GENOVA, ARCIDIOCESI di. - Capitale della Liguria.
I. NOTIZIA GEOGRAFICA
Metropolitana dal 1133. Diocesi suffraganee: Albenga, Bobbio, Chiavari, Noli, Sarzana-Spezia-Luni-Brugnato, Savona, Tortona, Ventimiglia. Sede del Tribunale ecclesiastico regionale ligure.L'arcidiocesi ha un'estensione di 980 kmq., con 750.000 ab.; ha 234 parrocchie, di cui 63 in città; vicariati urbani 6, foranei 31. Conventi e case religiose maschili 86, femminili 272. Seminario maggiore fondato dall'arcivescovo card. Stefano Durazzo nel 1657, ampliato dal cardinale arcivescovo Placido M. Tadini nel 1840, e dall'arcivescovo Salvatore Magnasco nel 1891. Seminario minore presso S. Martino d'Albaro (Chiappeto) rifatto da pochi anni. L'arcivescovo ha il titolo di «legato trasmarino», concessogli da Alessandro III nel 1162, gran cancelliere del
Collegio teologico S. Tommaso d'Aquino, abate perpetuo di S. Siro, S. Maria Immacolata e S. Gerolamo. Patrona di tutta la Liguria è S. Maria Immacolata; patrono della città e dell'antico dominio s. Giovanni Battista; patrono della città s. Lorenzo.
II. NOTIZIE STORICHE
1. Storia civile
Le origini di «Genua, Janua» sono sconosciute. Il primo nucleo della città si formò sulla collina che tuttora si chiama di «Castello», luogo adatto per la difesa del porto e di tutta la zona sottostante. G. romana fu semprealleata della Repubblica e dell'Impero, e per questo nel 218 a. C. veniva assalita e distrutta da Magone, fratello di Annibale nemico dei Romani, ma tosto ricostruita dal pretore Spurio Cassio ed ebbe da Roma molti favori, come costruzione di strade, ponti, acquedotti, opere portuali ed edilizie. La Via Postumia, costruita dal console P. Postumio nel 148 a. C., andava da G. per la Valle Polcevera a Dertona, Placentia fino al Carso; l'Emilia, aperta da Emilio Scauro nel 109 a. C., attraversava tutto il litorale da Luni a Vado in prosecuzione della Au-

Nel 1155, di fronte alle minacce del Barbarossa G. si premuniva innalzando la nuova cinta di mura, che vanno dalle porte dei Vacca, a S. Agnese, Castelletto, Villetta Di Negro, S. Caterina, Piccapietra, S. Andrea, Castello e discendono al mare; gran parte di queste mura con la monumentale Porta Soprana rimane tuttora. Le Crociate avevano aperto al commercio genovese le vie dell'Oriente; il Trattato di Ninfeo (1261) conchiuso con l'imperatore Michele Paleologo diede vita alle colonie genovesi, che a poco a poco si fondarono in Crimea, Siria, Costantinopoli e in tutte le regioni del Medio Oriente, fonti d'immensa ricchezza dovute all'eccresciuta facilità degli scambi commerciali ed ai rifornimenti di materie prime necessarie per l'industria cittadina. La crescente prosperità portò nel Duecento G., guelfa, in lotta con la ghibellina Pisa, cui tennero dietro la rivalità e la guerra con Venezia per il predominio in Levante. La guerra di Chioggia ed il susseguente Trattato di Torino del 1381 conclusero queste tristi vicende; mentre nel secolo seguente l'invasione turca poneva fine alle colonie genovesi.
