GIOACHINO DA FIORE

GIOACHINO da FIORE. - È una delle figure più rappresentative, ma anche più complesse della spiritualità medievale: mistico, riformatore, profeta, teologo, esegeta; venerato come un santo da alcuni, considerato come un impostore da altri. S. Tommaso riconosce la santità della sua vita, ma ritiene che in alcune delle sue profezie abbia fallito.

I. BIOGRAFIA

N. a Celico (Cosenza) verso il 1130. È molto discutibile che abbia passato la giovinezza come paggio alla corte normanna. Di un suo viaggio giovanile in Terra Santa, affiorano reminiscenze nel suo Tractatus super quatuor Evangelia. Al ritorno, verso il 1155, entrò fra i Cistercensi della Sambucina (Luzzi), dove fu portinato e dove incominciò a predicare. Passato al monastero di Corazzo, fu ordinato sacerdote dal vescovo di Catanzaro e, nel 1177, eletto abate. Nel 1182-83 fu ospite a Casanari, e di lì si recò a Veroli dal papa Lucio III, per impegnare l'autorizzazione di mettere in scritto le sue idee esegetiche sulla S. Scrittura. A Casanari dettò a Luca, suo futuro biografo, la Concordia N. et V. TESTAMENTO e parte dello Psalterium. Nel 1186 raggiunse Urbano III a Verona. Il Papa lo spinse a compilare la Expositio in Apocalipsim. È pura leggenda che da Verona si sia recato a Venezia per dare dei suggerimenti sulla composizione dei famosi mosaici, tra cui quelli profetici sui s. Domenico e Francesco, di cui hanno tanto parlato i cronisti veneziani e francescani. Clemente III, l'8 giugno 1188, gli dirigeva un Admonitorium per esortarlo a compiere le sue opere e a sottometterle al giudizio della S. Sede. Poco dopo si separò dai Cistercensi e fondò la Congregazione Florensa, che ebbe il suo centro in S. Giovanni in Fiore. Fu approvata, malgrado le opposizioni dei Cistercensi, con bolla di Celestino III del 25 apr. 1196. Al 1200 risale il suo Testamento spirituale, messo in dubbio da E. Buonaiuti, piuttosto per prevenzione, e difeso da H. Grundmann. Morì a Canale (Cosenza) il 30 marzo 1202. Le sue religie furono trasportate nell'archiconobio di S. Giovanni in Fiore, dove ebbero culto pubblico, cui la Chiesa non diede mai sanzione ufficiale. Sulla tomba fu apposto un epitaffio latino, che fu sintetizzato nell'antifona dei Vespri, riecheggiata a sua volta da Dante nei famosi versi del canto XII del Paradiso, in cui G. è collocato tra i luminari del sapere tra s. Tommaso e s. Bonaventura e proprio per lo spirito di profezia, che viceversa gli era stato negato dall'Aquinate.

II. L'OPERA DOTTRINALE

L'esegesi gioachimita non è originale; ma spinge fino all'inverosimile l'interpretazione allegorica, che è alla base del suo sistema.

Come teologo ha ricevuto un colpo mortale con la condanna del suo Libellus de essentia Trinitatis contra Lombardum da parte del Concilio Lateranense IV, nel 1215. L'opuscolo è andato perduto; ma se ne conosce

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(1st. Biblioteca Vaticana)
Gioachino da Fiore - Explicit dell'Expaitio in Apocalypsim: I tre regni e la Trinità - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 4860, $223^{2}$ (secc. 21 II-21V).

il contenuto attraverso le espressioni della condanna con­
ciliare: G. rimproverava a Pietro Lombardo una malin­
tesa quaternità, mentre egli a sua volta difendeva un’u­
nità similitudinaria, che veniva a distruggere l’unità di
essenza. F. Foberti, pur ammettendo come giusta la con­
danna conciliare, contesta a G. la paternità del libello,
ritenendolo un falso presentato sotto il suo nome al Con­
cilio. Ma la sua difesa è debole; non meno debole è la
difesa dell’ortodossia di G. in materia di Sacramenti e
della Chiesa.

