GENOVEFFA, SANTA

**GENOVEFFA,** santa. - È commemorata nel Martirologio geronimiano il 3 genn. La biografia completa tra il sec. VI e l'VIII è diversamente stimata dagli studiosi sia per il tempo di composizione, sia per il valore storico da attribuirle. G. n. a Nanterre verso il 420.

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**GENOVEFFA, santa - Scultura della metà del sec. XIII. Proveniente dall'abbazia di S. G. - Parigi, Museo del Louvre.**

una cattedra di Meccanica e commercio, la prima cattedra d'economia politica in Italia, se non in Europa. L'Intieri la dotò di 300 ducati annui e pose come condizione che il primo ad occuparla fosse il G. il quale, iniziato l'insegnamento il 5 nov. 1754, lo continuò per tutta la vita.

Sulla formazione filosofica del G. influirono, oltre agli antichi, il Locke, lo Hume, i sensisti ed il Leibniz. La cultura illuministica entrò nel Regno di Napoli soprattutto per merito del G., che aveva compreso l'utilità di studiare le nuove dottrine, non foss'altro che per combatterne gli errori con le stesse armi logiche. I suoi Elementa metaphysica mathematicum in morem adnotata (Napoli 1743-47; 2a ed. 1751, dedicata a Benedetto XIV) rivelano infatti un fondo apologetico: la prima parte, ontosofia e cosmosofia, confuta panteisti e fatalisti, specialmente Spinoza; la seconda, teologia, i deisti; la terza, psicosofia, gli epicurei ed i materialisti in genere; la quarta, supplementare, trattando di morale combatte i libertini. Nel 1755 l'opera fu denunciata alla S. Congregazione dell'Indice per panteismo e giansenismo; in verità, se la prima accusa era infondata, la seconda sembrava avere un certo fondamento. Gli Elementa artis logico-critica (ivi 1754) interessano soprattutto per l'impostazione fin da allora praticistica della concezione generosa della conoscenza: impostazione che si delinea compiutamente nel Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze (1753), che segna la svolta decisiva del G. verso le scienze pratiche, sebbene anche in seguito egli non lasciasse di coltivare la filosofia pura, pubblicando nel 1758 le nobili Meditazioni filosofiche sulla religione e sulla morale, nel '59 le autoapologetiche Lettere filosofiche e nel 1766 la Logica e la Metafisica per i giovanetti. Il Discorso del '53 dichiara vano e nocivo ogni studio che non sia rivolto alla soda utilità degli uomini; è qui il programma dell'insegnamento economico del G., raccolto nelle Lezioni di commercio, o sia di economia civile (ivi 1766).

L'opera consta di due parti di cui la prima, più generale, pone le premesse politiche e psicologiche (a molla del dolore) della scienza economica, tratta delle classi sociali, delle arti (distinte in fondamentali, miglioratrici e di lusso), dell'utilità delle classi non produttrici (condizionata dalla legge del minimo possibile) e, infine, del commercio e delle finanze. La seconda parte considera concetti più tecnicamente economici, quali il prezzo, la moneta, il credito, i cambi e gli interessi. Il G. è di solito fatto rientrare nella scuola mercantilista, e ciò essenzialmente per la sua preoccupazione che la bilancia commerciale sia resa attiva con dazi sulle importazioni, specialmente di prodotti finiti, e con incoraggiamenti ai produttori nazionali. Quello che il G. accoglie peraltro, è un mercantilismo temperato e corretto su alcuni punti, quali la credenza nel valore intrinseco e preminente dell'oro: il G. rileva che l'oro e la moneta in genere sono "ricchezze di segno", mentre la ricchezza effettiva non può essere prodotta che dal lavoro. E, soprattutto, il G. non accetta del mercantilismo la concezione della ricchezza in funzione della potenza bellica dello Stato, di cui l'individuo verrebbe ad essere un semplice strumento (Troisi). Inoltre è rilevante sul G. l'influsso dei fisiocratici: l'agricoltura è considerata non l'unica, è vero, ma certo la prima fonte di ricchezza; la libertà di commercio è auspicata almeno entro i confini del Regno; i camieri sono dichiarati inutili; la naturalità e inderogabilità di certe leggi economiche è chiaramente riconosciuta, per cui non si può dire che l'ordine economico dipenda, per il G., interamente dalla nostra volontà.