La vita civile di G. fu a lungo turbata dalle lotte intestine, che insanguinavano la città, nonostante gli sforzi sempre rinnovati per sedarle; il b. Giacomo da Varazze in tutto il suo governo episcopale si adoperò con tutti i modi per pacificare i partiti, e nel 1298, spe-
rando di aver ottenuto l'intento, celebrò con tutta solennità in S. Lorenzo la festa della pace, che purtroppo ebbe poca durata. A queste lotte si doveva la poca stabilità del regime interno e la necessità di appoggiarsi a potenze forestiere, come i Visconti di Milano e la Francia, per mantenere l'ordine interno. Altri avvenimenti: nel 1528 Andrea Doria, acclamato «liberatore della patria» dal dominio straniero, dà la nuova costituzione per il pacifico governo della città; nel 1625 Carlo Emanuele duca di Savoia con forte esercito marcia alla conquista di G., ma, assalito dalle intrepide popolazioni della Polcevera e dell'Appennino, ritorna malconcio con il suo esercito in Piemonte; più terribile fu per G. l'invasione austriaca del 1746-47, per cui il nemico, saccheggiati e devastati orrendamente tutti i paesi della Polcevera e vicinanze, entrava in città; ma una furiosa insurrezione popolare lo metteva in fuga. Sul tramonto del sec. XVIII G., sobillata dai demagoghi francesi, fu trascinata nel movimento rivoluzionario, sicché nel 1797, soppressa l'antica Repubblica, si proclamava la Repubblica ligure. Con il Congresso di Vienna (1815) G. fu annessa al Piemonte.
2. Storia religiosa
È naturale che G., città marinara, possa avere appreso ben presto notizia della nuova religione cristiana; i molti sarcofagi cristiani, patrimonio artistico locale, del III sec. che si vedono tuttora in G. dimostrano che in detta epoca molte famiglie cristiane si trovavano nella città. Il primo vescovo ricordato con data certa è Diogene, presente al Concilio d'Aquileia del 381; altri vescovi del secc. IV-V sono Valentino, Felice, Siro, ma, per mancanza di documenti, non se ne possono precisare le date. Pascasio sottoscrisse al Sinodo provinciale di Milano (451). A questi vescovi in ogni modo vanno attribuite la conversione del popolo alla vera fede e l'organizzazione delle diocesi. La chiesa cattedrale fu dedicata ai 12 Apostoli, titolo poi mutato in quello di S. Siro, il più insigne tra gli antichi vescovi genovesi di quell'età. All'invasione dei Longobardi (569), Onorato, vescovo
Partiti i vescovi milanesi, la città riprese ad eleggere i propri vescovi, i cui nomi sono conservati nei documenti ufficiali, atti dei concili e simili. Tra i vescovi medievali emerge Siro II, che, eletto vescovo di G. nel 1130, nel 1133 fu da Innocenzo II costituito primo arcivescovo metropolita, ed ebbe come suffraganee le diocesi di Accia, Mariana e Nebbio in Corsica, e Bobbio e Brugnato in terra ferma. Con il grande risveglio della vita civile camminò la vita religiosa genovese; si moltiplicarono le chiese romaniche dietro l'esempio della Cattedrale, che veniva nel 1118 consacrata dal papa Gelasio II, si sistemò sempre meglio la diocesi, fu sviluppata in tutti i suoi rami la vita religiosa.
Il primo sorgere nel paese di comunità religiose è certo da attribuirsi Bobbio (v.), particolarmente dopo che quei monaci, adottata la Regola benedettina, poterono operare in armonia con il resto del monachesimo longobardo-carolingio. Al tempo di Gregorio VII, nella lotta contro la simonia e il concubinato del clero, i monaci vallombrosani si stabilivano in S. Bartolomeo del Fossato. Ca. l'a. 1180 venivano a stabilirsi presso la chiesa ed ospedale di S. Giovanni di Pré i Cavalieri gerosolimitani, tra i quali rifulse s. Ugo Canefri, valoroso crociato, che spese gran parte della sua vita nella cura dei pellegrini ed infermi dell'ospedale. Contemporaneamente viveva nel vicino monastero di S. Tomaso l'estatica penitente s. Limbania, di cui si celebra la festa il 19 ag. A questi due si aggiunse un terzo fiore di santità, s. Alberto, che viveva nell'epoca stessa nel romitorio del Monte Contessa, Sestri Ponente, dove è assai venerato il suo corpo nella chiesa a lui dedicata. Nel sec. XIII agli Ordini antichi si aggiunsero i Mendicanti, che esercitarono e tuttora esercitano un intenso apostolato in tutta la Liguria.

