GHEZZI, PIER LEONE

GHEZZI, PIER LEONE. - Pittore e disegnatore, n.
GHEZZI, PIER LEONE. - Pittore e disegnatore, n.

a Roma il 28 giugno 1674 e ivi m. il 5 marzo 1755.
Fu avviato all'arte dal padre Giuseppe e come il

GHEZZI PIER LEONE – GHIBERTI LORENZO

Nella fornella del Sacrificio d’Isacco (Bargello), con la quale vinse nel 1401 il concorso per la seconda porta del Battistero (in competizione, fra gli altri, con il Brunelleschi e Jacopo della Quercia), dà un’opera di alta letteratura, più che di poesia, nell’impeccabile coerenza di un bassorilievo pittorico. Nei rilievi della porta stessa in bronzo dorato (1403-24) quelle stesse qualità si svolgono quasi ovunque più liberamente attraverso l’ispirato accordo fra la pittorica luminosità del rilievo e la musica sottilissima dei sinuosi svolgimenti della linea: toccando accenti di vera poesia.

In questo periodo il G. eseguì forse il S. Iacopo, certo il S. Giovanni Battista (1414), il S. Matteo (1419-22) e il S. Stefano (più tardi) nelle nicchie esterne di Orsanmichele, oltre a due fornelle per il fonte battesimale di Siena (1424-27). Opere tutte alquanto manierate e nobilmente artigianesche, salvo il S. Matteo, luminosa visione di serenità.

Nella terza porta del Battistero (1425-52) il G. applicò, con il sistema degli scomparti quadrati, sull’esempio di Donatello, le leggi della prospettiva pittorica al bassorilievo nell’intento certamente di produrre opera aggiornata al gusto ormai trionfante del primo Rinascimento. Ma la sua arte restò intimamente legata al gusto tardogotico, e fu sempre nell’ambito di una visione fiabesca, che egli raggiunse anche qui (come pure nell’Arca di S. Zanobi in Duomo, 1446) la purezza dell’arte. Il problema dibattuto dalla critica recente se il G. sia da considerare sempre artista (Schlosser) o sempre nobilissimo artigiano (Galassi), o artista nella seconda porta e artigiano nella terza (L. Venturi) va probabilmente risolto nel senso di riconoscere che egli fu sempre dotato di capacità tecnico-letterarie altissime, di una abilità sorprendente e capziosa, ma che, in tutti i momenti della sua attività, una profonda ispirazione poetica riuscì a tratti a rompere quell’involucro, che insieme la nutriva e la soffocava.

Scrisse da vecchio i Commentari, trattato di tecnica e di teoria artistica, con un riassunto di storia dell’arte interessantissimo come fonte e notevole per sicurezza di gusto nella parte che riguarda il Trecento e nell’autobiografia. – Vedi tav. XXVI.

BIBL.: L. Venturi, L. G., in L’arte, 26 (1923), pp. 233-52; L. Planisci, L. G., Vienna 1940 e Firenze 1949; J. Schlosser.
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Ghibberti, Lorenzo - S. Stefano. Bronzo all’esterno della Chiesa di Orsanmichele - Firenze.

padre fu anch’egli ben presto tra i più celebrati artisti romani del tempo e godette favorì ed onori da parte di cardinali e del papa Clemente XI; il duca di Parma lo fece conte e cavaliere.

Frequentò l’Accademia di S. Luca, della quale venne eletto membro nel 1705. Le sue prime opere furono schizzi dai quadri del padre e incisioni per libri (si ricordano quelle per le Homilie in Evangelia e per le Orationes Consistoriales di Clemente XI), ma fu poi attivissimo per numerose pitture per le chiese di Roma, di alcune delle quali si è oggi perduta traccia. Si ricordano fra quelle rimaste, a S. Marcello al Corso, il mediocre quadro con S. Giuliana Falconieri e la Vestizione della stessa Santa nella chiesa dell’Arciconfraternita di S. Maria dell’Orazione e Monte in Via Giulia, S. Ignazio fra i leoni (1715) in S. Clemente, e il Profeta Michea (1718) in S. Giovanni in Laterano. Fece anche cartoni per arazzi e collaborò all’allestimento di feste e spettacoli e attese anch’egli, come il padre, al restauro (con idee invero molto libere) di quadri antichi. Del 1727 sono gli affreschi sulle pareti della Villa falconieri a Frascati, con ritratti di personaggi della famiglia Falconieri e scene burlesche piene di un acuto spirito di osservazione. Ed è questa “verve” e questo spirito che lo rendono ancor oggi celebre per quel numeroso gruppo di caricature (una ricca raccolta è nella Biblioteca Vaticana) che oltre il valore d’arte rivestono una particolare importanza per la storia sociale di Roma nel Settecento. Agli Uffizi si conservano tre suoi autoritratti, un altro è all’Accademia di S. Luca in Roma.

BIBL.: anon., s. V. in Thieme-Becker, XIII, p. 539-586; V. Golzio, s. V. ENOCH. Ital., XVI, p. 895. Gilberto Ronci