FILIPPO il MAGNANIMO. - Langravio di Assis, n. il 13 nov. 1504, m. il 31 marzo 1567. Successe nel 1509 al padre Guglielmo II e dopo alcuni anni di reggenza assunse il potere nel 1518, escludendo i nobili da ogni ingerenza nel governo. Con grande energia represse la rivolta dei contadini. Esitante dapprima di fronte alla «riforma», nel 1524 un coloquio con Melantone lo convinse ad aderirvi.
Da questo momento F. si adoperò per creare una unione di tutti gli evangelici. A tal fine convocò nel 1526 il convegno di Hornberg, dove fu deliberata la Reformata Hissiae, con la quale si stabiliva un ordinamento presbiteriale e l'autonomia delle comunità, ma che non ebbe attuazione. Insistendo tenacemente nel suo progetto, la Grana umana unitario, F. fece incontrare nel 1529 a Marburg Luttero e Zwingli, ma il tentativo non ebbe successo. L'argomento di F. lo pose in contrasto sempre più aspra con l'Imperatore e con i principi cattolici. Dopo la dieta di Augusta, Assis e Sassonia capeggiarono la lega di Smalcalda. Un grave colpo agli interessi degli evangelici fu dato dalla scandaloza vita privata di F., il quale nel 1540 si separò dalla moglie Cristina di Sassonia e con il consenso di costei sposò una damigella di corte. Il fatto trapelò a fece chiasso; poiché le leggi dell'Impero puvivano la bigamia con la pena capitale, F. pagò la grazia di Carlo V. con l'impegno di impedire che la lega smalcalda si alleasse con la Francia. L'Inghilterra. Nella guerra smalcalda F. operò fasciamente non diede aiuto alla Sassonia, attaccata dagli imperiali. Dopo la battaglia di Mühlberg (1547), F. si sottomise all'Imperatore, il quale lo fece deportante nei Paesi Bassi, dove fu liberato solo nel 1552 dalla rivolta dei principi.
Roberto Palmarocchi
FILIPPO della S.M.A TRINITÀ. - Filosofo, teologo e mistico dei Carmelitani Scalzi, al secolo Julien Esprit, n. in Malaucène (Vaucluse), il 19 luglio 1603, m. a Napoli il 21 febbr. 1671. Professò a Lione e, partito da Roma (1629) per le missioni orientali, attraversò la Siria, la Palestina, l'Armenia, la Persia, ed arrivò a Goa (Indie) nel 1631, dove fu per molti anni superiore del convento e professore di filosofia e teologia. Le sue esperienze e cognizioni geografiche e storiche, acquistate nei lunghi viaggi orientali, furono da lui descritte nel noto Itine-riarium Orientale (Lione 1669; poi tradotto in fran-cese, italiano e tedesco). Ritornato dalle Indie (1639), fu definitore generale (1659), poi preposito generale (1665-71) sino alla morte.
Le sue opere, ancor oggi molto stimate e ricercate per la loro profondità e chiarezza, sono, oltre la citata, tante altre di minore importanza: Stampa philosophica (Lione 1648, Colonia 1654, 1665); Stampa theologica Thomistica (5 voll., Lione 1653 sqq.); Stampa Theol-ogica mystica (ivi 1656, Bruxelles 1874); Maria sicut aurora consurgens seu de Immaculata Conceptione (Lione 1667); Historia Carmelitani Ordinis (ivi 1656); Decor Carmelii Religiosi (ivi 1665).