Nel secc. XV-XVII vennero a stabilirsi in G. i Minimi di s. Francesco di Paola (1487); i Cappuccini (1530); i Gesuiti (1554); i Somaschi (1575); i Teatini (1575); i Barnabiti (1606); i Camillini ministri degli infermi (1594); i Filippini (1644); gli Scolopi (1623); i preti della Missione di S. Vincenzo de' Paoli (1645). Nel 1872 d. Bosco insediò i Salesiani in Sampierdarena.
III. PERSONAGGI ILLUSTRI
Oltre a quelli già accennati, si notano i seguenti papi: Innocenzo IV, FieschiSinibaldo (1243-54), e Adriano V, Fieschi Ottobono (1276); Innocenzo VIII, G. B. Cibo (1484-92); Benedetto XV, Giacomo della Chiesa (1914-22). Guglielmo Embriaco Caffaro, annalista del Comune e diplomatico. Giovanni Balbi, grammatico, autore del Catholicon. Simone Boccanegra, primo doge di Genova; Andrea Doria « liberatore della patria ». Bartolomeo Bosco, fondatore dell'Ospedale Pammattone. Luca Cambiaso, pittore. Mons. Agostino Giustiniani, vescovo di Nebbio, dotto nell'arabo, caldaico, ebraico e nelle lingue classiche, autore di un Salterio poliglotto e degli Annali della Repubblica di G.; Foglietta Uberto, storico latinista; la ven. Virginia Bracelli, fondatrice delle « Brignoline »; il card. Stefano Durazzo, arcivescovo di G. e fondatore del Seminario; la b. Maria Vittoria Strata, fondatrice delle « Celesti »; s. Leonardo da Portomaurizio; s. Giovanni Battista De Rossi, apostolo di Roma; il b. Antonio Gianelli, vescovo di Bobbio; Anton Brignole Sale, patrizio benefico; D. Lorenzo Garaventa, istitutore delle Scuole di carità; Anton M. Maragliano, scultore; p. Ottavio Assarotti, scolopio, che fondava il primo istituto per sordomuti; Maria de Ferrari Brignole Sale, duchessa di Galliera, fondatrice degli Ospedali Galliera ed altre opere pie.
IV. ISTITUTI DI CULTURA, BIBLIOTECHE, ARCHIVI
Collegio teologico S. Tomaso d'Aquino, istituito da Sisto IV (1471). Biblioteca Franzoniana, fondata da Paolo Gerolamo Franzone (1778). Biblioteca della Missione urbana, fondata da un altro Gerolamo Franzone di Paolo (1727): distrutta dai bombardamenti della grande guerra, rimasero i celebri manoscritti greci donati da mons. Filippo Sauli (m. nel 1528); Biblioteca del Seminario; Archivio del Capitolo metropolitano, assai ricco di documenti originali dal sec. XII ad oggi; Archivio della Curia arcivescovile; Archivio del Capitolo di S. Maria delle Vigne; Archivio del magistrato di misericordia del sec. XV; archivi parrocchiali e degli Ordini religiosi.V. MONUMENTI E SANTUARI
S. LORENZO: cattedrale, mole imponente e severa del sec. XII, consacrata nella parte già costruita, nel 1118, dal papa Gelasio II: la facciata è della metà del sec. XIII a zone bianche e nere, con tre magnifici portali di stile gotico francese, la cui strombatura si adorna di gentili colonnette liscio e tortili: il campanile alto m. 77 fu terminato nel 1522. L'interno a tre navate, divise da colonne che reggono su arcate ogivali un loggiato ad archi romanici. Questo loggiato appartiene all'originale costruzione romanica del sec. XII,mentre il colonnato gotico sottostante fu sostituito da Marco Veneto nel 1307-12. Galeazzo Alessi (sec. XVI) innalzava sul centro del transetto la cupola stile rinascimento. Nel presbiterio e coro pareti decorate di grandi statue dei quattro Evangelisti del Montorsoli e Gian Giacomo della Porta (1540-53); nella volta affreschi di L. Tivarone. La cappella di S. Giovanni Battista è la più imponente opera del Duomo. Tien dietro la cappella della S.ma Annunziata, con le tombe del card. Giorgio Fieschi (di Giov. Gaggini) e del card. Luca Fieschi, attribuita a Giov. Balduccio di Pisa (1336).
