GIOLA, MELCHIORRE. - Uomo politico e scrittore, n. a Piacenza il 20 sett. 1767, m. a Milano il 2 genn. 1829. Nel 1784 entrò nel Collegio Alberoni,
dal quale uscì ordinato sacerdote nel 1793. Simpatizzando per le idee giacobine, fu carcerato. Liberato per intervento di Napoleone, riparò a Milano. Gettò l'abito talare, e si diede al giornalismo. Fondò vari giornali. Vagheggiava l'idea di uno Stato italiano indipendente, e subì di nuovo il carcere, dal quale uscì nel 1800 dopo la vittoria di Marengo.
Ebbe vari uffici e varia fortuna sino al crollo del Regno d'Italia nel 1814. Seguono anni di fecondo lavoro. Pubblicò il Nuovo progetto delle scienze economiche (Milano 1815-19). Del merito e delle ricompense (ivi 1818), gli Elementi di filosofia (ivi 1818). Sospettato dalla polizia austriaca, patì ancora una volta il carcere per vari mesi (1820-21). Uscito, seguito a pubblicare: nel 1822, la Ideologia; nel 1824, Esercizio logico su gli errori (questo e altre opere furono messe all'indice). La sua ultima opera fu la Filosofia della statistica (Milano 1826). Ebbe grande cultura, attinta, in gran parte, a fonti francesi. In filosofia, nonostante qualche accenno a elevarsi sul volgare sensismo, non uscì dalla sfera della scuola ideologica allora dominante. Indulge spesso a un grossolano edonismo e utilitarismo. Una posizione più originale gli va riconosciuta nelle scienze sociali, dove fondò la statistica come «scienza economica delle nazioni», in cui si esamina l'influsso delle cause fisiche e morali, interne ed esterne, su le fonti della produzione, su la popolazione, su i lavori e su le abitudini. Nelle teorie e omonimo-commerciali il G. è sciagure della dottrina liberista.
