GIORNALISMO CATTOLICO

GIORNALISMO CATTOLICO. - E il g. fondato sui principi cristiani e ad essi improntato.

SOMMARIO: I. Definizione. - II. Storia. - III. Il g. c. odierno. - IV. Tecnica giornalistica e morale professionale.

I. DEFINIZIONE

Il g. è uno dei tipici aspetti della società odierna; per quanto infatti se ne

possono ritrovare lontane le origini, esso rimane in passato, per varie cause, proprie ed esterne, un aspetto episodico e particolare, fino alla fine del sec. XVIII. Oggi invece esso può essere a buon diritto considerato un « servizio sociale » di informazione ed singolo e di formazione dell'opinione pubblica con la riproduzione e interpretazione, in forma di notizie e di articoli, della vita di ogni giorno simultaneamente agli avvenimenti. La sua importanza non è stata per niente diminuita dallo sviluppo di altri mezzi più moderni di informazione, come la radiotrasmissioni, né probabilmente lo sarà, almeno per lungo tempo, dalla televisione; tuttavia non bisogna neppure esagerare questa importanza, specialmente dove la stampa è libera per legge e quindi sottoposta al controllo dell'opinione pubblica e al contraddittorio; più profonda è l'influenza là dove la stampa, orientata tutta allo stesso modo, non offre confronti né teme obliezioni in pubblico.

Caratteri del g. moderno sono la rapidità e la larghezza delle informazioni di cui esso dispone, la celerità dei mezzi di stampa, la diffusione larghissima, ma ancor più l'essere quello dei giornalisti un ceto a sé, con modo di pensare proprio e opinioni proprie. Lo « stile giornalistico », come « gli ambienti giornalistici », sono modi di dire che tuttavia esprimono una realtà di fatto esistente come elemento della società odierna.

Il g. c. non si distingue per caratteri generali dal g. al quale non viene applicato questo aggettivo; infatti i giornali cattolici hanno lo stesso

scopo degli altri, usano degli stessi mezzi tecnici, hanno le stesse relazioni con i lettori; così come i giornalisti cattolici sono professionisti né più né meno degli altri giornalisti. Il fatto che il g. c. sia prevalentemente al servizio di una idea, e quindi sia prevalentemente g. « ideologico », non lo distingue, se mai, che da un g. puramente « informativo », là dove questo esiste, ma lo accomuna per questo aspetto ad altre forme di g. pure « ideologico ». Da tutte queste altre forme tuttavia

si distingue per l'accentuata osservanza delle norme di una più rigorosa morale professionale e sociale, che non è generica, ma fondata sui principi cristiani e ad essi informata.

Sotto l'aspetto sociale il g. c. fa parte invece di quel complesso di pensiero e di opere dei cattolici militanti, che modernamente ha preso il nome di Azione cattolica; e ciò benché, storicamente e geograficamente, esso abbia talvolta preceduto e talvolta seguito il movimento organizzato di Azione cattolica, essendo sempre il principale ausiliario se non addirittura uno degli elementi determinanti; tanto che si vedrà come non vi sia g. c. proprio in quei paesi nei quali non vi è, per ragioni varie e diverse, Azione cattolica, e viceversa.

II. STORIA

Il g. moderno è nato insieme a quel moto di rinnovamento sociale che si determinò all'inizio del sec. XIX, e i cui caratteri, alquanto complessi, non sono stati ancora del tutto chiariti; e come quel moto, così anche il g. fu ritenuto e chiamato « figlio della Rivoluzione » e come tale esaltato e paventato. Se oggi i cimeli giornalistici di un secolo e mezzo fa muovono un sorriso di compattimento, non tale era l'opinione dei lettori del tempo; sui quali faceva già grande impressione il solo fatto che si svesero notizie relativamente pronte anche da paesi lontani, e commenti e interpretazioni che apparivano di una suprema audacia. Gli articoli impressionavano ancora più delle notizie e particolarmente gli articoli detti « di fondo » che davano e danno il parere del giornale e dell'ambiente da cui emana, su argomenti di carattere politico. Articoli simili cominciarono ad essere pubblicati sui giornali inglesi fin dal 1904, ma sul continente assai più tardi; le gazzette francesi e tedesche

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(per cortesia del prof. E. Lucatella) GIORNALISMO CATTOLICO - Una lettera di d. Davide Albertario dal carcere di Finalborgo (10 marzo 1899).
ne cominciarono la pubblicazione durante la Rivoluzione Francese; quelle italiane nel periodo immediatamente precedente al 1848 e ciò nonostante che in Italia la data di nascita del giornale in forma che assomiglia a quella odierna possa fissarsi alla metà del sec. XVII, mentre negli altri paesi è posteriore. Ma si trattava di giornali di carattere prevalentemente letterario, sia perché di altro genere non sarebbero stati consentiti dai governi, sia perché in realtà prima che si destasse (o ridestasse) la coscienza democratica nel popolo, d'altri argomenti non si andava in cerca. Poi i fogli divennero politici a carattere rivoluzionario; ridotti al silenzio sotto l'Impero napoleonico, alla caduta di Napoleone si ebbe bensì una fioritura di periodici a carattere cattolico, ma le leggi restrittive dei governi della restaurazione li obbligarono a mantenersi nel campo puramente morale e religioso, scientifico e letterario. A mano a mano, però, che il tempo passava, anche la pressione della stampa sui governi cresceva mirando alla libertà e questo moto, per quanto riguarda la stampa cattolica, si manifestò specialmente in Italia e Francia.

In Italia il primo periodico plurisettimanale (usciva tre volte per settimana) a carattere politico-morale si ebbe a Modena, dove le leggi restrittive della libertà di stampa erano più blande e fu La voce della verità, gazzetta dell'Italia centrale, diretta da Giovanni Galvani e pubblicata dal 5 luglio 1831 al 28 giugno 1841. Negli anni seguenti se ne pubblicarono altri dello stesso tipo; di loro basti dire che i collaboratori principali erano il principe di Canosa, il ball Samminatelli, il conte Monaldo Leopardi; periodici i quali, pur essendo animati da buone intenzioni e del tutto alieni dall'offendere la religione, erano piuttosto preoccupati di difendere soprattutto i principi legittimisti. Negli altri Stati della penisola la stampa si riduceva tutta a qualche foglio ufficiale, compilato e stampato a cura dei rispettivi governi, con le comunicazioni ufficiali, qualche poco di notiziario estero tolto di solito dai fogli ufficiali degli altri Stati, e qualche articolato; a pochi settimanali culturali, o artistici o di varietà; e a pochi periodici scientifici, religiosi o giuridici; e ciò sia nel Lombardo-Veneto, dove l'Austria vigilava attentamente ogni manifestazione di novità, sia negli altri Stati della penisola che si uniformavano al suo modo di agire, sia nello Stato pontificio e anche nel Regno sardo ove Carlo Alberto, attendendo la sua ora, lasciava il governo al Solaro della Margherita.

