GABRIELI, Giovanni. - Musicista, n. a Venezia nel 1557, m. ivi il 12 a. 1612; fu dal 1575 al 1579 alla cappella musicale della corte di Monaco di Baviera, allora sotto la direzione di Orlando di Lasso, poi successore di Claudio Merulo nel 1586 al primo organo della basilica di S. Marco a Venezia, ove in tale ufficio rimase sino alla morte.
Napote ed allievo di Andrea G., egli è assai legato alla personalità dello zio, ma non soltanto per tali ragioni, quanto per una profonda affinità spirituale. Senza stabile dipendenza e rapporti troppo materialmente intesi, è in realtà da tener conto di una prosecuzione dei caratteri espressivi così mirabilmente conseguiti nell'opera di Andrea G. Lo stesso G. G. sentiva la filiazione spirituale e nella prefazione ai Canti e Concerti del 1587, che raccoglie composizioni di entrambi, esponendo con chiara consapevolezza le qualità artistiche dello zio, veniva di indicare altresì le ragioni intime della propria formazione, le predilezioni che avevano determinato il suo stile. Tutto quanto si è in breve accennato a proposito di Andrea G. dev'esser dunque tenuto presente come necessaria premessa del successivo svolgimento artistico di G. G., il quale non soltanto attua un versatile sfruttamento di quanto gli veniva trasmesso, ma raggiunge una netta originalità con l'incomparabile vigore della sua ricca fantasia. Con G. G. il quadro musicale sembra ampliarsi alle dimensioni degli affreschi e delle tele che i contemporanei pittori veneziani concepiscono con eguale varietà di scorci, di movimenti e di figure; in proposito vengono di solito giustamente notati i descrittivi evidenti caratteri comuni che valgono come chiare indicazioni di intime affinità spirituali. Il crescente numero delle parti musicali, che nella distribuzione policorale giunge sino a 22, è da G. G. usato per realizzare strutture di monumentale grandiosità, nelle quali egualmente si contemporanei la novità del particolare espressivo e l'armoniosa coesione dell'iniziatore. Di decisiva importanza risulta l'unione degli strumenti alle voci, già iniziata da Andrea G., non in funzione d'accompagnamento o di raddoppio, ma come elemento d'indispensabile integrazione nella concezione complessiva: i timbri degli strumenti a fiatto e ad arco, da soli o fusi ai vari registri vocali, danno luogo ad una ricchezza coloristica d'ingegniatore splendore. L'arte di G. G. riassume e dispiega nel tempo stesso i caratteri dello stile veneziano, che con lui acquista una risananza europea; essa, oltre che per il valore in sé, sembra imporsi come esempio di un'arte a moderna, rinnovata sul tronco glorioso della polifonia. Per questo riguardo le opere più rappresentative sono le Symphonias
sacrae (1597 e 1615) che esercitarono profonda influenza sullo sviluppo della musica europea del Seicento; come Andrea G. aveva avuto per discepoli la Hassler e lo Svenelinc, così G. G. ebbe per allievo uno dei più grandi musicisti dell'intero sece. XVII, Enrico Schütz, I contrario pervenne a sua sensibilità ad una certa prevalenza di sonorità fastose, ma l'espressione religiosa è più ravvisabile nella ricchezza della fantasia con cui il contrapunto viene piegato ad interpretare i testi sacri, intesi con la stessa mobilità drammatica ed evocativa di quelli profani. L'opera puramente strumentale di G. G. segna egualmente un momento di grande rilievo per lo sviluppo autonomo delle forme ormai nettamente individualmente nella natura sonora dei singoli strumenti.