GERSON, JEAN. - Teologo e cancelliere dell'Università di Parigi, n. il 14 dic. 1363 nella borgata di Gerson (donde prese il nome) del villaggio di Barby (contea di Réthe, diocesi di Reims), m. a Lione il 12 luglio 1429.
Figlio primogenito di un contadino della Champagne, entrò nel 1377 come borsista nel Collegio di Navarra di Parigi. Magister artium nel 1382, G. incominciò i suoi studi teologici sotto la direzione di maestri come Lorenzo di Chavanges, Egidio des Champs, Enrico d'Oyta, Enrico di Langenstein e Pietro d'Ailly, che lo prese sotto la sua protezione. La sua attività ebbe inizio con la domenica di settuagesima del 1388, quando mostrò il suo talento di oratore con un notevole sermone latino al Collegio di Navarra. Dal maggio al luglio del 1388 fece parte dell'ambasciata universitaria, diretta da Pietro d'Ailly, che ad Avignone presso Clemente VII trattò la condanna di Giovanni di Montson, che aveva dichiarato l'Immacolata Concezione contraria alla fede. Più tardi, l'8 dic. 1401, G. pronunciò un importante sermone francese, Tota pulchra es, in favore dell'Immacolata e si interessò alla reintegrazione dei Domenicani all'Università nel 1403.
A cominciare dal 1388 G. tenne due corsi sulla Bibbia, poi commentò le Sentenze. Il 18 dic. 1392 conseguì la licenza in teologia e, probabilmente nel 1394, il dottorato. Fino a quando non si risolverà la questione dell'autenticità dello schematico commento alle Sentenze, che il manoscritto della Biblioteca nazionale di Parigi (lat. 15156) attribuisce a G., troppe cose si ignoreranno per poter definire le tesi iniziali e le parentele dottrinali di G. Non si hanno molte notizie sulla natura esatta delle dottrine teologiche proposte allora a Parigi, sulla influenza reale e la personalità dello stesso Occam, appassionato dialettico più che costruttore di sistemi. Se Pietro d'Ailly
pare essersi volentieri offerto a questa influenza, G. non può essere considerato come un anello di congiunzione tra Occam e Lutero. La sua epistemologia e la sua psicologia recano l'impronta del neoplatonismo e della teologia negativa dello Pseudo-Dionigi. Il volontarismo della teologia morale di G. è di difficile interpretazione e può trovare il suo posto nella corrente bonaventuriana. Le sue osservazioni sulla giustificazione e sulla predestinazione sono fatte se-
condo la distinzione classica, per i teologi dell'epoca, fra potentia Dei absoluta e ordinata. Un altro punto nevralgico è l'atteggiamento gersoniano circa il valore degli elementi del sacramento della Penitenza. Se G. ha considerato con ammirazione l'acutezza occamista sulle idee divine, tuttavia è ritornato alla tradizione agostiniana. Al di là dell'Interperanza spe-
culativa dei formalizantes come Giovanni da Ripa o Luigi da Padova, egli ha voluto ritrovare la dottrina solida di s. Bonaventura e di s. Tommaso d'Aquino.
All'inizio della sua carriera e prima ancora di essere licenziato in teologia e di essere eletto cancelliere, tra il 1390 ed il 1394, G. tenne molti sermoni in francese alla corte, nei quali si sforzava di interessare le classi dirigenti alla pacifica soluzione dello scisma, di allontanarle da una politica esclusivamente elementina, di evitare iniziative sfortunate o di scartare alcuni ostacoli pratici. Nel 1393 divenne primo elemosiniere del duca di Borgogna, Filippo l'Ardito, che aveva acquistato una parte preponderante nella politica francese, dopo la prima crisi di follia del giovane re Carlo VI, avvenuta il 5 ag. 1392.
Il papa d'Avignone, Benedetto XIII, nominò G., il 13 apr. 1395, cancelliere di Notre-Dame e dell'Università di Parigi. Il momento era estremamente importante. Si poteva sperare che Benedetto XIII avrebbe accettato la soluzione di cui G. era partigiano (De schismate). Davanti alle reticenze del Pontefice, il cancelliere manifestò parecchie insofferenze, ma restò ostile all'atteggiamento aggressivo di alcuni ambienti universitari e, se intervenne con opuscoli e consultazioni, si rifiutò di partecipare alla sottrazione d'obbedienza verso Benedetto XIII, che fu votata dal Concilio di Parigi (14 maggio-18 luglio 1398).
