FIUME, diocesani di. - Città nella Venezia Giulia immediatamente soggetta. Ha unito il titolo abbaziale di S. Giacomo de Abbatia.
Ha una superficie di 1014,87 km² con una popolazione di 110.000 ab. dei quali 108.000 cattolici, distribuiti in 32 parrocchie servite da 57 sacerdoti diocesani e 13 regolari; un seminario, 3 comunità religiose maschili e 10 femminili (1950).
F., sorta nel medioevo sulle rovine dell'antica Tarastica, sviluppatasi nel sec. XIII a libero comune, quasi indipendente, fu dapprima sotto la potestà del vescovo di Nola, che la cedette in feudo ai signori di Duino, ai quali successero i Walssee. Estinti questi ultimi, F. passò sotto il dominio della casa d'Austria. Però in tutto questo periodo, che va quasi fino alla fine del sec. XVIII, F. restò sempre sotto la giurisdizione ecclesiastica del vescovo di Pola.
Di modo che furono fatti più volte dei tentativi per sottrarre F. dalla dipendenza del vescovo di Pola; uno dei più seri, al tempo del vescovo Sozomeno, che, con il suo intervento presso la S. Sede, seppe allora impedire il distacco di F. da Pola.
Nel 1776 la città cambiava dipendenza politica perché da Maria Teresa veniva separata dall'Austria per essere aggregata all'Ungheria, però mediatamente alla Croazia. Ma il diploma imperiale non incontrò il favore dei fiu-mani che in parte, perché a loro pesava l'ingerenza della Croazia, e tanto fecero che l'imperatrice Maria Teresa con una nuova disposizione aggregò nel 1779 F. immediatamente alla corona di S. Stefano come «separatum Sacrae Regni Coronae adnexum corpus». Nel 1787 F. fu staccata da Pola e unita alla diocesi di Segna. Questa posizione politica, benché avesse subito varie vicende nel sec. XIX, fu quella che, nelle sue grandi linee, vigeva al tempo della prima guerra mondiale del 1914-18.
Dal punto di vista della cura spirituale la dipendenza ecclesiastica di F. dalla diocesi di Segna non fu delle più felici, perché il clero, nella grande maggioranza croato - erano pochissime le vocazioni fiumane - seppure buono
e conscio dei suoi doveri, non aveva nessuna influenza sulla popolazione di altra lingua e di altro sentire.
Il crollo della monarchia austro-ungarica pose fine alla dolorosa situazione ecclesiastica della città. La S. Sede, dopo le ripetute istanze del Consiglio nazionale, istituitosi e governo della città in seguito all'abbandono delle autorità ungheresi, mandò dapprima un visitatore apostolico nella persona di mons. Valentino Liva per esaminare tutta la situazione. Poi, rinnovando il Consiglio nazionale le sue istanze, sottratta F. alla giurisdizione dio-
ciocena di Segna, la S. Sede nominò amministratore apostolico (23 apr. 1920) mons. Celso Costantini, allora direttore del Museo archeologico di Aquileia.
Nel 1920 avvenne l'occupazione della città da parte di D'Annunzio che vi costituì la Regenza italiana del Carnaro (ag. 1920) ma dovette sfoggiare in forza al trattato di Rapallo (nov. 1920) che costituì lo Stato indipendente di F. Questo nel 1924 fu definitivamente annesso all'Italia e il 25 apr. 1925 con bolla pontificia vi fu costituita la diocesi

(Int. Enat)
La nuova diocesi ebbe gli identici confini della provincia del Carnaro e fu divisa dapprima in quattro decanati e vicarie foranee, quella della città, di Villa del Nevoso, staccata dalla diocesi di Lubiana, e di Volesca e di Elsane sottratti alla diocesi di Trieste, e poi, quando fu ingrandito il territorio della provincia, le venne aggiunto il decanato di Crusizza (Castelnuovo d'Istria), anch'esso sottratto alla diocesi di Trieste.