Il G., assorbendo ed elaborando le dottrine di molti economisti stranieri (Hume, Mirabeau, Duhamel, Ulloa, ecc.) contribuì anche a farli conoscere in Italia; egli stesso curò traduzioni e commenti. Le Lettere raccolte da D. Forges Davanzati lo mostrano in continua corrispondenza con amici in Italia e fuori, che gli fornivano dati e statistiche economiche utili ai suoi studi. Molte sono in lui le intuizioni e le anticipazioni dovute al suo senso pratico; manca,

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(da Cuiestere Chistianae theologiae clementa dogmatica. Tinezia IIII)
Genovesi, Antonio - Ritratto, Incisione in rame

invece, nel complesso, una sistemazione rigorosa-
mente scientifica. Le Lezioni furono poste all'Indice
il 23 giugno 1817, con la riserva donec corrigantur,
per il loro accentuato anticuralismo, che al G.
derivava in parte dal Giannone; per il G. la Chiesa
deve occuparsi delle cose spirituali e lo Stato delle
temporali; ma tra quest'ultime egli comprende non
solo i beni ecclesiastici, ma la stessa persona dei
sacerdoti ed il culto esterno. In ciò, come nella lotta
contro la manomorta, i privilegi, ecc. si rivela il
carattere illuminista del G., contemperato però da
una viva esigenza etica. Il Voltaire ed il Rousseau
furono da lui giudicati aspramente, e contro il se-
condo sono rivolte le Lettere accademiche sulla que-
stione se siano più felici gli ignoranti o gli scienziati
(1764). L'etica del G., che egli vuole indipendente,
ma non contrapposta alla teologia, è contenuta nella
Diceosina, o filosofia del giusto e dell'onesto (1766;
vol. II, postumo, 1777), che si riconnette in parte
col De iure et officiis del 1764.

La regola della virtù è, per il G., è riconoscere a cia-
scuno il suo diritto; i doveri nascono dal fatto che ogni
uomo possiede, per nascita, determinati diritti, che si
devono rispettare. Modificazioni di questo diritto pri-
mitivo sorgono dalla necessità umana di formare orga-
nismi politici. Con il patto sociale gli individui cedono
allo Stato una parte della loro libertà; lo stesso Stato,
però, è creato in vista della felicità dei singoli. La corre-
lazione, anzi, la compenetrazione che il G. persegue tra
giure e morale, fa sì che la Diceosina assuma l'aspetto di
un trattato di diritto naturale e, spesso, corra paralle-
lamente ad opere istituzionali di diritto romano.

La scuola del G. fu feconda d'ingegni, ed i suoi
influssi si estesero ben oltre i confini del Regno di
Napoli. Dal suo insegnamento trassero frutti, diret-
tamente o indirettamente, il Galanti, il Filangieri,
il Palmieri, il Beccaria, l'Algarotti e il Romagnosi,
per limitarsi ai nomi più illustri.

BIBL. G. Racioppi, A. G., Napoli 1871; G. Gentile, Dal
G. al Galluppi, Trani 1903, ristampato in Storia della filosofia
italiana, I, Milano 1930, pp. 1-23; G. M. Monti, Il G. e la
lotta anticlericale, in Nuova rivista storica, 6 (1922), pp. 548-
572; T. Persico, L'insegnamento di A. G. e i suoi effetti sulla
società napoletana, in Atti dell'Accademia pontaniana, 54 (1924),
pp. 87-100; A. Tisi, Il pensiero religioso di A. G., Annali 1932;
A. Fanfani, L'abate G. nella storia civile e culturale d'Italia, in
Vita e pensiero, 23 (1932), pp. 408-14; M. Troisi, Considerazioni
generali sul sistema di economia civile di A. G., in Annali della
Fac. di economia, 2 (Bari 1939), pp. 151-90; id., Le premesse
etico-politiche del pensiero di A. G. e fatti, critiche e influenza
del pensiero economico di A. G., ibid., 4 (1942), pp. 127-275.