Diventato decano di S. Donato a Bruges, G. risiedette in questa città per tre mesi, alla fine del 1396, e per una seconda volta per due mesi all'inizio del 1398. Ma a Parigi, pur continuando a predicare alla corte la riforma morale e sociale, manifestò la sua potente mentalità rinnovatrice professando, a lato dei suoi corsi normali, una serie di lezioni sulla vita spirituale. Pietro d'Ailly, diventato vescovo di Cambrai, sedette ai piedi della cattedra del suo antico allievo. G. concepì la sua opera sotto forma di una trilogia spesso interrotta e le cui parti integranti sono state arbitrariamente dissociate dagli editori: prima, la nascita e lo sviluppo della vita spirituale (De vita spirituali animae), poi i movimenti diversi di questa vita divinizzata (De impulsibus), infine la sua perfezione sotto il nome di contemplazione (De mystica theologia). L'interpretazione storica che vedeva in G. il prototipo di quegli spiriti della fine del sec. XIV, che avrebbero tardivamente cercato l'equilibrio intellettuale in un misticismo infrarazionale, è del tutto superata. La mi-

Durante il primo trimestre del 1399, senza dubbio G. mandò ad un certosino d'Hérinnes, Bartolomeo Clantier, una lettera di direzione sul De ornata spiritualium muptiarum di Giovanni van Ruysbroeck, la cui imprevista divulgazione nell'Opera omnia offri, molto più tardi, un documento fondamentale nella polemica secolare tra teologi e mistici. Ma, per il suo autore, questo testo affrettato non aveva una tale importanza. Il 27 marzo, molto probabilmente, G. pronunciò a Parigi, nel ciclo dei suoi sermoni universitari per il Giovedì Santo, un discorso importante per la sua mistica cosmica. Dal 4 giugno 1399 al 21 sett. 1400 soggiornò a Bruges dove compose, per le sue sorelle, diversi opuscoli francesi, fra cui La mendicité spirituelle e La montagne de contemplation. Incominciò a commentare La gerarchia angelica dello Pseudo-Dionigi, elaborò dei progetti di riforma relativi all'insegnamento della teologia, e mentre si riprometteva di abbandonare la sua carica cadde ammalato. Guarito, ritornò a Parigi, dove nel 1401 compose il De distinctione verarum visionum a falsis, e, nel 1402, il suo De parvulis ad Christum trahendis, capitale per la storia della pedagogia. La sua predicazione francese si rivolse allora al popolo, sebbene non diventasse curato di St-Jean-en-Grève se non nel 1408. Egli invita questi suoi semplici uditori alla vita contemplativa anche con il sermone Videmus del 21 maggio 1402. Tre giorni prima aveva fatto nella sua famosa Vision contro il Roman de la rose il processo a questa dottrina naturalistica, astenendosi da ogni diretta allusione ad opere e persone. Episodio, questo, molto noto al grande pubblico, ma in parte deformato. Infatti ora è certo che nella polemica che oppose Cristina de Pisan a Gontier Col e a Giovanni di Montreuil, G. non fu il notable clerc delle prime conversazioni e di cui parla appunto Cristina. L'intervento di Pietro Col, canonico di Parigi, in favore del Roman, decise G., nell'ott. 1402, ad un avvertimento privato. Di fronte all'ostinazione di questo ecclesiastico egli insistette, il 24 dic., nel suo quarto discorso Poenitemini, su di una condanna formale, che era stata più laconica il 17. Ma questa condanna colpiva soltanto la parte finale del Roman poiché, da poeta qual'era, G. non era stato insensibile alla bellezza dell'insieme. Questo intervento sembra aver portato i suoi frutti in Giovanni di Montreuil stesso, il quale non fu affatto un ribelle che disprezzasse una eventuale ristrettezza di spirito di G. Nutrito di opere classiche, il cancelliere fu in realtà considerato come un maestro da questo umanista e da molti altri. Il fatto è ricco di significato storico. Ponendosi chiaramente nella tradizione del tema ciceroniano già modificato da s. Agostino: Vir Christianus dicendi peritus G. lo adatta, in modo del tutto originale e significativo, alla spiritualità della sua epoca: Vir Christianus in sacris litteris eruditus. Questa formula nuova dirige l'evoluzione dell'umanesimo francese durante i secc. XV e XVI al punto che, per una chiara linea di dipendenze, troverà la sua più sicura dimostrazione nell'opera di Guglielmo Budé.
