GERARDO di MONZA, santo. - Chiamato anche, dal nome della famiglia, Tintore o dei Tintori, n. a Monza ca. il 1134, m. ivi il 6 giugno 1202.
Rimasto orfano, consacrò tutti i suoi beni e la sua vita al sollievo e alla cura degli indigenti e malati, accolti prima amorosamente nella sua casa, poi in un apposito ospedale, da lui eretto a suo spese, fornito di buoni statuti e posto sotto il patronato dell'autorità cittadina e l'obbedienza dell'arciprete pro tempore del luogo. Instancabile nel suo ceto, cercava egli stesso gli infermi, massime gli appestati, li trasportava sulle sue spalle, li lavava con cura premurosa, soprattutto se piagati o lebbrosi. E Dio concorse a sua volta con miracoli di guarigioni e anche con amabili tratti provvidenziali, moltiplicando una volta il frumento e il vino per l'ospedale, che aveva consumato tutte le sue provviste.
Venerato come santo, subito dopo la morte, S. Carlo Borromeo ne istituì il processo per la conferma del culto, che ottenne nel 1582 da Gregorio XIII.