Fra il 1846 e il 1848, come ripercussione delle mutate condizioni sociali e politiche in tutta Europa, fu concessa ovunque la libertà di stampa che, per la impreparazione degli scrittori del tempo, per la indeterminatezza delle norme che la governavano, e per la incertezza di coloro che dovevano applicarle, degenerò nella più sfrenata licenza. Nacquero decine e decine di periodici settimanali, molti dei quali a carattere sfrenatamente anticlericale, e nacquero i primi quotidiani, alcuni a carattere patriottico, altri a carattere socialistoide; contemporaneamente sorsero i quotidiani cattolici.

Il primo a pubblicarsi in Italia fu L'armonia della religione con la civiltà (1848-70), che uscì a Torino il 14 luglio 1848 insieme con Il risorgimento del Cavour, con Il messaggero del Brofferio, con La gazzetta del popolo del Botero. Il giornale era promosso da un comitato che aveva a capo il marchese Birago di Vische e mons. Moreno, vescovo di Ivrea; la direzione fu affidata al teologo Guglielmo Audisio, che ebbe per collaboratore il giovanissimo teologo Giacomo Margotti. Negli stessi giorni nasceva a Modena un altro quotidiano a carattere cattolico, Il messaggero di Modena (1848-59), che teneva una linea conciliativa verso i governi del tempo; L'armonia invece divenne subito un giornale estremamente battagliero; composto, come tutti i giornali di allora, più di articoli che di notizie, combatté subito la prima grande battaglia a favore dei Gesuiti contro il ministro Gioberti; ne attaccò, immediatamente dopo, un'altra contro il gabinetto D'Azeglio, il cui guardasigilli, il Siccardi, aveva presentato le leggi eversive dei beni ecclesiastici; allora il Governo, il 7 sett. 1849, destituì su due piedi l'Audisio da rettore della basilica reale di Superga. L'Audisio senza attendere d'essere espulso uscì dal Regno sardo e riparò in

Toscana; il giornale passò alla direzione del Margotti che aveva allora appena 26 anni e che del resto ne accentuò il carattere battagliero. Nel 1857 fu questo giornale che, come reazione all'opera svolta dal Cavour per impedire l'elezione di deputati cattolici, propose che quelli eletti si dimettessero e iniziò la campagna per la celebre formula: «né eletti, né elettori,» poi avvalorata dal «non expedite». Il Cavour soppresse allora il giornale, che però riprese le pubblicazioni l'anno seguente. Nel 1863 il Margotti, perduto il marchese Birago e in dissenso con mons. Moreno, lasciò L'armonia e fondò L'unità cattolica (1863-1929).

Frattanto, di fronte alla battaglia anticlericale che la massoneria, allora ridestantesi, rinfocolava in tutta la penisola, il papa Pio IX aveva preso posizione anche in favore della stampa cattolica e nell'encicli. Inter multiplices (1853) l'aveva energicamente difesa. Per tutta la penisola sorsero allora numerosissimi settimanali e numerosi quotidiani cattolici battaglieri e audaci, ma poveri di mezzi e perciò di breve vita. Fra le rassegne si era affermata immediatamente La civiltà cattolica (Napoli 1850). Nacquero in quel tempo anche alcuni dei quotidiani che ebbero poi la maggiore risonanza, tra i quali L'osservatore romano (1861), divenuto poi, da giornale libero, l'organo della S. Sede.

Il periodo eroico della stampa cattolica in Italia può considerarsi appunto il quarantennio che va dal 1861, l'anno della proclamazione del Regno, alla fine del secolo. Sono in questo quarantennio la nascita della Gioventù cattolica e poi dell'Opera dei congressi e comitati cattolici, il Concilio Vaticano, Roma capitale d'Italia, le leggi di assestamento finanziario del nuovo Stato, la caduta della destra e il governo di Depretis e Crispi, i tentativi di conciliazione con la S. Sede alternati ai più accesi episodi di anticlericalismo, la trasformazione del socialismo da movimento operaio rivoluzionario in partito politico, la guerra d'Africa, i moti di Milano, la reazione di Pelloux, infine l'uccisione del re Umberto e il passaggio dal governo della sinistra a quello liberale, fatti tutti che ebbero diversa, ma sempre profonda ripercussione sulle vicende della stampa cattolica. Infatti i cattolici, in questo periodo, astenendosi del tutto dalle elezioni, non avevano altro modo per influire sulla opinione pubblica che la loro stampa, da opporre a una politica e a una stampa vivacemente e spesso violentemente anticattoliche e anticlericali. È da aggiungere che nemmeno i cattolici di azione erano uniti fra loro in questa battaglia, in quanto alcuni si mantenevano intransigenti verso lo Stato «rivoluzionario» e liberale, e gelosissimi difensori delle proteste pontifice in ordine specialmente al potere temporale; mentre altri divenivano gradatamente meno avversi allo Stato italiano e, pur rimanendo fedeli alle direttive pontifice, cercavano di interpretarle in modo sempre più conciliante, pensando così di poter meglio influire sulla trasformazione dello Stato da avversario a Stato di tutti; naturalmente la stampa cattolica era essa stessa parte di queste due correnti subendone, e in parte determinandone, gli indirizzi, gli urti, i contraccolpi.

Tipici rappresentanti della corrente intransigente furono L'unità cattolica e L'osservatore cattolico di Milano (1864-1907), che ebbe una esistenza assai burrascosa, identificata in gran parte con quella del suo più celebre direttore, d. Davide Albertario. Nato l'anno stesso del Sillabo, L'osservatore cattolico si trovò nel pieno della battaglia contro il liberalismo razionalista condotta dal gruppo neo-guelfo intransigente; l'Albertario ne assunse la direzione nel 1869, e la mantenne per trenta anni subendo ogni sorta di ostilità anche da parte di illustri ecclesiastici come d. Antonio Stoppani, fino all'arresto e alla detenzione. Se si deve riconoscere che la battaglia de L'osservatore cattolico fu anche troppo intransigente e che talvolta non badò ai termini nelle polemiche contro chiunque gli si opponesse, bisogna pur dire che ebbe effetti benefici anche sugli altri quotidiani della penisola, ai quali indicò come si poteva stare di fronte agli avversari a viso aperto.