Il periodo 1402-1403 è caratterizzato da una intensa attività. L'8 nov., le due Lectiones contra vanam curiositatem in negotio fidei definiscono la posizione di G. riguardo ai problemi tecnici della scuola. Fedele allo spirito di s. Bernardo, il cancelliere si propose di ricondurre alla sobrietà della fede cristiana l'intemperanza speculativa che inferiva all'Università di Parigi. Tra l'ott. 1402 e la fine del marzo 1403 il Trilogus in materia schismatis sviluppò la tesi della restituzione d'obbedienza. Simultaneamente svolse la terza parte della sua trilogia sulla vita spirituale: il De mystica theologia speculativa

GERSON, JEAN - G. nel suo studio. Ministura francese della fine del sec. XV o inizio del sec. XVI, che serve di fronte spazio a un codice dell'Imitazione di Cristo, intitolato come segue: Incipit Liber primus Johannis Gersonii, cancellarii Parisiensis, de Imitatione Christi - Parigi, Biblioteca nazionale, Nouvelles acquisitions latines, 3024. f. 2°.
la cui 41ª considerazione accorda il nihil obstat alla mistica di Ruysbroeck. Con la prima domenica dell'Avvento 1402 incominciò anche la serie continua dei sermoni francesi Poenitemini et credite evangelio, di una grande densità morale (ne sono rimasti tredici), più la grande passione francese del Venerdì Santo Ad Deum vadit, che ne è il coronamento.
Un nuovo momento importante della vita di G. s'iniziò con la restituzione dell'obbedienza a Benedetto XIII, che venne celebrata dal cancelliere a Parigi il 4 giugno 1403. Il 9 nov., a Marsiglia, offri al Papa gli omaggi dell'Università pentita. Il 1° genn. 1404, a Tarascona, espose un programma di riforme che non manca di arditezza. Entrato a far parte del Capitolo di Notre-Dame di Parigi, il 28 genn. 1404, difese l'onore dell'Università contro Carlo di Savoisy il 19 luglio. Il 7 nov. 1405, davanti alla corte, ma assente il Re ammalato, pronunciò il più celebre dei suoi discorsi, il Vivat rex, diretto in parte contro la tirannia del duca di Orléans. Tuttavia è inesatto pensare che G. abbia espresso idee, che autorizzassero la rivolta e preparassero il tirannicidio e che poi le abbia rinnegate. Le Decem considerationes principibus utilissimae, alle quali ci si è per lungo tempo affidati, sono un'opera apocrifa e tendenziosa! G. era troppo moderato per abbracciare le teorie rivoluzionarie di un Occam o di un Marsilio da Padova.
Durante il 1407 si dedicò soprattutto agli affari dello scisma. Essendo stato designato, con Pietro d'Ailly, a far parte dell'ambasciata che doveva negoziare l'incontro di Savona tra i due Papi, pronunciò in francese a Notre-Dame, il 18 marzo, un
discorso di congedo, Vade in pace, in cui dà utili consigli all'ambasciata. Questa non giunse ad alcun risultato tanto a Marsiglia come in Italia. Ritiratosi a Genova il cancelliere vi compose, da sett. a nov., la parte pratica del suo trattato De mystica theologia, che fu pubblicato, completo, verso la Pasqua del 1408. Rispondendo all'appello dell'arcivescovo di Reims, aprì, il 4 maggio, il Concilio di quella provincia e vi pronunciò due sermoni sui doveri dei prelati e dei sacerdoti in genere.
Intanto il 23 nov. 1407, a Parigi, Giovanni Senza Paura aveva fatto assassinare il duca d'Orléans. L'8 marzo il criminale trovò il suo apologista nella persona del teologo Giovanni Petit. Poiché G. condannò chiaramente la teoria del tirannicidio sostenuta dal Petit soltanto nel 1413, questo ritardo è stato giudicato molto severamente, ma ci sono ragioni per scusarlo.
