GAETANO MARIA DA BERGAMO

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GAETANO MARIA da Bergamo. - Teologo morale-ascecico cappuccino dell'antica provincia di Brescia, al secolo Marco Migliorini, n. il 23 febbr. 1672, m. il 10 sett. 1753. Conclusi gli studi di giurisprudenza in patria, il 3 maggio 1691 entrò fra i Cappuccini a Trenzano (Brescia). Dal 1695 al 1782 studiò filosofia, teologia, S. Scrittura e patristica. Per ca. 40 anni predicò con zelo in molte regioni. Indì si ritirò per darsi più di proposito all'apostolato della penna, che iniziò verso il 5 anni, e in 30 anni scrisse ca. 40 opere, alcune delle quali ebbero numerose traduzioni e edizioni.

Opera omnia, Roma 1776-80 in 12 voll.; Monza-Milano 1812-76 in 33 volumetti. Le opere principali di G. sono utili ancor oggi.

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(1st. Gab. Fol. Naz.)

GAETA, ARCHIDIOCESI di - Cardellabro per cera pasquale (sec. XIII). Cartedrale.

da Porto. Compì gli studi giuridici a Padova con la laurea dottorale ed entrò nella Curia papale verso il 1508 con l'ufficio di scrittore. Ordinato sacerdote il 30 sett. 1516 fece parte della Compagnia del Divino Amore, fondata da Ettore Vernazza, che si radunava presso Giuliano Dati penitenziere apostolico e parroco di S. Dorotea in Trastevere. Ritornato nel 1518 nel Veneto, stette sotto la direzione spirituale di frate Battista da Crema, diresse le Compagnie a Vicenza e Verona, avviandone gli ascritti a più intensa vita spirituale ed alla pratica della beneficenza. Si trasferì a Venezia nel 1520 e vi istituì la Compagnia e fu il fondatore e promotore dell'Ospedale degli Incurabili alla Giudecca. Ritornò nel 1523 a Roma, ove riprese l'attività nella Compagnia e prese cura dell'ospedale degli Incurabili.

Mossosi in relazione con Gian Pietro Carafa vescovo di Chieti e di Brindisi e con due altri compagni, Bonifacio de' Colli e Paolo Consiglieri, ottenuta licenza da Clemente VII, e rinunciati con loro gli uffici e benefici che possedeva, il 14 sett. 1524 diede principio alla Congregazione dei Chierici Regolari detti poi comunemente Teatini o Chietini presso la chiesa di S. Nicola dei Prefetti e ben presto sul Pincio. Imprigionato nel 1527 durante il sacco di Roma, riuscì a salvarsi con i suoi compagni sulle navi veneziane che stanziavano nel Tirreno al servizio della lega e giunse a Venezia, dove, con l'aiuto degli amici, prese stanza prima a S. Clemente poi a S. Nicola di Tolentino che divenne un centro attivo di vita spirituale e di attività benefica. Infatti oltre l'assi stenza agli Incurabili si provvedeva al sorgere di altre iniziative e fra esse a quella a vantaggio degli orfani, di cui s. Girolamo Miani suo discepolo si assunse il compito particolare. Cresciuto il numero dei religiosi, parve al Carafa nell'ag. 1533 di dover assecondare il desiderio dei napoletani, inviando nella loro città il Thiene; e Na

(da Pietro Carafa) Teleschi Bonifaci a Colle Pavi Consorti. MDXXIII