Nel 1874 il primo congresso dell'Opera dei congressi e comitati cattolici raccomandò la diffusione della stampa

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GIORNALISMO CATTOLICO - La stereotipia per la trasformazione della pagina piana in pagina semicilindrica - Bologna, L'avvenire d'Italia.
e l'appello non cadde invano; i quotidiani cattolici che erano 7 nel 1860, 13 nel 1865, 16 nel 1870 e 18 nel 1874, salirono a 21 nel 1884 e a 26 nel 1893. Si trattava per la maggior parte di piccoli organi a carattere diocesano, o provinciale, o al massimo regionale; tuttavia alcuni meritano di essere ricordati per l'importanza che ebbero allora o perché tuttora esistono: Il cittadino di Brescia (1878) con Giorgio Montini; L'ordine di Como (1879), divenuto poi notissimo con d. Antonio Gaffuri; L'eco di Bergamo (1880), fondato da Stanislao Medolago Albani e Niccolò Rezzara, capi del movimento sociale dei cattolici prima del Toniolo; L'unità cattolica, trasferita da Torino a Firenze nel 1892 con la direzione di Enrico Mastracchi e Giuseppe Sacchetti; Il corriere nazionale (1883) di Stefano Scala a Torino, che poi si fuse con L'Italia reale (1894) di G. B. Mondada; La lega lombarda (1886) a Milano, prima diretta da Giuseppe Sacchetti, poi da Giuseppe Saccardo, quindi fusa nel 1907 con L'osservatore cattolico ne L'unione, che nel 1912 divenne L'Italia; La difesa di Venezia (1882-1917), il giornale che Pio X predilesse; L'avvenire a Bologna, fondato nel 1896 dall'episcopato emiliano e diretto da Filippo Crispolti, e che divenne nel 1902 L'avvenire d'Italia con la direzione di Rocca d'Adria; La vera Roma, divenuto nel 1904 quotidiano, diffusissimo sotto Enrico Filiziani.

La convulsa e spropositata reazione che il gabinetto Di Rudini oppose agli incomposti moti popolari del 1898, colpì anche la stampa cattolica: a Milano fu processato e condannato l'Albertario, a Firenze fu soppressa per qualche mese L'unità cattolica, altrove altri giornali subirono la stessa sorte.

La ripresa, dopo la burrasca, segnò anche l'apertura di un nuovo periodo nel quale decaddero i giornali cosiddetti «intransigenti», e si affermarono quelli conciliativi; il mutamento fu determinato da tre fattori: l'affermarsi delle direttive sociali del Toniolo, avvalorate dalla sanzione pontificia nella Rerum novarum; la partecipazione dei cattolici alle elezioni amministrative e il graduale sostituirsi alla formola margottiana «né eletti né elettori», di quella di Filippo Meda «preparazione nell'astensione», di cui lo stesso Meda si fece propugnatore proprio ne L'osservatore cattolico quando ne divenne direttore; il riconoscimento della necessità di una maggiore unione fra i cattolici sia di fronte ai pericoli esterni, sia di fronte a quelli interni che cominciavano ad avere un nome: d. Romolo Murri.

Per raggiungere l'unità nel campo giornalistico, almeno fra gli organi maggiori, il conte Grosoli, che era stato ultimo presidente dell'Opera dei congressi (sciolta da Pio X nel 1904) fondò nel 1908 l'Unione editoriale romana (poi italiana), che ebbe il compito di coordinare amministrativamente e redazionalmente i giornali ade-

aderenti. Fecero parte di questo organismo, che fu chiamato comunemente il «trust cattolico», vari giornali dell'Italia settentrionale e meridionale: Il corriere d'Italia, fondato nel 1903 da Gaetano De Felice con il nome di Corriere di Roma; L'avvenire d'Italia, diretto allora da Rocca d'Adria; L'Italia, diretto da Paolo Mattei Gentili; Il momento di Torino, diretto da Angelo Mauri; Il messaggero toscano di Pisa, fondato dal card. Maffi, Il corriere di Sicilia di Palermo; quest'ultimo giornale cessò presto le pubblicazioni in seguito a manifestazioni di lealismo monarchico, che furono ritenute eccessive in quel momento.

Il «trust» ebbe i suoi vantaggi e i suoi svantaggi; uniformò l'indirizzo dei giornali aderenti e migliorò i loro servizi dall'interno e specialmente dall'esterno, mandando a Parigi Domenico Russo, il primo giornalista cattolico inviato all'estero con questo compito; ma ne intralciò anche notevolmente l'andamento redazionale con la imposta revisione che la sede di Roma doveva fare, sia delle corrispondenze dall'estero, sia delle principali collaborazioni, e anche degli editoriali dei vari direttori. L'unità di indirizzo era assicurata, ma praticamente esisteva una sola direzione, non sempre affidata a persone competenti e adatte, con sei sottodirezioni locali. Questi inconvenienti tennero fuori dal «trust» alcuni giornali, i cui direttori vollero mantenere la loro indipendenza, come l'indirizzo conciliante ne tenne fuori i giornali intransigenti. Questi giornali anzi ingaggiarono un'aspra battaglia contro i giornali «moderni» (aggettino pericoloso in tempo di battaglia antimodernista), e la battaglia culminò quando Pio X in una lettera all'episcopato lombardo del 1º luglio 1911 riprovò per il loro indirizzo «certi giornali», tra i quali non fu difficile riconoscere quelli del «trust»; la riprovazione fu poi esplicita il 1º dic. dell'anno successivo, quando il fascicolo degli Acta Apostolicae Sedis pubblicò una «avvertenza» che diceva: «A togliere l'equivoco che certi giornali vanno creando in mezzo al clero e ai fedeli, si dichiara che la S. Sede non riconosce per conformi alle direttive pontifice ed alle norme della lettera di Sua Santità all'episcopato lombardo, in data 1º luglio 1911 i giornali seguenti: L'avvenire d'Italia, Il corriere d'Italia, Il corriere di Sicilia, L'Italia, Il momento, ed altri dello stesso genere, checché ne sia delle intenzioni di alcune egregie persone che li dirigono ed aiutano». La Congregazione dei Religiosi, interpretando nel modo più restrittivo l'avvertenza, dichiarava poco dopo che non solo l'abbonamento, ma anche la lettura di tali giornali era vietata ai religiosi senza autorizzazione dei loro superiori maggiori. Fu un grave colpo per i giornali del «trust», che tuttavia continuarono a stamparsi, procurando di conformarsi il più possibile alle direttive pontifice. Il provvedimento ebbe però vigore per poco tempo perché nell'art. del 1914 il papa Benedetto XV a mons. Falcini, vescovo di S. Miniato, che l'aveva interrogato in proposito, faceva rispondere dal card. Gasparri, segretario di Stato: «l'anzidetta avvertenza non ha avuto il carattere di proibizione». I giornali del «trust» ripresero nuovo vigore, mentre quelli che si ostinavano a rimanere fedeli a forme di intransigenza, che non rispondevano più ai tempi, erano finiti o finivano durante la guerra 1915-18. Ma anche i difetti dell'unione editoriale nel periodo della stessa guerra ebbero il sopravvento sui vantaggi e il «trust» fu sciolto nel 1916; ogni giornale riprese la propria autonomia.

