GESSO (NELL'ARTE)

GESSO (NELL'ARTE). - Il g. chimicamente è solfato di calcio idrato, poco solubile in acqua. Tale solubilità aumenta, però, elevando la temperatura. Il suo impiego nelle arti figurative è di grande importanza e di varia natura. Anzitutto esso viene adoperato dagli scultori sia per la preparazione dei bozzetti da trasferire nel marmo e nel metallo o in terracotta, sia direttamente nell'esecuzione definitiva dell'opera, in quanto esso è più solido della cera e della creta vergine, anche se meno stabile della pietra e del metallo. Si trovano nel medioevo, a cominciare dal Duecento, tabernacoli, pergami, cibori, transenne in g., spesso di squisita fattura, e

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(per cortesia della dott.ssa L. von Wackens) GERUSALEMME - Il S. Sepolcro visto da un pittore del sec. XV - Bodensee.
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GESSO - G. per il ritratto di Napoleone di A. Canova - Roma. Insigne Accademia di San Luca - Pinacoteca.
(per cortesia dell'Accademia)
molte regioni italiane, specialmente il Lazio e gli Abruzzi, si arricchiscono di opere eseguite in g.

I plasticatori medievali intagliavano il g. allo stesso modo della pietra e spesso le strutture decorative avevano un'anima in pietra per sopperire alla scarsa solidità del g.

È più difficile trovare usato il g. nelle sculture a tutto tondo; in tale ordine però rientrano i calchi, che vengono eseguiti a scopo didattico e divulgativo, specie per le sculture dell'antichità. Esistono importanti collezioni di calchi: fra essi sono notevoli i Musei dei g. di Roma, presso l'Università, e di Parigi, con i calchi dei monumenti tombali dei re di Francia.

Per eseguire il calco di una scultura il g. viene usato due volte: prima per costruire sull'originale la forma matrice o involucro che conterrà la riproduzione e poi per colare nella prima la pasta che modellerà la copia. Il primo deve essere di qualità più solida e di più facile « presa » ed è chiamato g. da formatori, il secondo è invece più fluido e cristallino ed è detto g. alabastrino.

Nella pittura il g. venne impiegato per preparare la mestica sulle tavole e, più tardi, l'imprimitura sulle tele. Amalgamato nella colla, era stemperato sulla tavola (v. Cennini) con il pennello, in modo da formare un letto liscio ed uniforme al colore. Anche sulle tele l'imprimitura a g. e colla è data con lo stesso procedimento e serve analogamente a livellare gli sbalzi della trama, oltre che a creare il fondamento per un solido impasto ai colori.

Nel restauro delle pitture il g. ha una funzione importantissima. Diluito a caldo nella colla, esso serve a campire le lacune delle parti originali, che vengono poi integrate a colori in zone neutre o intonate a quelle circostanti, secondo procedimenti vari.

BIBL.: C. Cennini, Il libro dell'arte, Firenze 1943, capp. 115-127 e passim; C. A. Petrucci, s. V. ENOCH. Ital., XVI, pp. 853-55. Giovanni Carandente
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“GESSO (NELL'ARTE).” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 151. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/gesso-nell-arte.