GERUSALEMME DA A

GERUSALEMME
GERUSALEMME

da A. Grabar, Martyrium, Parigi 1943, Album, tav. 16, n. 1
Gendus, British Museum.

à Jerusalem, ibid., nuova serie, 11 (1914), pp. 71-94; H. Vincent-F.-M. Abel, Jerusalem, 11, 1, Parigi 1914; II, 11, 11, 1922; III, 11, 11, 1926; F.-M. Abel, La sculpture de St Jacques de Mineur, in Revue biblique, 28 (1919), p. 450-461; H. Vincent-F.-M. Abel, La Sainte-Sion et les sentinelles de second ordre à l'intérieur de la ville, Parigi 1923; id., Ste. sime et les sanctuaires hors de la ville, 11, 1926; G. Dalman, Jerusalem und seine Gebäude, Gütersloch

1930. Per il museo di Padaba: M

J. Lagrange, Jerusalem d'après la mosaïque de Aladaba, in Rev. biblique, 6 (1897), p. 450-461; A. Schulten, Die Mosalkkarte von Madaba, Berlin 1900; A. Jacoby, Das geographische Mosalk von Madaba (Studien über christliche Denkmäler), 3, Lipsia 1905; P. Thomson, Das Stadtbild Jerusalem auf der Mosalkkarte von Madaba, in Zeitschrift d. deutschen Palästina Vereins, 1929, p. 149-161; id., Der Künstler der Mosalkkarte von Madaba, in Byzant. Zeitschrift, 10 (1930), p. 599. Per il S. Sepolcro: Ch. Clermont-Ganneau, L'autenticité du Saint-Sépulcre, Parigi 1888; C. W. Wilson, Golgotha and Holy Sepulchre, Londra 1906; H. Savoy, Le Saint-Sépulcre. Étude historique et archéologique, Friburgo 1908; A. Baumstark, Die modenistischen und die konstantinischen Bauten am heil. Grabe zu Jerusalem, Paderborn 1915; H. T. Duckworth, The church of the Holy Sepulchre, Londra 1922; L. Marangoni, La chiesa del S. Sepolcro in G. Problem della sua conservazione, Venezia 1937; E. Weigand, Zwei neue Hypothesen über die konstantinischen Bauten am Heiligen Grabe in Jerusalem, in Byzantinische Zeitschrift, 40 (1940), pp. 78-88; L.-H. Vincent, Histoire de la basilique du Saint-Sépulcre, in J. S. Sepolcro di G. Bergamo 1940, pp. 23-77. Per Gethsemani: H. Meistermann, Gethsemani, Parigi 1920; G. Orfali, Gethsemani, 11, 1924; A. Grabar, Martyrium, 11, 1943, V. indice.

VI. ARTE.

Il pellegrino di Bordeaux vede la basilica del S. Sepolcro appena terminata e ne ammira lo splendore meraviglioso (Itinera Hierosolymit., ed. P. Geyer [CSEL, 38], p. 23); alla fine del sec. IV Egeria parla di rivestimenti aurei, musivi e marmorei (id., ibid., p. 76). Si è convinti che la chiesa ottagona dell'Ascensione al Monte Oliveto dovette avere all'esterno un museo con la rappresentazione dell'Ascensione, come gli edifici del S. Sepolcro quella della Resurrezione, perché le ampolle in metallo o in terra cotta acquistate dai pellegrini in detti Santuari («nei santi luoghi di Cristo») riproducevano queste scene, come quelle della Natività dalla basilica di Betlemme. In altre ampolle invece si trova rappresentato, sia pure in forma schematica, l'edificio sacro, dal quale è stato preso il ricordo dell'olio che vi ardeva nelle lampade. Così, ad es., in un'ampolla, oggi nell'abbazia di Bobbio, è rappresentato l'interno dell'Anastasis.

Un'altra serie di oggetti-ricordo dei pellegrinaggi ai Luoghi Santi sono alcuni braccialetti con scene, ad es., della Crocifissione (J. Maspero, Bracelets-amulettes d'époque byzantine, in Annales du service des Antiquités de l'Egypte, 9 [1908], pp. 246-58). Nella prima metà del sec. VI, s. Dositeo vide al Gethsemani una scena del castigo dei dannati (M. Brun, La vie de St Dositheé, in Orientalia Christiana, 26 [1932], p. 104-109).

