GERSONIDE (RALPH = RABBÉ LÈWÌ BEN GÉR- SÔN)

GERSONIDE (Ralph = Rabbé Lèwì ben Gér- sôn). - Filosofo ebreo, matematico, astronomo e commentatore biblico, n. nel 1288 a Bagnols (Fran- cia meridionale), m. il 20 apr. 1344, detto anche Léo de Balneolis o Léon de Bagnols, Léo Hebræns, Maestro Leon.

In quanto filosofo, G. è interprete del sistema ar- stotelico nell'esposizione di Averroè e autore del l'opera Milhamoth 'Adhônaj («Le guerre del Si- gnore », titolo che, dato il razionalismo di G., uno dei suoi critici spiega: «Le guerre contro il Signore »). A differenza di Sa'adhjâh, l'Maïmonide e Albo, G. non tende ad esporre un sistema completo del giu- daismo, ma si occupa di singoli problemi, e soprat- tutto dell'intelletto umano alla luce del pensiero ar- stotelico nei commenti di Alessandro di Afrodisia e di Temistio, di Avicenna e di Averroè.

L'intelletto materiale non è una sostanza, ma sol- tanto una disposizione, una possibilità di accogliere le idee. Quello attivo non è un problema dell'anima umana bensì un'emanazione delle «intelligenze separate» e pre- cisamente del motore della sfera lunare. L'intelletto ma- teriale astrae dalle immagini della fantasia la loro essenza concettuale e diventa così intelletto in actu. A tale cam- biamento contribuisce l'intelletto attivo. Soltanto la parte razionale dell'anima è immortale. La beatitudine del- l'uomo post mortem dipende dal grado del sapere teorico da lui acquistato in vita. La beatitudine nell'al di là con- siste nella contemplazione priva ormai di arricchimento per conoscenza nuova.

In conformità allo spirito dei tempi, G. dà impor- tanza a visioni oniriche di valore divinatorio e determinante dalla posizione dei movimenti dei corpi celesti.

A questo genere di fenomeni appartiene la profezia. Gli errori di previsione da parte dei profeti, astrologhi e indovini sono dovuti ad imperfezioni nelle osservazioni astronomiche, all'intervento di atti di libera volontà, o a casi. La sapienza e l'uso della libertà offrono all'uomo la possibilità di formare la propria sorte. Nella profezia l'intelletto attivo agisce direttamente sull'intelletto mate- riale. Nelle visioni oniriche e nella divinazione esso agisce sull'immaginazione e soltanto a mezzo di essa sull'intel- letto. Con ciò G. esclude l'ispirazione divina dalla profezia.

L'onniscienza divina non si estende ai particolari, perché il particolarismo si addice soltanto alla materia- lità. Iddio giusto non conosce i particolari e da qui le ingiustizie che si notano nella vita.

Gli accidenti casuali e gli atti della volontà libera non entrano nella sfera della prescienza divina ed è così che la Provvidenza divina non si estende sui particolari. La Provvidenza divina individuale consiste nel retto uso da parte dell'uomo dell'intelligenza e delle sue doti in- telletuali e morali. La sventura segnerebbe un decadi- mento intellettuale. G. considera errata l'opinione di Aristotele sull'eternità del mondo.

Le idee contenute nelle Guerre si riflettono nei suoi commenti biblici. La Bibbia è un avviamento alla perfezione intellettuale - la più importante - e morale. La cosmogonia biblica è per lui la base della fisica fisi- logica. L'acqua si divide in quattro elementi e nella quinta essenza, dunque essa è materia che esiste abatterno. La Bibbia legifera, dunque l'uomo è dotato di una volontà libera. Dio preannuncia gli eventi futuri, dunque la sorte dell'uomo è determinata attraverso l'or- dine naturale. Con l'aiuto del proprio accorgimento l'uomo può sfuggire al destino; ecco perché si legge: «Iddio si pentì ».

BIBL.: J. Husik, A history of med. Jere. phulos., 2ª ed., Nuova York 1930, V. indice; id., s. V. ENOCH. Iud., VII, pp. 324-38; J. Teicher, Studi preliminari sulla dottrina della conoscenza di G., in Atti Accad. Lincei, 6ª serie, 8 (1932), pp. 550-10; G. Vajda, Introduzione a la pensée juive du moyen âge, Parigi 1947, pp. 159-69 e 223 sq.