GADARA. - 1. Città greco-romana ad est del Giordano, identificata con l'altura di Umm Keja a 12 km a sud-est del lago di Tiberiade sulla sinistra del fiume Jarmùk, l'antico Hieromìna.
Occupata dopo 10 mesi d'assedio da A. Iannee (Fl. Giuseppe, Bell. Iud., I, 4, 2) e resa libera da Pompeo, fece parte della Decapoli. Nell'anno 30 Augusto la cedé ad Erode; morto questi, riacquistò l'indipendenza. Al tempo della rivolta giudaica fu protetta con un distaccamento romano (id., op. cit., III, 7, 1); al tempo di Adriano vi era un presidio della X Legio Pretensis. L'a. 64-63 a. C. segna nelle monete gadarene il primo anno dell'era pompeiana.
La notizia di Fl. Giuseppe (loc. cit., 3, 1) che il territorio di G. si estendeva sino a Tiberiade può spiegare la lezione di Mt. 8, 28 « regione dei Gadareni ». La città fu in antico ricca, popolata ed improntata di cultura
greca come mostrano i resti monumentali delle mura, teatri, case e sepolcri. A sud, nella vallata inferiore del Jarmók, sono le terme di G., tanto rinomate al tempo romano come ai nostri giorni; nel 1932 vi furono scoperti i resti d'una sinagoga con musaici.
2. Metropoli della Perea (Fl. Giuseppe, op. cit., IV, 4, 14) ricordata nella campagna di A. Ianno in Transgiordania e per la rivolta dei Gadareni domata nel 68 da Vespasiano, oggi Tell Gádúr, a 3 km. a sud di os-Salé. Fu sede vescovile e i suoi vescovi firmarono gli atti del Concilio di Calcedonia (451) e del Sinodo di Gerusalemme (536).