GALATAS

GALATAS. - Con il nome di G. di Matteo Piva si è venuta delineando, in questi ultimi decenni, la figura di un pittore ferrarese quattrocentesco, che ha preso il posto dell'incertissimo G. Galassi, citato dagli antichi biografi. Presunto scolaro di Piero della Francesca e in contatto, a Ferrara, verso il 1450, con il fiammingo Ruggero van der Weyden, il Piva,

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(per cartella dell'itmioriale di Turcina)

dopo aver lavorato con altri coloristi estensi nelle ville di Belriguardo, Muggliaro e Belfiore, si sarebbe trasferito a Bologna, dove avrebbe eseguito importanti opere nelle chiese di S. Domenico, di S. Giovanni in Monte e di Mezzaratta. La sua morte, secondo il cronista Lama, sarebbe avvenuta colà nel 1488.

A lui è stato attribuito da A. Venturi un gruppo di tre dipinti, inclusi bilmente della medesima mano e che più di ogni altra opera della scuola ferrarese attestano la benefica influenza di Piero su quei maestri; tali opere sono due gentili Ause suonatrici, nel Museo di Budapest, e la notissima Allegoria dell'autunno, nel Museo di Berlino, che per la saldezza dell'impianto compositivo, per la spontanea energia vitale che anima la protagonista, per la mirabile sintesi del paesaggio, per la freschezza delle tonalità cromatiche, azzurre, verde-oliva e paonazze, fa parte delle più memorabili rappresentazioni geografiche, nel Rinascimento, e non soltanto italiano.

Bram. D. Baldocci Nigetti, Vita del venerabile servo di Dio Hippolito G. faventino, Roma 1657; A. Butler, The lives of the saints, nuova ed. a cura di H. Thurston e N. Leeson. III, London 1942, p. 351; e hibl. ivi citata; D. Del Campana, La biblioteca ascetica del b. I. G., in Studi francoscani, 3a serie, 18 (1946), pp. 66-71.