Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Arte

GENII E AMORI

English Cita

AMORI rimanda qui.

GENII E AMORI. - 1. Nell'arte pagana. - Il concetto di G., così etimologicamente preciso nell'antica religione romana, si venne alterando quando i Romani vennero a contatto con la religione e la mitologia greca. Non si trattò più, allora, del demone che ha in custodia il singolo uomo o il singolo luogo, ma, in dipendenza del suo significato fondamentale, il G. passò a significare traslatamente le personali voglie e tendenze, donde la frase genio indulgere nel senso di assecondare la propria inclinazione o piacere. Da ciò deriva il ravvicinamento con il mistico Eros (Amore) con il suo seguito di Eroti (= Amorini), latinamente Cupido e Cupidines, concepiti e raffigurati come fanciullini forniti di ali a significare la mobilità e volubilità del sentimento amoroso e poi adottati a rappresentare graziose scene di genere. Notissimi sono gli amorini Rospigliosi conservati nel Museo delle Terme (Roma) e la pittura della casa dei Vettii a Pompei, dove si vedono amorini intenti a fabbricare l'olio, a modellare preziosi come gioiellieri, a vendere il vino. Gli amorini o genietti alati vengono anche introdotti ad animare scene mistagogiche, come la scena della toletta della matrona nella pittura della Villa Item a Pompei e vari stucchi della Basilica dei Misteri a Porta Maggiore. Né sono da dimenticare i cosiddetti Attis funerari, G. in aspetto giovanile, derivati dai due che fiancheggiano, nei bassorilievi mitriaci, la scena della tauroctonia, raffigurati uno con la fiaccola alzata (sole che sorge), l'altro con la fiaccola rovesciata e spenta (sole che muore).

2. Nell'arte cristiana

Nelle pitture, sculture e musaici paleocristiani gli artisti introdussero di frequente quale motivo decorativo genietti (putti e amorini) alati e non alati nelle pose più svariate e graziose. « Sono figure - scrive G. B. De Rossi - in sé indifferenti, poste per complementi della composizione secondo il gusto ed il costume della scuola classica, dalla quale escirono i primi artisti » (Bullettino di arch. crist., 1ª serie, 3 [1865], p. 43). Quindi non si devono considerare né come Cupidi né tanto meno come angeli. Le scene più comuni nelle quali compaiono i genietti sono le campestri e le marine: genietti vendemmiatori o salterellanti fra i pampini si vedono nella volta dell'ipogeo detto dei Flavi a Domitilla (sec. II; parte non riprodotta dal Wilpert, cf. però altro affresco del sec. IV di Domitilla in Pitture, tav. 148), in un sarcofago del sec. IV con il Buon Pastore al centro e ai lati (id., Sarcofagi, tav. 117, 4), nel sarcofago porfiretico di S. Costanza e in due riquadri musivi del mausoleo omonimo (sec. IV); genietti rappresentati quali giardinieri, mietitori, vignaiuoli e boscaioli sono rappresentati nelle scene delle stagioni (cf., ad es., quelle affrescate in Pretestato, sec. III: id., Pitture, tavv. 32-34, e in Marco e Marcellino [sec. IV], ibid., tav. 245, oppure nei sarcofagi: id., Sarcofagi, tavv. 69, 2, 117, 2-3); nelle scene campestri sono anche intenti a custodire pecore (id., Pitture, tav. 31, in Domitilla, sec. II) o a mungerle (id., Sarcofagi, tav. 117, 4); nelle scene marine cavalcano uccelli, guidano fragili barchette, pescano con la rete, con la lenza, con la fiocina o con il laccio, si tuffano nell'acqua, come nel musaico scomparso della volta di S. Costanza (sec. IV), nel pavimento musivo del duomo di Aquileia (sec. IV), nei fregi inferiori dei catini di S. Giovanni in Laterano e di S. Maria Maggiore nei quali Jacopo Turriti ha certamente imitato modelli classici. Talvolta sostengono ghirlande o fiori (id., Pitture, tavv. 184, 188, 211), sono intercalati con oranti (Cripte di Lucina fine sec. II: ibid., tav. 25; SS. Pietro e Marcellino, sec. IV: ibid., tav. 217), sono posti su peducci di fiori (ibid., tav. 2), occupano il centro della volta di cubicoli (ibid., tavv. 2, 3, 4), portano ceste (Coemeterium Maius). Nel cimitero dei SS. Pietro e Marcellino un genietto tiene il posto del Buon Pastore (Wilpert, Pitture, tav. 217). Nei sarcofagi sorreggono le imagines clypeatae (id., Sarcofagi, ad. es., tavv. 11, 4, 32, 3, 37, ecc.), e spessissimo i cartigli per iscrizioni (ibid., ad es., tavv. 11, 4, 14, 3, 128, 1, ecc. anche nelle Pitture, tav. 218). A un combattimento di galli assistono due genietti, il gallo vincente ha vicino il genietto con la palma, mentre il vinto ha il genietto piangente (id., Sarcofagi, tav. 156). In taluni sarcofagi cristiani si trova il G. della morte con la face rovesciata, di sapore prettamente pagano (ibid., tavv. 68, 6, 71, 4, 76, 2, 132, 1). Nei vetri dorati i G. coronano spesso i personaggi ivi rappresentati. Per le raffigurazioni del mito di Amore e Psiche, dove spesso si riscontrano pure genietti, v. AMORE e PSICHE.

