GIOVANNI di PAOLO di GRAZIA. - Pittore, n. a Siena ca. il 1399, m. fra il febbr. e il marzo del 1482. La sua vita, ancorché assai largamente documentata, fu povera di avvenimenti esteriori e degni di rilievo. A meno che si ammetta che il suo primo maestro fosse l'oscuro pittore Nanni di Giovanni di ser Cecco, che nel 1428 istituiva erede universale la madre di G. di P., rimasta da più anni vedova, G. di P. dovette formarsi nell'orbita di Taddeo di Bartolo, la cui maniera chiaramente si riflette nella prima opera datata del pittore, la Madonna del 1426 nell'arcipelago di Castelnuovo Berardenga. Numerosi ricordi documentari, oltre ad una copiosa serie di opere firmate e datate e da moltissime di sicura attribuzione, informano dell'attività di G. di P., che probabilmente non si allontanò mai da Siena, ove abito dapprima nel Terzo di S. Martino, e quindi in una casa sul Poggio Malavolti (onde il pittore spesso è chiamato o si firmò «del Poggio»).
All'influsso iniziale di Taddeo di Bartolo s'aggiunse, nel decennio posteriore al 1426, una graduale assimilazione dei raffinati modi della pittura di Gentile da Fabriano e più tardi qualche raro e specioso contatto con il mondo fiorentino. Ma fu soprattutto dalla tradizione gotica locale che G. di P. sviluppò il suo personalissimo e inconfondibile linearismo, impetuoso e fremente, talvolta singolarmente teso e conciso, più spesso irto di impuntature e ridondante di gorghi tortuosi: un linearismo che con la sua nervosa incisività deforma audacemente la realtà, proiettandola sul piano di una astrattività fantastica satura di un ardente lirismo. Verso il 1440 lo stile del pittore si fa più grandioso e trova accenti di tragica monumentali: e nel decennio tra il 1449 (data della grande palla «dei Pizzicaioli», con la Presentazione di Maria al centro e intorno Storiette della vita di S. Caterina da Siena, ora disperse in vari Musei) e il 1459 (data del Polittico di S. Nicola, ora nella Pinacoteca di Siena) si collocano i mirabili pannelli con le Storie del Battista, divisi tra l'Art Institute di Chicago, la collezione Lehmann di Nuova York, il Landesmuseum di Münster e la collezione Carvalho di Tours, giudicati il capolavoro del pittore per la suggestione che emana dai paesaggi magicamente trasfigurati in un'atmosfera di fiaba. Del 1463 è la palla della cattedrale di Pienza, dopo la quale s'inizia l'ultimo periodo di attività del pittore, considerato generalmente meno attraente dei precedenti, se non di vera e propria decadenza. La Pinacoteca di Siena conserva una copiosissima raccolta di opere di G. di P., che fu anche eccellente miniatore; altri dipinti sicuramente suoi sono in chiese, musei e raccolte private di Siena, in Italia e all'estero. - Vedi tav. XLV.