GENIO (Genius). - Concetto religioso esclusivamente romano. A differenza delle classiche figure divine indipendenti, il G. appartiene sempre a persone, collettività, luoghi o anche dei: questi tutti hanno il proprio G. Il G. però, in ogni singolo caso, è una divinità. La documentazione è relativamente recente e non permette di stabilire se originariamente il concetto del G. era ristretto a una delle categorie menzionate e, in caso affermativo, a quale di esse.
Per il culto pubblico del G. si ha notizia di un sacrificio di vittime animali nel 218 a. C. Il Genius populi Romani, Genius publicus, Genius Urbis Romae figurato spesso indistintamente nella tradizione. Un santuario del G. pubblico si trovava nei pressi del tempio della Concordia; un sacrificio annuale comune al G. pubblico, a Fausta Felicitas e a Venus Victrix è documentato per il 9 ott. Dal sec. IV d. C. si conoscono *ludi genialici* (11-12 febbr.). Nel culto domestico domina il G. del capofamiglia. La sua festa è il giorno del compleanno del *paterfamilias*. A questi G. si presentano sacrifici incruenti, particolarmente vino puro. I dipendenti giurano sul G. del capofamiglia. Nelle raffigurazioni il G. appare come giovane, con corno d'abbondanza e *patera*; nelle pitture domestiche esso sembra rivesta i tratti del capofamiglia stesso; l'espressione teriomorfa del G. è il serpente. Il G. dell'imperatore ha un culto pubblico.
La parola G. deriva indubbiamente dalla radice verbale *gen-* (*gignere*, generare): l'interpretazione antica e moderna oscilla però tra le varie possibilità di spiegare la connessione. Il G., inseparabile dalla persona o dalla cosa cui appartiene, ne rappresenta ad ogni modo la divina origine individuale. Mentre in alcuni casi si trova il G. attribuito anche a donne e dèe, più spesso si distingue tra il G. dell'uomo e la luno della donna.