S. MARIA DI CASTELLO: è tra le più

S. DONATO: anteriore al 1000, veniva ampliata nel 1170. È a tre navate, divise da 12 colonne, su cui poggia un loggiato cieco scomparto da bifore. Sulla cupola si eleva l'elegante campanile sapientemente adorno di colonnine e di trifore, che lo rendono perfetto modello di architettura romanica urbana.
S. GIOVANNI DI PRÈ: fondata nel 1180 dai Cavalieri gerosolimitani sopra la chiesa del S.mo Salvatore, del sec. X, tuttora esistente, ha tre navate divise da tozzi pilastri rotondi, i quali, insieme con i muri di pietra nera e con la scarsa luce che mandano le poche bifore, le danno un aspetto di grande austerità. Imponente e maestoso il campanile con doppio ordine di finestre abbinate costruito sul braccio destro del transetto, opera delle maestranze antelamiche del sec. XII.
S. STEFANO: fondata dai Benedettini nel sec. X, su altra del sec. VII-VIII ora ridotta a cripta, la sua facciata a zone bianche e nere rimonta al sec. XII: torre campanaria a pietre squadrate e due ordini superiori costruiti posteriormente in mattoni. Possiede molte insigni opere d'arte di Giulio Cesare Procaccini, G. B. Castello, Andrea Ansaldo, G. Assereto, e il grande quadro con il martirio di s. Stefano di Giulio Romano. Un cofano d'argento, lavoro bizantino, racchiude le reliquie di s. Stefano.
S. AGOSTINO: vasto tempio a tre navate costruito a metà del sec. XIII insieme con le due chiese, ora distrutte, di S. Domenico e S. Francesco. Costituisce il tipo caratteristico delle chiese gotiche di G. Elegante il campanile a cuspide piramidale, rivestito di ceramiche policrome.
S. MATTEO: costruita dai Doria nel 1278, ha tre navate non vaste, facciata a zone bianche e nere; nel sec. XVI veniva trasformata dal gotico allo stile rinasci-
mento. Dietro l'altar maggiore sta la monumentale tomba di Andrea Doria, opera del Montorsoli. Nella volta affreschi di Luca Cambiaso e G. B. Castello; e poi statue del Montorsoli e suoi aiuti. A fianco della chiesa il chiostro a colonne binate, opera di Marco Veneto (1310).
ANNUNZIATA DEL VASTATO: fondata nel 1520 dai Conventuali, veniva poco dopo, per la munificenza dei Lomellini, portata allo splendore e ricchezza attuale di nobili proporzioni, di marmi, ori e pitture, che la rendono una delle più artistiche chiese di G. Le tre vaste navate sono divise da colonne di stile composito, incrostate di marmi policromi; affreschi della navata centrale e crociera di G. B. Carbone. Ha grande ricchezza di opere d'arte.
S. MARIA DI CARIGNANO: superba mole elevata da Galeazzo Alessi per munificenza della famiglia Sauli (1512-1564), con maestosa cupola fiancheggiata da due campanili.
S. SISO: prima cattedrale di G., si ritiene rifabbricata nel sec. XI dai Cluniacensi; con il campanile a cupide rimasto fino all'inizio del presente secolo. La chiesa attuale fu costruita per i Testini alla fine del sec. XVI dall'architetto Vannone. Ha tre ampie navate divise da colonne binate; ricca di marmi e pitture.
S. M. DELLE VIGNE: è il più grande santuario mariano in città, splendente di ori e di marmi e pitture, con tre navate. Le sue origini risalgono al sec. VI; fu rifatta insieme al chiostro nel sec. XI, come ritiene il Formentini, in stile protoromanico che apparisce nella parete rimasta, chiostro e campanile, e nei muri perimetrali nascosti sotto l'intonaco.