Il motivo ornamentale dei genietti tende a scomparire nell'arte del medio e basso medioevo tranne in rari casi, come nella scultura di Wiligelmo sulla facciata della cattedrale di Modena (sec. XII), per nuovamente ricomparire frequente nella pittura e scultura del Rinascimento e quindi nella barocca e nella moderna. - Vedi tav. I.

Bibliografia9 opere
BIBL.: Per il mondo pagano: A. Mau, Pompeji, in Leben und Kunst, 2ª ed., Lipsia 1908, pp. 338-59; G. E. Rizzo, Dionysos Mystes, in Atti Arcad. di Napoli, 1914, specialmente la tav. 14 che contiene le tre scene della toletta d'una donna; P. Ducati, L'arte in Roma dalle origini al sec. VIII, Bologna 1939, pp. 111 sgg., 161, 293 sgg.; tav. 92, 2; F. Cumont, Recherches sur le symbolisme funéraire des Romains, Parigi 1942, pp. 347 sgg., 407 sgg. Per il mondo cristiano: H. Leclercq, Amours, in DACL. I, II (1907), coll. 1606-48; Wilpert, Pitture, I, p. 21; id., Sarcofagi, I (testo), p. 92; II (testo), pp. 265, 351; F. Grossi Gondi, I monumenti cristiani iconografici ed architettonici dei sei primi secoli, Roma 1923, pp. 49, 138, 187. Nicola Turchi-A.

Pietro Frutaz

Informazioni sulla voce

Di Amato Pietro Frutaz

Fonte firma a stampa

Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 27.

Pagine a stampa Apri nel visualizzatore
Pagina 27
vol. 6
Pagina 28
vol. 6, coll. 3–4

Altre voci di Amato Pietro Frutaz: GIORGI, DOMENICO · GIOVANNI BATTISTA · GIUBILEO · GIULIANO LO SPEDALIERE, SANTO · GRATO, SANTO

Cita questa voce

Chicago

Frutaz, Amato Pietro. “Genii e Amori.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, p. 27. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/genii-e-amori.

MLA

Frutaz, Amato Pietro. “Genii e Amori.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, p. 27. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/genii-e-amori.

BibTeX

@incollection{ec6_genii_e_amori,
  author    = {Frutaz, Amato Pietro},
  title     = {Genii e Amori},
  booktitle = {Enciclopedia Cattolica},
  volume    = {VI},
  publisher = {Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico},
  address   = {Città del Vaticano},
  year      = {1951},
  url       = {https://azioneromana.com/it/article/genii-e-amori}
}

Una delle circa 20.000 voci recuperate dai dodici volumi a stampa (1948–54). Hai notato qualcosa? Aiutaci a migliorarla.

Salva per dopo

Inserisci la tua email: ti invieremo un link per accedere. Nessuna password. Ciò che salvi (voci, versetti, capitoli, documenti) ti segue su ogni dispositivo.