GHEBRÉ, MICHAEL, beato. - Martire abissino, membro della Congregazione della Missione. N. a Dibo (Goggiam) nel 1791, dopo aver frequentato le scuole locali (debrà), a 22 anni abbracciava la vita monastica per darsi più liberamente allo studio e alla preghiera. In un viaggio ad Alessandria conobbe il b. De Jacobis (v.), con il quale pellegrinò a Roma (1841) e in Palestina. Tornando in patria, abiurò l'eresia monofisita (1843); indi si pose al seguito del De Jacobis, dal quale nel 1851 fu ordinato
sacerdote. Da allora alla sua morte questo « genio abissino, intelligente, abile, attivo, esemplare » (De Jacobis) attese alla conversione degli eretici (guadagnò alla fede romana lo stesso figlio del re Giovanni) e all'istruzione dei giovani abissini del Seminario di Alai, per i quali compose una grammatica, un dizionario in lingua ge'ez, un catechismo, e, con il b. De Ja-
cobis, iniziò la traduzione della teologia morale del Gury.
Scoppiata la persecuzione religiosa, fu catturato a Gondar nel 1854 per ordine dell'abuna copto Salama. Condannato a morte dall'imperatore Teodoro, fu graziato, ma, tenuto sempre in catene, finì di stenti a Cerecia Ghebaba, sulle frontiere del passo Wallo (Scioa), il 28 ag. 1855. Fu beatificato da Pio XI il 31 ott. 1926. Festa il 1° sett.