S. AMBROGIO: costruita per i Gesuiti (1589-92) dall'architetto p. G. Valeriani, in forma di croce greca, con profusione di marmi policromi ed affreschi; tra i quadri più insigni è da ricordarsi l'Immacolata di Guido Reni, S. Ignazio di P. P. Rubens, Martirio di S. Andrea di A. Semino e T. Piaggio.
S. MARIA IMMACOLATA: a croce greca innalzata a ricordo della definizione dogmatica dell'Immacolata (1856-1873), dall'architetto Maurizio Dufour.
Tra i santuari: N. SIGNORA DELLA GUARDIA: è il «santuario principe della Liguria» per «tutti i veri Genovesi». Per la sua storia cf. D. Cambiaso, Nostra Signora della Guardia e il suo santuario in Val Polcevera (Genova 1933).
S. MARIA INCORONATA: se ne hanno memorie dal sec. XII; parrocchia dei Canonici Regolari Lateranensi.
S. MARIA DI TRE FONTANE: parrocchia di Montoggio. S. Maria de tribus fontibus è ricordata in atti del 1213. Secondo la tradizione la Madonna sarebbe apparsa, in epoca sconosciuta, ad una povera fanciulla sordomuta e l'avrebbe guarita; perciò il grande concorso del popolo al santuario. Festa l'8 sett.
S. MARIA DEL MONTE, ad oriente di G.: santuario molto frequentato. Se ne ha memoria dal sec. XIII; nel 1399 vi si recavano processionalmente pregando e flagellandosi i Flagellanti; nel 1444 Eugenio IV concesse la chiesa ai Minori, che tuttora la governano. Al convento è annesso anche un Collegio serafico per le Missioni Estere.
N. SIGNORA DELL'ACQUA SANTA (Voltri): se ne ha memoria nel 1465; un secolo più tardi l'arcivescovo Domenico Demarini, considerando la grande frequenza di fedeli a questo santuario, specialmente dai paesi della Riviera, dava un regolamento per l'amministrazione del santuario. Nel 1700 per l'uffiziatura di questo stavano sei sacerdoti. Oggi vi è grande concorso di devoti da G., dalle riviere e dal Piemonte.
N. SIGNORA DEL BOSCHETTO (Camogli): oggetto della devozione è un'immagine di Maria S.ma col Bambino dipinta su tavola di legno venerata ab immemorabili su un pilastro in quel bosco (da cui il nome di Boschetto); secondo la tradizione nel 1518 la Madonna sarebbe apparsa ad una pia fanciulla di nome Angela Schiaffino, ordinandole di far sapere che ella voleva che colà il popolo erigesse una chiesa in suo nome; quindi si costruì una cappella che poi, nel 1631, veniva sostituita dalla chiesa attuale.
N. SIGNORA DELLA VITTORIA, sulla Via dei Giovi (a 600 m.): il titolo viene dalla vittoria riportata dai popolani per l'intercessione di Maria S.ma nel 1625 contro l'esercito di Carlo Emanuele di Savoia, che era
giunto colà avviato alla volta di G. Dopo la battaglia fu eretta sul posto, in luogo del pilastro su cui era dipinta la Madonna, una cappella, che poi venne più volte ampliata, finché, nel 1750, si edificava il presente santuario, per lo zelo specialmente di un povero mendicante, Gaetano Pedemonte. La festa si celebra il giorno 10 maggio. Il santuario è molto frequentato dalle popolazioni dell'alta Polcevera e Appennini liguri.
S. MARIA DEL GARBO (Rivarolo): è indicata nel 1365 la prima volta; oggetto della venerazione del popolo è una tavoletta di cent. 85, in cui è scolpita l'immagine di Maria col Bambino e, sotto, la scritta «Santa Maria de lo Garbo Amen» tavoletta trovata, dicesi, da alcuni fanciulli nell'incavo (in dialetto «garbo») di un albero di castagno; la chiesa odierna rimonta al sec. XVI: festa S.mo Nome di Maria; ultimamente è stata eretta in parrocchia. - Vedi tav. III.