Il sermone Veniat pax chiudeva la quarta assemblea del clero di Francia. G. si era dimostrato molto moderato, per quanto, deluso dalla più recente politica dei papi, avesse ben notato la viva reazione degli ambienti francesi contro Benedetto XIII, che aveva scomunicato Carlo VI. Egli in questo periodo di neutralità da parte francese, evitò ogni misura ed ogni argomento eccessivo. Non assistette al Concilio di Pisa, ma nel 1409 incominciò la composizione del trattato sull'unità della Chiesa. Tra il 5 giugno e l'8 luglio lo completò con l'inchiesta intitolata De auferibilitate papae ab Ecclesia, dove, preso dal timore dell'impossibilità di superare lo scisma, espose le sue teorie conciliaristiche. Dal 31 luglio al 5 ag. G. fece la sua ultima visita a Bruges; dalla sua carica venne esonerato il 30 giugno 1411. Poco prima del 25 dic. 1409 predicò a Parigi davanti al Re il sermone Pax hominibus in favore del ritorno dei Greci, discorso che testimonia delle sue preoccupazioni per l'unità della Chiesa. Durante lo stesso anno, dopo aver studiato le Passions de l'âme, compose un opuscolo Sur la méditation.
I tre anni seguenti sembrano vuoti: G. fu in quel periodo molto ammalato. La rivolta del 1415 diffuse ed applicò, con una giustizia esecutiva sommaria, la teoria del tirannicidio. G. stesso fu minacciato nella persona e nei beni. Il vittorioso ritorno degli Armagnacchi a Parigi gli permise finalmente, il 4 sett., di inserire nel suo discorso francese Rex in sempiternum le famose sette proposizioni tratte dal discorso di Giovanni Petit del 1408. Egli ne domandò la condanna. Non si può credere che G. abbia oscillato per difendere i suoi interessi personali tra il partito dei Borgognoni e quello degli Armagnacchi. Non vi è alcuna contraddizione tra la dottrina del Vivat rex del 1405 e quella del Rex in sempiternum del 1413. G. si dimostrò soprattutto un francese, devoto alla persona del suo Re e difensore della dottrina cristiana, tuttavia, anche in queste circostanze politiche favorevoli al suo intervento l'opposizione restò forte come lo dimostrano le reazioni del Concilio della Fede, tenuto a Parigi dal 30 nov. 1413 al 19 febbr. 1414 e che giunse, il 23 di quello stesso mese, ad una sentenza episcopale di condanna. Come per la polemica sul Roman de la rose, G. avrebbe voluto ridurre tutta la discussione ad un processo dottrinale. Invece, nella realtà dei fatti, si ebbe un processo agli individui che, durante quattro anni, amareggiò la vita del cancelliere e alla fine lo costrinse all'esilio. Il vescovo di Arras, Martino Porée, avversario implacabile di G., attribuì a questo ultimo delle espressioni eccessive, che gli storici hanno avuto il torto di accettare come vere.
Il 21 febbr. 1415 G. arrivò al Concilio di Costanza, di cui non fu, come è stato detto, l'anima, ma la vittima. Il perdurare dello scisma ed il suo profondo zelo, che si proponeva di prevenire i disordini provocati dai delitti e dalle eresie, gli ispirarono degli espedienti inefficaci e delle tesi veramente erronee (v. CONCILIARISMO), di cui si valserò i gallicani del sec. XVII, trattandole però abusivamente come teorie astratte e non occasionali. Per altro gli sono stati attribuiti dei trattati apocrifi: soprattutto il De modis uniendi di Thierry de Niem. Nel suo ser-
mone del 21 luglio, Prosperum ita faciet, G. subordina l'esercizio del potere sovrano del papa ad alcune restrizioni, mentre stabilisce, senza riserve, che il Concilio non può intaccare né l'assolutezza del potere papale conferita da Cristo, né, a fortiori, diminuirla.