G. è anche la città celeste, abitata dai testimoni di Cristo, i martiri. Questo concetto è espresso nel graffito letto da G. B. de Rossi dinanzi alla cripta dei papi nel cimitero di Callisto: «I reusalem civitas ornamentum martyrum Domini». La città celeste è rappresentata, secondo il Wilpert, nello sfondo del museo absidale di S. Pudenziana (Mosaiken, tav. 42-46) e più tardi nel centro dell'arco trionfale di S. Prassede del tempo di Pasquale I e nel museo absidale contemporaneo di S. Cecilia in Trastevere (ibid., pp. 1068-69, tav. 116). G. è personificata talvolta in una figura femminile a simboleggiare l'«Ecclesia ex circumcisione», come in Roma nei musei di S. Pudenziana e di S. Sabina; ovvero il suo nome si legge nella rappresentazione d'una città turrita, Chiesa (v.) d'Israele. Così in Roma in S. Maria Maggiore e ai SS. Cosma e Damiano; a Ravenna in S. Vitale e in S. Apollinare nuovo.

Dalla celeste G. escono gli Apostoli in alcuni sarcofagi (Wilpert, Sarcofagi, tav. XIV, 1-3; XX, 6; CL, CLI, 1; CLIV, 2 e 3). Tale soggetto, fu rappresentato nel prezzo pezzo di oreficeria offerto da Valentiniano III per l'altare di S. Pietro al tempo di Sisto III (432-40); esso sussisteva ancora al tempo di Adriano I (772-95) che lo ricorda in una lettera a Carlo Magno: fu depredato dai Saraceni nell'anno 846 e sostituito nel sec. XIII in smalti di Limoges, di cui restano tuttora alcuni frammenti nella Confessione di S. Pietro.

Nel 1105 un violento terremoto aveva assai compromesso la stabilità degli edifici del S. Sepolcro, provocando danni che i Crociati si affrettarono a riparare. L'edicola della tomba conservò la sua forma tradizionale con le sue colonnine sorreggenti gli archetti e il vestibolo quale era stato modificato da Monomaco. La terrazza superiore venne coperta da lastre di bronzo dorato, al camminamento superiore fu sovrapposta una cupola con rivestimenti in argento dorato sostenuta da fasci di colonnine. L'edicola accolse una statua di Cristo, in argento, a grandezza naturale.

Nella rotonda furono costruiti due forti per sostenere un grande arco trionfale.

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(da A. Grabar, Martyrium, Parigi 1943, Album, tav. 16, 3)
Gervasalemme - Esterro e porta del S. Sepolcro raffigurato in un avorio del sec. V-VI - Milano, collezione Trivulzio.

In sostituzione dell'abside orientale si costruì una basilica di stile romanico, con transetto, deambulatorio e navi minori; la nave centrale fu a tre campate. La roccia del Calvario si incassava nelle navi minori: mentre a nord sussistevano gli avanzi del portico e gli oratori della Commissione della Vergine e del carcere di Cristo. Le absidi praticate nel muro semicircolare sostituirono le tre esedre dell'ultimo restauro bizantino.

Il Calvario fu ridotto a una doppia cappella la cui volta era sostenuta da pilastri. Due porte facilitavano le comunicazioni; quella a nord con gli ambienti situati ad oriente e con il deambulatorio; l'altra a sud con la cappella della Madonna dei sette dolori o dei Franchi.

Nell'abside centrale si avevano due altre aperture simmetriche. Il coro o la dimora dei canonici occupavano un livello superiore il luogo della Basilica Costantiniana. A nord della rotonda il palazzo del patriarca si sovrapposero al Monastero dell'Anastasis. Sull'oratorio aderente alla rotonda venne eretto un grandioso campanile a quattro piani.

Dal sec. XIII ai nostri giorni. - Ma nel 1187 la disfatta di Hattin fece ricadere G. sotto il dominio maometano.

Gli edifici sacri e i monasteri di G. furono confiscati e ridotti in moschee o ad altri usi.

Saladino però, seguendo l'esempio del califfo Omar lasciò che il S. Sepolcro rimanesse quale santuario cristiano, ma sotto il controllo musulmano. Sembra che nel 1212 custodì della Basilica fossero sacerdoti locali, mentre nel 1217 gli edifici furono trovati chiusi dal pellegrino Thietmar. Pare che i Latini vi fossero riammessi nel 1192. Federico II nel 1220, durante una breve tregua, venne a farsi incoronare nella Basilica. Ma nel 1244 i Karismini misero a sacco la città, trucidarono i cristiani e gli edifici del S. Sepolcro furono devastati.