Durante la guerra del 1915-18 i quotidiani cattolici assecondarono efficacemente il moto di inserimento dei cattolici nella vita politica, che portò nel 1919 alla costituzione del Partito popolare italiano. Quasi tutti i giornali cattolici vi aderirono pienamente, tanto da risentire il contraccolpo della lotta che il fascismo fece ai partiti democratici e poi alla stampa che non sottostava in tutto alle sue direttive. Alcuni, come L'avvenire d'Italia e Il corriere d'Italia, aderirono al Centro nazionale (organizzazione politica di cattolici che fiancheggiava il fascismo); altri finirono, come Il messaggero toscano e quasi tutti i minori; altri continuarono nella loro linea d'azione di stampa cattolica, come L'Italia. Il 1929 portò alla stampa cattolica un grave colpo: scomparvero cioè anche Il momento e Il corriere d'Italia, soprattutto perché la corrente

politica alla quale aderivano non aveva che scarsa rispondenza nel ceto cattolico italiano, e L'unità cattolica, che con la Conciliazione tra lo Stato e la Chiesa aveva in certo modo concluso il suo ciclo storico. Rimasero L'avvenire d'Italia, assunto dalla Compagnia di S. Paolo che lo rinnovò, L'Italia, Il nuovo cittadino, succeduto nel 1930 a Il cittadino di Ernesto Calligari, e qualcuno di puro carattere diocesano. Nel 1931, L'avvenire d'Italia istituì una redazione a Roma per stamparvi una propria edizione quasi autonoma; da questa edizione nacque, per iniziativa di Augusto Cirici, presidente generale dell'Aziona cattolica, L'avvenire di Roma.

Nel restante periodo fascista questi pochi quotidiani rimasero soli in Italia a rappresentare una stampa non del tutto ligia alle direttive fasciste e talvolta — come nel conflitto del 1931 tra Azione cattolica e Fascismo — addirittura in contrasto. Nel periodo di occupazione tedesca succeduto all'armistizio del 1943 quasi tutti cessarono temporaneamente le pubblicazioni o perché impossibilitati a proseguire dalle distruzioni causate dalla guerra ai loro impianti (come L'avvenire d'Italia) o spontaneamente per non sottostare alle imposizioni della Repubblica sociale e degli occupanti tedeschi (come L'Italia, che si trasformò provvisoriamente in settimanale). Nell'ultimo periodo fascista e fino alla liberazione L'osservatore romano — la cui autorevolezza e diffusione erano andate sempre crescendo sotto la direzione del conte Giuseppe Dalla Torre, specialmente per le campagne polemiche contro il nazismo e contro le sopraffazioni fasciste — rimase di fatto il solo a rappresentare in Italia la stampa cattolica.

In Francia, dopo vari tentativi non riusciti, uno dei quali risale al 1680, nacque nel 1814 L'ami de la religion, che poi, per impulso di mons. Dupanloup, si mutò nel 1849 da trisettimanale in quotidiano, libero da influenze politici e d'ispirazione nettamente cattolica. La rivoluzione del 1830 anticlericale, fece sì che sorgesse uno dei più noti quotidiani francesi: L'avenir (1830-31), che aveva per motto « Dieu et la liberté » e per redattori Lamennais, Lacordaire e Montalembert; fu il primo quotidiano dedicato al pensiero religioso non senza accenti sociali. Redatto con ricchezza di mezzi pari a quella degli altri grandi quotidiani del tempo, e da veri giornalisti, pareva destinato a un brillante avvenire; invece incappò in affermazioni dottrinali che furono disapprovate da Roma; i tre giornalisti sospesero le pubblicazioni e partirono per Roma, « pellegrini di Dio e della libertà », per avere le direttive pontifice; esse vennero, ma furono l'enciclica condannatrice Mirari vos (ag. del 1832). Il giornale non riprese più le pubblicazioni; alcuni organi di provincia, nati nel suo stesso ambiente, ne continuarono le idee contenendole più prudentemente nella linea ortodossa. Da uno di questi organi minori, per impulso dell'ab. Migne (il futuro editore della Patrologie), sorse L'univers religieux politique, philosophique et littéraire (1833-1907) che ebbe subito rinomanza e larga diffusione, la quale crebbe anche quando ne divenne direttore Luigi Veuillot nel 1842; alcune delle più belle pagine della letteratura francese del sec. XIX e alcune delle più accese polemiche dello stesso secolo rimangono legate ai nomi di Veuillot e di L'univers. Con la rivoluzione del 1848 tutte le posizioni mutarono di nuovo; il cattolicesimo era tornato popolare e molti giornali vi si ispiravano anche giudicando degli avvenimenti politici. Tuttavia da questo momento i cattolici furono per alcuni decenni divisi dalla questione istituzionale e la stampa risenti della divisione; a L'univers passato alla repubblica, ma in senso conservatore, si oppose L'ère nouvelle (1849, monarchico fondato dal sac. Maret e dall'Ozanam e diretto dapprima dal Lacordaire. Sotto Napoleone III la stampa fu severamente sorvegliata e nel 1860 fu soppresso L'univers, che dapprima aveva sostenuto Napoleone poi l'aveva osteggiato; il giornale riprese nel 1867 e nel frattempo il suo editore l'aveva sostituito con Le monde (1860-96), diretto da Eugenio Coquille, una delle migliori penne del giornalismo francese. Nello stesso anno della rinascita di L'univers, mons. Dupanloup, il visconte de Melun e Augusto Cochin riuscirono a fondere insieme alcuni piccoli organi in un nuovo grande quotidiano, Le

