GIOACHINO MURAT, RE DI NAPOLI

GIOACHINO MURAT, re di NAPOLI. - N. il 25 marzo 1767 a La Bastide Fortunière, m. il 13 ott. 1815 a Pizzo in Calabria. Destinato dai genitori allo stato ecclesiastico, entrò nel Seminario dei Lazzaristi di Tolosa, ma la missione sacerdotale non era fatta per lui, e nel 1788 lasciò il Seminario e si arruolò

nei cacciatori a cavallo. Entusiasta della Rivoluzione ed amico del Bonaparte, fu l'aiutante di campo di quest'ultimo nella campagna d'Italia nel 1796. Generale di divisione nel 1799 a ricompensa della sua condotta nella campagna d'Egitto, contribuì in maniera decisiva alla riuscita del colpo di Stato del 18 brumalo.

Le dori militari di G. M. quale comandante di cavalleria erano veramente eccelse ed egli partecipò a pressoché

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GIOACHINO MURAT, re di NAPOLI - G. M. presenta ai suoi generali il proclama agli Italiani. Disegno di G. Moricci, litografia Ballagny - Roma, Museo del Risorgimento.
(fot. Eur. Catt.)
tutte le campagne napoleoniche alla testa dei suoi cavalieri: nella campagna di Russia ebbe il comando della cavalleria della grande armata. Maresciallo dell'Impero, divenne nel 1806 granduca di Berg e di Clèves. Nel nov. 1807 ebbe il comando delle truppe che invasero la Spagna e domò con feroce energia la sollevazione madrilena del 2 maggio 1808. Nel luglio dello stesso anno successe a Giuseppe Bonaparte sul trono di Napoli. Nel Regno di Napoli migliorò con adeguate riforme le condizioni sociali, economiche e spirituali della popolazione. Con una accorta politica finanziaria consolidò il debito pubblico, promosse leggi a favore dell'agricoltura, dell'industria e del commercio; diede molto incremento alla costruzione di opere pubbliche. Durante il suo Regno si procedette all'adozione dei codici francesi, opportunamente riveduti e modificati secondo le necessità locali, ma il Codice civile, entrato in vigore il 1° gen. 1809, conteneva pure gli articoli relativi al divorzio. Nelle relazioni con la religione cattolica G. affermò in tutti i suoi provvedimenti, la supremazia dello Stato sulla Chiesa. Il clero nel suo insieme veniva considerato alla stregua di un organo statale, debitamente stipendiato, e quindi obbligato ad eseguire fedelmente gli ordini e le istruzioni trasmessegli dal governo. Pur di conservare il trono, G. M. abbandonò Napoleone dopo la battaglia di Lipsia e si alleò con l'Austria, ma alla notizia del ritorno dell'Imperatore dall'Elba, concepì, con il proclama di Rimini del 30 marzo 1815, l'idea di sollevare tutta l'Italia e costituirà in regno indipendente. Sconfitto, si ritirò a Cannes e ad Ajaccio, donde salpò alla riconquista del suo Regno, ma, sbarcato a Pizzo, fu fatto prigioniero e condannato a morte.

BIBL.: A. Espitalier, Napoléon et le roi Murat, 1808-1815, Parigi 1910; H. Weil, Joachin Murat roi de Naples. La dernière année du Régne, 5 voll., ivi 1909; M. Dupont, Murat. Cavalier, maréchal de France, prince et roi, ivi 1934; A. Valente, G. Murat e l'Italia meridionale, Torino 1941. Silvio Furlani
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“GIOACHINO MURAT, RE DI NAPOLI.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 263. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/gioachino-murat-re-di-napoli.