In seguito alle proteste del mondo cristiano, Inno-cenzo IV ricevette nel 1246 assicurazione dal sultano Ajjub che sarebbero stati riparati i danni e custodi musulmani avrebbero assicurato l'ingresso al Santuario a tutti i pellegrini, che, superando le asperità del viaggio, erano sempre numerosi, soprattutto dall'Oriente, ricevendo ospitalità presso i vari monasteri. La regina Tamara ottenne esenzioni di tasse solo per i Georgiani; gli altri erano sottoposti a vere angherie. Attesta Fidenzio di Padova (1266-91) che ciascun pellegrino doveva sborsare ca. 80 franchi d'oro per entrare nel S. Sepolcro. Nel 1216 il card. Giacomo da Vitry andando in Terra Santa aveva trovato già a G. i Frati Minori, che vi erano stabiliti, sotto il governo di frate Elia. Più tardi quelli pellegrini vi si recarono i domenicani Barucardo da Montsion nel 1283 e Richeldo da Monte Croce.

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sotto il governo di frate Elia. Più tardi quelli pellegrini vi si recarono i domenicani Barucardo da Montsion nel 1283 e Richeldo da Monte Croce.

(da A. Graber, Morigrium, Parigi III2, Album, inv. H, n. 71 Gerusalemme - Il S. Sepolcro raffigurato in un avorio del sec. v-VI. Monaco di Baviera, Museo.

erano stabiliti, sotto il governo di frate Elia. Più tardi quali pellegrini vi si recarono i domenicani Burcardo da Monte Sion nel 1283 e Ricold

Roberto d'Angiò e Sancia di Majorca (1309-45) ottennero dal sultano al-Malik an-Naşir una residenza in G. per la comunità latina, che il papa Clemente VI (1342-1352) affidò ai Francescani.

Dal diario di fra' Niccolò di Poggi (1346-50) si apprende che le varie regioni avevano propri altari; così quello degli Armeni era presso il Calvario, quello degli Etiopici e degli Indiani presso l'Edicola, i giacobiti, i Greci, i Siri.

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(fol. Biblioteca Vaticana) Gerusalemme - Il S. Sepolcro dipinto su una cassetta lignea (sec. 15) - Biblioteca Vaticana, Museo sacro.

I Francescani, favoriti dai buoni rapporti tra il sultano Barsabai e Filippo il Buono, duca di Borgogna (14191467), riuscirono nel sec. xv ad assicurarsi le chiavi d

La questione dei Luoghi Santi sorse in seguito alla occupazione turca di Selim I nel 1517; da allora in poi i Greci, essendo sudditi ottomani, cercarono di spogliare i Francescani dei loro privilegi. Ca. la metà del sec. XVI un terremoto demolì il campanile che venne sostituito con un'altra costruzione. Le contese si fecero più aspre durante il sec. XVII. Nel sec. XVIII i Greci, con l'appoggio dei Russi, riuscirono a restringere i privilegi dei Latini, usurpandone non poche prerogative.

Il 12 ott. 1808 un disastroso incendio devastò l'insigne monumento, dal quale andarono esenti solo la cappella latina della Madonna, la cripta di S. Elena, una parte del Golgota e il piccolo convento francescano. Il restauro venne affidato a Comminos di Mitilene, al quale per l'occasione fu dato il titolo di architetto reale. Il colonnato interno venne allora in parte soppresso in parte racchiuso dentro pilastri in muratura. La rotonda venne coperta; furono distrutte e disperse le tombe dei re di Gerusalemme, furono allora espulsi i Francescani, i quali ritornarono nel 1853, ricevendo solo parte dei loro edifici. Nel 1868, a spese della Francia, della Turchia e della Russia furono modificati i pessimi restauri del Comminos.

Sottratta la Palestina ai Turchi nel 1917, essa passò sotto mandato inglese e tutto fu devoluto all'alto commissario inglese per la Palestina, il quale stabilì che nulla fosse modificato da quanto era stato fissato dal sultano nel 1852. Gli edifici del S. Sepolcro subirono rilevanti danni per il terremoto del 1927, specialmente nella basilica dei Crociat

i. I restauri della cupola del Katholikon minacciarono di apportare ulteriori rovine e furono sospesi i lavori e a tutt'oggi non si è iniziato l'urgente e improrogabile restauro al più insigne monumento del cristianesimo

Vedi tavv. XIV-XVI.

Bibl.: L. H. Vincent, Histoire de la basilique du St-Sépulcre, in II S. Sepolcro di G., Bergamo 1949, pp. 23-77; D. Baldi, L'attuale Basilica, ibid., pp. 81-130. Enrico Josi