français, di carattere piuttosto moderato e liberale. La ripresa repubblicana del 1870 divise di nuovo i cattolici, che sotto Napoleone erano stati in certo modo uniti contro di lui, in repubblicani e monarchici di varie tendenze: così L'univers e Le monde furono per il conte di Chambord, altri cattolici con Edoardo Hervé furono per il conte di Parigi, prima in Le journal de Paris poi in Le soleil (1873-1914), il primo giornale francese che fu venduto a cinque centesimi; infine altri furono per i Bonaparte con Paolo de Cassagnac che fondò L'autorité, cessata pure nel 1911. Del resto in quel tempo Le figaro difendeva gli interessi cattolici con tanto zelo da suscitare perfino le proteste di Luigi Veuillot. Da tutti questi giornali si distingueva Le français che, non confondendo la difesa degli interessi cattolici con quelli di nessuna dinastia, aveva tanto seguito da poter essere paragonato per influenza a Le journal des débats; ma s'ingolò poi con il duca di Broglie nell'azione del Partito conservatore e decadde. Allora mons. Dupanloup in tre anni raccolse il capitale necessario per fondare un altro giornale, che fu La défense sociale et religieuse (1876-83); all'intenzione ottima di raccogliere i cattolici su un'unica linea di difesa religiosa non corrisposero le penne degli scrittori e il giornale dopo un primo periodo di floridezza cadde insieme a Le français, dopo il ralliement che aveva contribuito comunque a realizzare.

Frattanto era nato dalla trasformazione d'una piccola rassegna dello stesso nome quello che è per i cattolici francesi il grande giornale religioso d'oggi: La Croix.

Nel giro di una ventina di anni la gran maggioranza dei giornali cattolici di provincia — Le bien public di Digione, L'express di Lione, La liberté catholique di Tolosa ed altri — abbandonarono del tutto la linea monarchica e, accettando le nuove direttive dell'enciclica ai Francesi, si consacrarono alla difesa degli interessi cattolici. L'univers, dopo l'assorbimento di Le monde e varie vicende passate con i figli e i nipoti del grande Veuillot, disparve, mal sostituito da La libre parole (1892-1924), e poi da Le peuple français (1893-1910).

Nel ventennio fra le due guerre mondiali i cattolici divisero le loro simpatie tra i giornali schiettamente cattolici come La Croix, con le sue edizioni provinciali numerosissime e la massa delle rassegne di ogni genere edite da La bonne presse e giornali come L'éclair, La liberté, Le figaro, Le gallois, L'écho de Paris, tutti rispettosi del pensiero cattolico, L'ami du peuple, distintosi nella lotta contro il comunismo e altri locali. Dopo La démocratie di Marco Sangnier, il giornale che meglio preparò i tempi nuovi fu L'anbe (1932) di Francesco Gay e Gastone Tessier, giornale di schietto spirito cristiano e patriottico, e insieme democratico e sindacalista. Prima del 1940 esistevano in Francia 56 quotidiani cattolici tutti a diffusione locale (salvo La Croix di Parigi) e riuniti in alcuni « trust » con una vasta organizzazione capillare per la diffusione; ma in generale la stampa cattolica francese, salvo qualche momentanea eccezione, non è mai riuscita con i suoi quotidiani ad esercitare sulla società l'influsso che vi ha invece esercitato con le sue ardite e profonde rassegne mensili.

In Austria il primo quotidiano cattolico fu Das Vaterland (1860-1912); ne sorsero poi altri a carattere regionale che nel 1935 erano 12. Tutto il complesso traeva ispirazione dal movimento cristiano sociale capeggiato dal barone Carlo di Vogelsang; fondatore di Der Priusverein per le opere sociali e di Der Priusverein per la stampa. Nel 1894 fu fondata Die Reichspost che, ben redatta, prese il primo posto fra la stampa cattolica e un posto notevole nel g. c. austriaco; il suo più celebre direttore fu il consigliere di Stato Federico Funder, sotto la cui direzione il giornale acquistò una grande importanza anche nel campo politico. Un giornale caratteristico fu Das kleine Volksblatt, organo popolare molto illustrato. Molto diffuso il settimanale cattolico Tiroler Volksbote fondato nel 1898 a Innsbruck, soppresso dai nazisti, risorto dopo la liberazione (1945) col titolo Der Volksbote.

Nel Belgio esistevano quotidiani cattolici anche prima del 1830, anno della sua costituzione in Stato indipen-

dente; il giornale più antico del Belgio, Le courrier de l'Escaut, è un quotidiano cattolico; ma il primo grande quotidiano religioso e politico fu La gazette de Liège (1840), diretta da una dinastia di giornali, i Demarteau. Dopo il 1860 la stampa cattolica ebbe più largo impulso: nel 1884 nacque Le patriote e, dopo la Rerum novarum, L'avenir social del Carton de Wiart. La maggiore importanza l'ha però avuta La libre Belgique, il giornale più amato dai cattolici belgi, che continuò ad uscire clandestinamente anche durante l'occupazione tedesca del 1914-1918. Lo spiccato regionalismo e la differenza linguistica ha fatto sì che in Belgio si son sempre avuti numerosi quotidiani locali; circa la metà della tiratura di tutta la stampa belga è data dai quotidiani cattolici.

In Cecolovacchia, esistevano prima della seconda guerra mondiale 6 quotidiani cattolici in Boemia e Slovacchia, uno nella Russia subcarpatica; inoltre uno per ciascuna ne avevano le minoranze polacca e tedesca; i più importanti erano il Lidové Listy a Praga, Die deutsche Presse, pure a Praga, e lo Slovak a Bratislava.

In Germania i cattolici ebbero il loro primo organo nel 1860 e fu Die hölische Blätter di Colonia, divenuto poi Die hölische Volkszeitung; seguirono molti altri organi locali riuniti in due «trust»: Der Zeno Konzern a Münster, che controllava 28 giornali della Germania nordoccidentale, e Die Verbo, a Friedrichshafen che ne controllava 19 della Baviera settentrionale. Nel 1870, contemporaneamente alla Zentrumspartei prussiano, nacque il maggiore organo religioso-politico tedesco, Die Germania, che si battò per lo stesso fine del «Centro»: proteggere la libertà della Chiesa e la scuola confessionale e assicurare ai cattolici la loro libertà indipendentemente dal volere di una occasionale maggioranza parlamentare. Quando il regime nazista attaccò, e poi soppresse, la stampa cattolica nel Reich, essa contava 61 quotidiani di cui una ventina tiravano più di 20 mila copie; l'Augustinus Verein ne curava la diffusione e lo sviluppo.

