GERMANO II, patriarca di NICA-COSTANTI-NOPOLI. - N. a Anaplusa sul Bosforo ca. il 1175, diacono di S. Sofia, poi monaco nell'Asia Minore dopo il 1204, eletto suo malgrado patriarca a richiesta dell'imperatore Giovanni Vataces e ordinato alla fine di giugno del 1222, m. sul suo trono a Nicea (1240), dopo aver ricevuto in extremis l'abito sotto il nome di Giorgio; godette dopo la morte fama di taumaturgo e fu l'oggetto di acclamazioni liturgiche se non di culto da parte di singole Chiese (ad es., quella greca).
La sua amministrazione dovette risolvere quattro gravi problemi: la lotta contro le tendenze autonomistiche dell'episcopato europeo sostenuto dai despoti di Epiro, poi imperatori di Tessalonica; il regolamento dello statuto della Chiesa bulgara di cui G. sancì l'indipendenza creandovi il patriarcato di Tirnovo (primavera del 1235); sondaggi di avvicinamento con Roma che non riuscirono (1232-34); trattative, continuate dai suoi successori, per l'unione della Chiesa armena di Cilicia con quella bizantina (1239-40). Nell'interno, poi, il lungo pontificato di G. permise di riorganizzare e riaffermare il trono ecumenico nelle sue frontiere anatoliche e di far prevalere i principi della continuità patriarcale.
Gli scritti di G. sono così diversi come numerosi. Oltre agli atti di cancelleria che non vengono necessariamente dalla sua penna e il cui inventario critico si trova nel fasc. IV dei registri degli atti dei patriarchi di Costantinopoli, si distinguono: 1) una serie di lettere che si possono attribuire a lui e che entrano nella categoria precedente; 2) trattati polemici fortemente antialtini; 3) pochi religiosi la cui autenticità non è sempre sicura; 4) una lunga serie di discorsi, omelie e catechesi conservate per la più parte nel pregevole codice Paris Coislin greco 278. Molte altre opere a G. attribuite appartengono invece al suo celebre omonimo e antecessore G. I. Manca ancora un lavoro critico a questo riguardo.