Ma a Costanza, Martino Porée e Pietro Cauchon difesero anche Giovanni Senza Paura contro l'accusa di eresia, e se il 6 luglio 1415 soltanto la prima tesi denunciata da Gerson Quilibet tyrannus, fu condannata (ciò che non accontentò nessuno), il 15 genn. 1405 il giudizio del Concilio di Parigi fu annullato. G. diede allora alla sua attività conciliare un orientamento sempre più spirituale. Già il 26 apr. 1415 aveva pronunciato un ammirabile discorso sulla preghiera ed il 3 ag., esaminando la canonizzazione di s. Brigida, era stato spinto a pubblicare il suo De probatione spirituum. Durante i giorni 7 e 8 sett. 1416 scrisse o parlò sul culto di s. Giuseppe, una delle devozioni più profonde ed originali di G., in favore della quale, fin dal 17 ag. 1413, aveva mandato una lettera a tutte le Chiese. Sono del 17 genn. 1417 un sermone ed un trattato sull'unione di Cristo e della Chiesa; del 3 apr. 1418 il trattato Sur la véritable religion et perfection, in cui difese, contro il domenicano Matteo Grabon, il movimento religioso sorto nei Paesi Bassi e designato con l'espressione devotio moderna.
La riconquista sanguinosa di Parigi da parte dei Borgognoni, il 28 dic. 1418, condannò G. all'esilio. Una prima tappa lo condusse a Rattenburg (Inn) dove dal giugno all'ag. 1419 compose la sua grande opera De consolatione theologiae. Gli ultimi dieci anni della vita sua furono di una attività spirituale e letteraria intensa. All'abbazia di Mölk (Austria) compose il suo grande poema eroico Josephina. Dopo aver rifiutato l'offerta di una cattedra all'Università di Vienna, accettò, nel 1419, l'ospitalità che gli offrì suo fratello Giovanni, priore dei Celestini a Lione. Nel 1425 prese dimora, sempre a Lione, presso la Collegialità di S. Paolo, dove l'arcivescovo gli assegnò una abitazione e una rendita. Durante questo periodo G. rivede le sue opere e ne compose di nuove di carattere soprattutto morale e contemplativo, ma di mole considerevole e la cui semplice enumerazione sarebbe già di per sé lunga. Basta ricordare il suo De concordia metaphysicae cum logica, finito il 24 dic. 1426; il Collectorium super Magnificat degli sa. 1426-27, di grande importanza per la dottrina spirituale, per la mariologia e la teologia eucaristica; la sua Consultation en faveur de Jeanne d'Arc del 14 maggio 1429, fu il canto del cigno.
BIBLI: Per tutto l'argomento cf. la copiosa monografia di I. B. Schwab, Johannes G., Würzburg 1858, che non è ancora stata sostituita. Si citeranno qui soltanto i lavori che sono stati pubblicati dopo la bibliografia data alla fine del lavoro di sintesi parziale di I. L. Connolly, John G. reformer and mystic, Lovanio 1928. I volumi di A. Combes indicati infra contengono molti sviluppi e studi bibliografici e cronologici che superano il campo delimitato dai loro titoli rispettivi.
Sulla biografia: M. J. Pinet, La vie ardente de G., Parigi 1929; H. Dacremont, G., ivi 1929; E. Vansteenberghe, G. à Bruges, in Revue d'histoire ecclésiastique, 31 (1935), pp. 5-52; P. Glorieux, L'année universitaire 1392-93 à la Sorbonne à travers les notes d'un étudiant, in Revue des sciences religieuses, 19 (1939), pp. 429-82.
Sulle opere: Opera omnia, 5 voll., a cura di E. Dupin, Anversa 1706. Edizioni o riedizioni a cura di E. Vansteenberghe in Revue des sciences religieuses, 13 (1933), pp. 165-85, 393-424; 14 (1934), pp. 191-218, 370-95; 15 (1935), pp. 232-66; 16 (1936), pp. 33-46, 441-73; 19 (1939), pp. 24-47; a cura di A. Pons, Les sept Heures de la Passion, Parigi s. d.; a cura di A. Thomas, Jean G. et l'éducation des dauphins de France, ivi 1930; a cura di I. B. Monnoyeur, Le traité de Jean G. Initiation à la vie mystique, ivi 1943 (La montagne de contemplation. La mendicité spirituelle). Frammenti di opere sono stati pubblicati criticamente da A. Combes, Essai sur la critique de Ruysbroeck par G., I: Introduction critique et dossier documentaire, ivi 1945, pp. 615-869. Per il Commentaire inédit des Sentences attribuito a G., cf. E. Longpré in Archivium Franciscanum historicum, 23 (1930), pp. 251-252 (senza riserva) e A. Combes in Archives d'hist. doctr. et litt.