In Inghilterra non esistevano quotidiani cattolici per la curiosa concezione che vi si ha della stampa; infatti non vi è concepibile un quotidiano che non abbia colore politico; ma i cattolici non hanno un loro partito in quanto militano indifferentemente in qualunque dei tre partiti tradizionali: conservatore, liberale e laburista, nessuno dei quali è anticattolico; perciò non hanno quotidiani propri, ma soltanto qualche settimanale, del resto assai ben fatto e diffuso.

In Olanda invece, benché i cattolici siano appena la metà della popolazione, la stampa cattolica è larghissimamente diffusa e rappresenta la metà del totale; prima della guerra attorno al Maasbode (1878) di Rotterdam, grande giornale ben fatto e diffusissimo, e al Tijd (1848) esistevano ben trenta quotidiani locali.

In Polonia esistevano prima della seconda guerra mondiale ben 53 quotidiani cattolici di cui realmente importante soltanto il Kurier Warsawski; ma esisteva anche una scuola di g. c. e una agenzia di informazioni cattolica.

La Spagna fu in passato ricchissima di giornali ed ha ancora uno dei più antichi, El diario de Barcelona, cattolico fondato nel 1792; ma in generale i giornali spagnoli sono stati in passato molto vivaci, di scarsa tiratura e di breve durata; tra i più antichi meritano di essere ricordati El católico (1840-70), e La España (1848-1868); tra quelli che si pubblicano ancora El siglo futuro (1875), El correo catalano (1875) e La voz de Valencia (1892). Al principio del secolo nacquero i giornali più importanti, che pure continuano a pubblicarsi: La gazeta del Norte (1901) a Bilbao, El noticiero de Zaragoza (1900), El debate di Madrid con i suoi giornali collegati in varie province, L'A.B.C. a Madrid. El debate ha una fiorente scuola di g. c., l'unica di tutta la Spagna.

In Svizzera la stampa ha pure lottato per conquistare ai cattolici il posto che loro spetta in uno Stato non cattolico; tra il 1830 e il 1870 i giornali cattolici ebbero appunto questo compito e furono Das Vaterland (che ancora si pubblica) a Lucerna, fondato nel 1833 con il titolo Die Luzerner Zeitung, La voix catholique (1847), La gazette de Fribourg (1849), L'ami du peuple (1864). Dopo il 1870,

per impulso del Mermillod (poi cardinale), tutte le attività cattoliche in Svizzera ebbero nuovo impulso e con esse la stampa; nacquero quelli che sono ancor oggi i maggiori giornali svizzeri: la Liberté (1871) a Friburgo, Die Ostschweiz (1873), Le courrier de Genève, Il giornale del popolo a Lugano, Die neue Zürcher Nachrichten e altri dieci giornali a carattere locale.

Nel Lussemburgo è cattolico il maggiore dei due quotidiani esistenti, Das luxemburger Wort (1848); nel Portogallo i cattolici hanno Nocidades e altri tre quotidiani; l'Irlanda non ha quotidiani cattolici, ma il principale quotidiano The Irish Independent è diretto da cattolici.

I paesi europei ora sottoposti al dominio sovietico ebbero i loro organi religiosi e politici: l'Ungheria aveva il diffusissimo Nemzeti Újság (1921) di Budapest e vari altri quotidiani nati e sostenuti dall'organizzazione «Pazmany» per i letterati e giornali cattolici; la Lituania ebbe il Rytas; in Jugoslavia la stampa cattolica era croata o slovena; i Croati dopo varie vicende avevano conservato il Hrvatska Straza (nato come Rijecke Novine a Fiume nel 1911 e trasferito a Zagabria nel 1914); gli Sloveni avevano lo Slovence fondato nel 1873 e lo Slovenski dom fondato nel 1936.

In America gli Stati Uniti non hanno mai avuto altri quotidiani cattolici che un piccolo giornale di importanza locale The catholic daily tribune di Dubuque (Iowa) e qualche giornale per emigrati non in lingua inglese, ma moltissime pubblicazioni periodiche alle quali dette grande impulso il Concilio plenario di Baltimora (1884); ancor più efficace fu l'istituzione nel 1919 del N.C.W.C. news service, che fornisce notizie cattoliche a un gran numero di periodici americani ed europei.

Il Canada ebbe il primo quotidiano cattolico nel 1882 e fu L'étendard a Trois Rivières; nacquero poi gli attuali quotidiani cattolici in lingua francese: L'action catholique (1907) a Québec, Le devoir (1910) a Montréal e Le droit (1913) a Ottawa.

In Argentina, dopo i quotidiani del sec. XIX che difevano attivamente la religione, sorse El pueblo (1900), che è il più grande quotidiano cattolico di tutta l'America.

Nelle altre Repubbliche dell'America latina si pubblicano quotidiani cattolici di non grande importanza nel Venezuela (La religión, Columna e Diario católico) nell'Equatore (il Debate), nella Bolivia (l'Alas), nel Nicaragua (il Diario nicaraguense).

Negli Stati arabi i pochi quotidiani che vi si pubblicano sono tutti in mano di cattolici, senza per altro essere propriamente organi cattolici. La Cina aveva prima della guerra lo Yi-Shih-Pao a Tientsin; l'India il The catholic herald e il Congo Belga il Courier d'Afrique a Leopoldville.

III. IL G. C. ODIERNO. — Lo sconvolgimento operato dovunque dalla seconda guerra mondiale non è stato senza conseguenze anche sul giornalismo benché non profondo. Nei paesi anglosassoni e nei paesi che sono rimasti ai margini della guerra — salvo le restrizioni imposte dalla deficienza di carta per la difficoltà di fabbricazione della cellulosa e la contrazione dei trasporti internazionali — tutto è rimasto come prima. Viceversa nei paesi passati sotto il dominio sovietico — Polonia, Lituania, Romania, Cecolovacchia, Bulgaria, Ungheria, Albania — e anche nella Jugoslavia, tutta la stampa che esiste è governativa, come è proprio dei regimi totalitari; in tali paesi, naturalmente, non c'è più traccia di stampa cattolica, né quotidiana, né di altra periodicità. Nei paesi democratici si nota un'accentuazione della stampa verso le correnti politiche e sociali dette di «sinistra».

