in Italia, vivono 150 religiose dedite a sostenere e zelare l'adorazione pubblica e ad aiutare i parroci nel loro ministero spirituale sociale.

TEMP.: Anon., Oda della Madre di Dio, Figlia della Chiesa, 2° ed. Roma 1950; Gabriele di S. M. Maddalena, Le F. della C. in Rivista di vita spirituale, 4 (1950), pp. 42-52. Silverio Mattei