du moyen âge, 12 (1939), pp. 365-85 (pone il problema senza concludere). Circa i manoscritti originali francesi di una sessantina di sermoni francesi di G. e circa le edizioni parziali realizzate dopo Dupin, cf. L. Sorrento, Discorsi francesi del G. Il problema dei manoscritti, in Medievalia, Brescia 1943, pp. 287-316; L. Mourin, L'oeuvre oratoire française de J. G. et les mus. qui la contiennent, in Archives d'hist. doctr. et litt. du moyen âge, 15 (1946) pp. 225-61. La passione Ad Deum vadit è stata oggetto di una edizione non critica da dom G. Frénard, Parigi 1947, che, contrariamente all'edizione anteriore di Carnahan (detta critica), tiene conto dell'insieme dei manoscritti. Dieci sermoni francesi sono stati pubblicati criticamente e studiati dal punto di vista dottrinale, letterario e linguistico da L. Mourin. Six sermons français inédits de Jean G., Parigi 1946; Le sermon « Puer natus est nobis », in Les lettres romanes (Lovano), 2 (1948), pp. 315-24; 3 (1949), pp. 31-43, 105-45; Le sermon « Factum est proelium », in Recherches de théol. enc. et médiévale, 16 (1949), pp. 99-154; i sermoni « Ave Maria » e « Suscepinus », in Scriptorium (Bruxelles), 2 (1948), pp. 321-40; 3 (1949), pp. 99-68.
Sulla filosofia, teologia dogmatica e morale: oltre alle opere d'insieme, si consultera con prudenza W. Dress, Die Theologie Gersons, Gütersloh 1931, al quale ha recato grandi correzioni I. B. Monnoyeur, La doctrine de G. augustinienne et bonaventurienne, in Etudes franciscaines, 46 (1934), pp. 600-97.
Sulla teologia mistica: M. I. Pinet, La montagne de contemplation. La mendicité spirituelle. Etude..., Lione 1927; I. Steltenberger, Die Mystik des Johannes G., Breslavia 1928; P. Pourrat, J. G. et l'appel à la contemplation mystique, in Revue apologétique, 49 (1929), pp. 427-38; J. B. Monnoyeur, G. et l'appel à la contemplation, in La vie spirituelle, 23 (1930), pp. 49-68; A. Combes, L'authenticité geronienne de l'« Annotatio doctorum qui de contemplation », in Archives d'hist. doctr. et litt. du moyen âge, 12 (1939), pp. 291-364; id., Jean G. commentateur dionysien, Parigi 1940; id., G. et Pomeris, in Archives..., 14 (1945), pp. 394-500; id., Essai, cit., I, completato da Sur la date des sermons universitaires de G. Pour la fête du Jeudi-Saint, in Archives..., 15 (1946), pp. 331-482; id., Essai, cit., II, La première critique geronienne de « De ornata spiritualium nuptiarum », Parigi 1948.
Sulle teorie politiche: A. Coville, Jean Petit. La question du tyrannicide au commencement du XVe siècle, Parigi 1932; C. Schaffer, Die Staatslehre des J. G., Colonia 1935.
Sul grande scisma e teorie ecclesiologiche: cf. N. Valois, La France et le grand schisme d'Occident, 4 voll., Parigi 1896-1902 ed i complementi e le correzioni in A. Combes, Jean de Montreuil et le chancelier G. Contribution à l'histoire des rapports de l'humanisme et de la théologie en France au début du XVe siècle, ivi 1942; H. Iedin, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia 1949, p. 15 e passim.
Su G. e la storia letteraria francese: per la polemica sul « Roman de la rose » cf. A. Combes, Jean de Montreuil, cit.; id., G. et la naissance de l'Humanisme, in Revue du moyen âge latin, 1 (1945), pp. 259-84; L. Mourin, Sermons français de G., op. cit.; F. Simone, Rassegna di studi sul Quattrocento francese, in Rivista di letterature moderne, 2 (1947), pp. 152-69.
Andrea Combes-Luigi Mourin-Franco Simone