In Italia quasi tutti i giornali del periodo fascista hanno ripreso le pubblicazioni con lievi modificazioni del titolo, e, naturalmente, con mutato spirito. I quotidiani cattolici sono tra i pochissimi che non hanno avuto ragione di mutare i loro titoli

non essendosi compromessi — o in misura minima — con il fascismo, e nessuno con quello della « repubblica sociale ». Essi sono otto, oltre L'osservatore romano (direttore Giuseppe Dalla Torre) che continua a stamparsi nella città del Vaticano, e che durante la guerra pubblicò, per l'imparzialità della S. Sede, i bollettini delle due parti, sospendendone del tutto la pubblicazione dal 10 giugno 1940 (entrata dell'Italia in guerra) fino al 6 giugno del 1944 (entrata degli alleati in Roma). A Roma si pubblica Il quotidiano (direttore Federico Alessandrini), derivato dall'Avvenire che per decisione spontanea mutò titolo; a Bologna L'avvenire d'Italia (direttore Raimondo Manzini); a Milano L'Italia (direttore mons. Ernesto Pisoni); a Genova Il nuovo cittadino (direttore don Eugenio Badino); a Como L'ordine (direttore don Giuseppe Brusadelli); a Bergamo L'eco di Bergamo (direttore don Andrea Spada); a Trento Il popolo trentino (direttore Flaminio Piccoli); a Cagliari Il quotidiano sardo (direttore Mariano Pintus); diversamente da quanto avvenne con il Partito popolare italiano, al quale i quotidiani cattolici aderirono accettandone la disciplina, essi si sono mantenuti indipendenti dalla Democrazia cristiana pur fiancheggiandone l'opera; hanno invece accettato il loro collegamento con gli organi centrali dell'Azione Cattolica, pur conservando la propria autonomia redazionale e amministrativa; per il servizio da Roma (politico e religioso) hanno costituito un ufficio unico. La Democrazia cristiana ha i propri organi, redatti da giornalisti cattolici, i quali naturalmente accettano in tutto la disciplina del partito politico, mentre diffondono e difendono il pensiero cristiano.

In Francia la guerra ha prodotto anche più profondi sconvolgimenti e pochi sono i giornali che hanno mantenuto le loro testate; tra gli altri La Croix che ha ripresa la sua funzione di capofila del g. c., e L'Aube, divenuto organo del M. R. P. Altri quotidiani non espressamente cattolici sono molto seguiti tuttavia dai cattolici, come Le figaro, al quale collabora F. Mauriac.

In Germania numerosissimi sono i quotidiani che si stampano nelle due Repubbliche, ma solo uno cattolico: Das ausburger Tagesblatt (1948).

Nel Belgio ai quotidiani cattolici di prima della guerra si è aggiunto Le métropole di Anversa, piccolo giornale che ha avuto grande sviluppo.

Anche nell'Olanda si è aggiunto un nuovo giornale al Tijd e al Maasbode: il Volkskrant di Amsterdam.

Organismi internazionali. Organi di collegamento nel giornalismo sono le agenzie di informazioni per i giornali, le associazioni per i giornalisti. I cattolici non hanno trascurato questi due settori. Le agenzie di informazione cattoliche erano, prima della seconda guerra mondiale, 19: le più importanti erano la N.C.W.C., il News service e la Fides; la prima, emanazione dell'episcopato cattolico degli Stati Uniti per « promuovero, sviluppare e assistere la stampa cattolica negli Stati Uniti », va acquistando sempre maggiore influsso e distribuisce migliaia di pubblicazioni in tutto il mondo con milioni di copie di tiratura, notizie, servizi, articoli, fotografie ecc.; la Fides, emanazione della Congregazione di Propaganda Fide, dirama alla stampa cattolica bollettini in più lingue contenenti largo notiziario missionario; la Congregazione per la Chiesa orientale ha organizzato una propria agenzia, « Servizio informazioni Chiesa orientale » (SICO), che dirama appunto notizie riguardanti le cristianità orientali sia cattoliche sia dissidenti. Una organizzazione internazionale di informazioni per la stampa è il Centro informazioni « Pro Deo » (CIP), che ha collegamenti con varie parti del mondo e dirama notiziario cattolico e vario secondo propri criteri ideologici.

L'organizzazione cattolica internazionale dei giornalisti è triplice. Nel 1927 a Parigi, per impulso di Renato Delforge, direttore del Vers l'avenir di Namur, fu fondato il « Bureau international des journalistes catholiques », ora divenuto « Fédération internationale », come legame tra gli organismi nazionali similari per la difesa degli interessi comuni. Nel 1928, in occasione della mostra della stampa cattolica a Colonia, per iniziativa di Giulio Stocky, direttore di Die kölnische Volkszeitung, fu costituita la « Commission permanente des éditeurs et directeurs des journaux catholiques » per la cooperazione fra giornali e agenzie; nel 1930 a Bruxelles, in occasione del primo congresso mondiale della stampa cattolica, fu istituito il terzo organismo che collega gli altri due senza lederne l'autonomia e fu l'« Union internationale de la presse catholique », federazione che raggruppa enti e persone; lo statuto fu approvato a Roma nel 1936, dal secondo Congresso internazionale dei giornalisti cattolici. Questo Congresso ebbe particolare importanza perché si tenne durante l'Esposizione universale della stampa cattolica, indetta in Vaticano da Pio XI per ricordare il 75° de L'osservatore romano; all'esposizione, e alle varie riunioni e congressi che vi si tennero, partecipò la stampa cattolica di tutto il mondo, salvo la Germania nazionalsocialista e la Russia sovietica. Fra gli organismi internazionali il più efficiente e continuo fu il segretariato della « Commission permanente » diretto dall'olandese Enrico Hoeben che, attraverso Die katholische Wereldpost di Breda, esercitò largo influsso sulla stampa di tutti i paesi, specialmente nella lotta contro il nazionalsocialismo e il comunismo; durante l'occupazione tedesca dell'Olanda nel 1940 la centrale di Breda fu occupata dai Tedeschi e il dottor Hoeben fu internato per rappresaglia; morì in un campo di concentramento il 28 febbr. 1942. Dopo la guerra le relazioni fra tutti questi organismi sono state riprese nel terzo Congresso internazionale della stampa cattolica, tenuto a Roma (16-19 febbr. 1950) in occasione dell'Anno Santo; vi hanno partecipato i giornalisti di 32 paesi; sono stati ricostituiti i tre organismi fondamentali e in più un segretariato permanente e una Unione delle Agenzie di stampa. Presidente dell'Unione internazionale della stampa cattolica è stato confermato il conte G. Dalla Torre. In quasi tutti i paesi esistono associazioni nazionali di giornalisti cattolici; in Italia, dopo vari tentativi che non ebbero seguito, nel 1940 fu eretta una « Pia Unione » (non potendosi durante il fascismo costituire associazioni professionali, salvo i sindacati unici) che operò attivamente fino al 1943, cioè fino alla morte del suo fondatore, Mario Luzzi. Nel 1950 è stata finalmente costituita l'Associazione fra i giornalisti cattolici italiani che aderisce all'Azione Cattolica attraverso il Movimento laureati. Scuole di giornalismo esistono in varie università cattoliche; Roma ne ha una fiorentissima: l'Università internazionale « Pro Deo ».