Più fortunata è invece la chiarificazione di E. De­
niffe, sulla natura
della terza età, capo­
saldo del messaggio
gioacchino.

L’avvento della
terza età, quella del­
lo Spirito Santo, in
successione di quella
del Padre (del timo­
re) e del Figlio (della
Grazia), non si deve
intendere come una
nuova economia o
rivelazione della Ter­
za Persona divina,
ma come una «in­
telligentià spirituali­
sità» della Rivelazione
cristiana. È stata una
deformazione del
pensiero gioacchini­
ta, operata dagli
Spirituali francesca­
ni, specialmente da
Gherardo da Borgo
S. Donnino, quella
di far passare per «Vangelo eterno» le tre opere principali
di G. Di qui la denunzia alla S. Sede e la condanna del 23
ott. 1255. Accanto a Gerardo, tra i più noti gioacchiniti
sono da ricordare: Giovanni da Parma, generale dei
Francescani, Salimbene de Adam, Ubertino da Ca­
sale e Angelo da Chiarino in Italia; Ugo de Digne e Pier
di Giovanni Olivi in Francia; Arnaldo da Villanova in
Spagna e altri minori in Germania e in Inghilterra.

In tema di influenze, è da escludere che il messaggio
gioacchinità abbia trovato il suo realizzatore in s. Fran­
cesco d’Assisi; ma non si può negare che argomenti gioac­
chiniti siano stati adottati anche da s. Bonaventura e
da s. Bernardino da Siena; né si può misconoscere che
tutto il movimento dei Flagellanti, degli Spirituali, dei
Fraticelli e dei Beghini si riallacci a G. Influssi gioacchi­
niti, diretti o indiretti, sono stati ugualmente rilevati
nel profetismo savonaroliano, nella filosofia della storia
di G. B. Vico, nelle elucubrazioni di Telesforo di Co­
senza, nelle aspirazioni di Cola di Rienzo, perfino in Giu­
seppe Mazzini e nel poeta norvegese Ibsen, come ha fatto
notare G. Manacorda.

Ma la questione più dibattuta è l’asserito gioacchi­
nismo dantesco, portato alla ribalta da studi recentissimi,
si da farne uno dei motivi fondamentali della Commedia.
L’avvertimento del Barbi contro le esagerazioni e le de­
viazioni non è servito; anzi la recente scoperta del Co­
dice delle Figure, da parte di L. Tondelli, non ha fatto
che accentuare la tendenza.

BML.: Le opere di G. sono state classificate in auten­
tiche, dubbie e spure. Si veda F. Russo, Saggio di bibliografia
gioacchinità, in Archivio st. Calabria e Lucania, 6 (1936), pp. 101-
108. La bibliografia su G. è copiosa. Per quella anteriore al
1936, ci si può attenere al Saggio cit., pp. 108-41, che con­
tiene anche la bibliografia speciale su Dante e Gioacchino
(pp. 139-41). Tra le opere posteriori si ricordano le principali­
sime: C. Huck, Joachim V. Floris u. joacchitische Literatur, Fri­
burg in Br. 1938; G. Slaughter, Calabria the First Italy, Ma­
dison 1939; F. Carafa, Il Monastero Florense di S. Maria di
Gloria, Roma 1940; F. Foberti, G. da F. e il gioacchinito antico
e moderno, Padova 1942. Per le relazioni con Dante: A. Ricolfi
Influssi gioacchiniti su Dante e i fedeli di amore, in Giornale dan­
tesco, 33 (1930), pp. 169-87; E. Buonaiuti, Dante come profeta,

Modena 1936; D. Merczkowski, Dante, Bologna 1938 pp. 338-51;
F. Russo, Rassegna gioacchinito-dantesca, in Miscellanea francesca­
na, 38 (1938), pp. 65-83; id., Il libro delle Figure, ibid., 41 (1941),
pp. 326-44; 43 (1943), pp. 323-35; L. Tondelli, Il libro delle Figure.
Torino 1939; id., Da G. a Dante, ivi 1944. Francesco Russo