GERTRUDE la GRANDE, santa. - Grande mistica, n. il 6 genn. 1256, m. nel 1302 o 1303.
I. LA VITA
Le notizie biografiche che si hanno intorno a G. la G. sono ben scarse e per la maggior parte contenute nelle sue opere.Non si sa dove nacque. Entrò ancor bambina (1261) nel Monastero cistercense di Helfta presso Eisleben (Germania), ove trascorse tutta la vita. Si diede nell'età giovanile appassionatamente agli studi classici, assai in onore nel monastero di cui faceva parte, il che la condusse presto ad uno stato di tiepidezza, da cui si risollevò dopo una crisi interiore e una visione del Salvatore avuta il 27 genn. 1281, ch'ella chiamò poi la sua « conversione ». Cominciò allora a dedicarsi allo studio dei Padri della Chiesa e della S. Scrittura, approfittando al massimo delle sue brillanti doti naturali, specialmente dell'eloquenza, per il bene delle consorelle di Helfta. Una unione abituale con Dio e un ricco succedersi di doni mistici interiori (visioni, rivelazioni, le stimmate invisibili, ecc.) caratterizzarono la sua esistenza, così che fu chiamata la più grande mistica del sec. XIII (cf. R. Medici, Questioni critiche intorno a s. G. la G., in Rivista storica benedettina, 15 (1924), p. 256).
Il culto fu approvato dalla S. Sede, dapprima (1606) per singoli monasteri, poi per l'Ordine di S. Benedetto (1647). Nel 1731 fu esteso da Clemente XII a tutta la Chiesa. Festa il 16 nov.
Fu confusa talvolta con s. Gertrude di Nivelles, ma più spesso con s. Gertrude di Hacheborn, sua contemporanea (1232-92) e abbadesa nello stesso monastero.
II. LE OPERE
Delle sue esperienze mistiche interiori G. lasciò scritti di grande valore spirituale che ebbero grande influsso su asseri e mistici posteriori. Scrisse in volgare dei trattatelli, ora perduti, su passi oscuri della Bibbia, e fiorilegi di massime tratte dai ss. Padri. Si pensa che abbia avuto parte nella compilazione del Liber specialis gratiae di s. Matilde di Hackeborn, sorella di Gertrude di Hackeborn. Opere certamente sue e tramandate sono le Revelationes o Legatus divinae pietatis, e gli Exercitia spiritualia. Le Revelationes constano di 5 libri, di cui solo il secondo fu scritto di pugno della Santa, mentre il primo fu redatto dalle consorelle dopo la sua morte, e i seguenti furono scritti sotto sua ispirazione o dettato. L'opera fu sottomessa alla censura dei teologi mentre G. era ancora vivente e fu approvata.III. LA SPIRITUALITÀ
Le opere di s. G. non sono trattati di mistica speculativa, ma sono espressione della sua esperienza vissuta: sono in gran parte un dialogo tra l'anima e Dio. Ebbero molta influenza nel suo atteggiamento le particolari circostanze in cui era venuto a trovarsi il monastero di Helfta nel secolo della sua fondazione: anzitutto il grande influsso dell'Ordine cistercense a cui apparteneva, gli scritti di s. Bernardo assai divulgati, il diffondersi dello spirito francescano e anche il formarsi della grande scuola mistica tedesca domenicana alla fine del sec. XIII.La pietà gertrudina è essenzialmente liturgica, legata come è alle tradizioni benedettine. Tutto il quarto libro delle sue Revelationes è composto di meditazioni ed elevazioni sulle feste del ciclo liturgico e sui misteri della vita del Salvatore. La liturgia corale manifesta frequentissimi spunti in tutti gli scritti della Santa.
Conforme alle tradizioni cistercensi e allo spirito francescano, G. coltiva una tenera devozione all'umanità di Cristo, e un vivo senso soprannaturale della natura, ch'essa riguarda con occhi innocenti, trovandovi un riflesso delle perfezioni divine. Del Salvatore coltivò in modo particolare la devozione al S. Cuore, come s. Matilde di Hackeborn e Matilde di Magdeburgo (m. nel 1280), anch'essa entrata nel monastero di Helfta, creando quivi un ambiente fervido per questa devozione che si sparse presto anche fuori del chiostro nella cristianità medievale tedesca (cf. K. Richstätter, Die Herz-Jesu Verehrung des deutschen Mittelalters, 2ª ed. Paderborn 1924). Una profonda pietà eucaristica domina le Revelationes di s. G., come pure vi si manifesta una viva devozione verso la Vergine S. ma.
IV. L'INFLUENZA
L'influenza esercitata da s. G. è legata in modo particolare ai suoi scritti. Ma questi rimasero pressoché ignoti in due soli esemplari manoscritti fino al sec. XVI, allorché furono preparate e diffuse le prime edizioni (quella di G. Lansperger è del 1536). Grande uso ne fece il benedettino Luigi da Blois (Blosio) nelle sue opere, né alla loro influenza si sottrasse s. Teresa. Ancora un più grande risveglio di influenza gertrudina si ha dal secolo scorso, dovuto in particolare all'intensificarsi della devozione al S. Cuore, che tante testimonianze trova nelle opere di s. G.; e soprattutto all'edizione recente delle opere della Santa, curata dai benedettini di Solesmes, che le resero più facilmente accessibili.