IV. TECNICA GIORNALISTICA E MORALE PROFESSIONALE

Codice fondamentale della morale professionale del giornalista rimane quel passo dell'enciclica Rerum omnium (26 genn. 1923: AAS, 5 [1923], p. 49), con la quale Pio XI dichiarava s. Francesco di Sales patrono di « tutti quei cattolici i quali con la pubblicazione di giornali o di altri scritti illustrano, promuovono e difendono la dottrina cristiana ». Dice quel passo, che dispensa da ogni commento: « Innanzi tutto studino con somma diligenza e giungano, per quanto possono, a possedere la dottrina cattolica; si guardino di venir meno alle verità, né, sotto colore di evitare l'offesa degli avversari, la attenuino o la dissimulino; abbiano cura della stessa forma ed eleganza del dire, e si studino di esprimere i pensieri con la perspicuità e l'ornamento delle parole, di maniera che i lettori si dilettino della verità; che se sia il caso di combattere gli avversari, sappiano, sì, confutare gli errori e resistere alla improbità dei perversi, ma in modo da dare a conoscere di essere animati da rettitudine e soprat-

tutto mossi dalla carità». Tali concetti, anche più ampiamente sviluppati dallo stesso Pontefice nel discorso ai giornalisti cattolici del 27 giugno 1929 e dal card. Gasparri nella lettera al conte Dalla Torre presidente dell'Associazione di scrittori e giornalisti cattolici « S. Francesco di Sales » (4 febbr. 1925), dicono in sintesi quanto sia considerata nobile dalla Chiesa la professione del giornalista cattolico, quasi una missione.

È certo il g. di oggi ha bisogno di essere richiamato ai fondamenti della morale cristiana mentre la libertà di stampa, concepita in una accezione sempre più larga, gli allenta i freni, che poche e scarse leggi gli pongono e che la rapidità stessa del suo ciclo produttivo giorno per giorno dà appena il tempo di osservare. La durata del ciclo della produzione di una edizione di giornale in quattro o sei pagine (com'è la maggior parte dei giornali in Italia, in Francia, e nei diversi paesi minori, mentre in America i giornali sono composti di vari fascicoli, ciascuno di numerose pagine) può variare dalle 4 alle 6 ore a seconda del tipo di giornale, della ricchezza di mezzi e del numero dei redattori dei quali dispone. Il g. d'oggi non sarebbe quello che è se non potesse disporre di vaste e rapide informazioni, delle quali non sempre è facile e spesso è impossibile controllare la veridicità, e di un complesso tecnico industriale giunto a un alto grado di perfezione e che perciò stesso tende a dominare sull'opera intellettuale del giornalista. Le agenzie di stampa, che sono la fonte principale di notizie, riversano ogni giorno, soprattutto ogni notte, nelle redazioni, una quantità enorme di notizie e di informazioni, di cui ogni giornale adopera all'incirca un terzo. Il notiziario fornito da queste agenzie deve essere dai redattori dei giornali elaborato insieme alle informazioni che ogni quotidiano riceve dai propri informatori e corrispondenti, quindi passato in tipografia dopo una svelta revisione dei capi servizio (interni, esteri, parlamentare, cronaca, religioso, sportivo, finanziario, ecc. a seconda dei giornali) e composto in righe di piombo; le pagine piane di composizione meccanica vengono nel giro di pochi minuti riprodotte stereoscopicamente in pagine semicilindriche monoblocco e collocate sui cilindri delle rotative; queste stampatrici rapidissime ed esatte sono capaci di far fuori ciascuna decine di migliaia di copie all'ora. È comprensibile che questo lavoro condensato in breve spazio di tempo e con l'assillo della concorrenza, non sia sempre controllato come deve, ed eseguito con le necessarie cautele. Tuttavia in ogni paese precise disposizioni di legge reprimono gli abusi della libertà di stampa e di informazione, che peraltro non può avere il suo primo controllo e il limite se non nella coscienza stessa del giornalista. - Vedi tav. XXXV.

BIBL.: Bibl. d. stampa catt., a cura di J. H. Krumbach-E. Roselius, Città del Vaticano 1937; Actes du deuxième Congrès international des journalistes catholiques, ivi 1937; La stampa catt. ital., a cura di A. Antoniazzi, Milano s. d. - Per il g. estero: F. Vetsel, Geschichte der hath. Presse Deutschland, im 18. Jahrh. Diss., Heidelberg 1913; 30 Jahre Augustinaweren, in Augsburger Postzeitung, 17 giugno 1929; C. H. Payne, History of the Journalism in the U.S.A., Nuova York 1925; J. Morienval, Sur l'histoire de la presse catholique en France, Parigi-Colmar 1936; J. Georgesco, La presse périodique en Roumanie, Oradea 1936; C. Hoch, Les partis politiques en Tchecoslovaquie et leurs presse, Praga 1936; A. L. Francia, La stampa catt. inglese, in Uomini e giornali, a cura di S. Negro e A. Lazzarini, Firenze 1947, pp. 271-76; vedasi inoltre: La stampa catt. nel mondo, a cura dell'Istituto cattolico per la stampa, Milano 1939. - Per un'estesa bibl. sul g. in genere: F. Fattorello, Giornali e visizie, in Notizie introduttive e sussidi bibliogr. (Problemi ed orientamenti critici di lingua e di lett. it., 1), Milano 1948, pp. 313-411. Enrico Lucatello
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“GIORNALISMO CATTOLICO.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), p. 293. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/giornalismo-cattolico.