GIOVANNI I, PAPA, SANTO

GIOVANNI I, PAPA, santo. - Toscano d'origine, successe a papa Ormisdà nell'ag. 523 e m. a Ravenna il 18 maggio 526. In seguito ad una sua interrogazione,
GIOVANNI I, PAPA, santo. - Toscano d'origine, successe a papa Ormisdà nell'ag. 523 e m. a Ravenna il 18 maggio 526. In seguito ad una sua interrogazione,

Dionigi il Piccolo, verso la Pasqua del 526, fissò il ciclo pasquale tuttora in uso. G. restaurò la basilica dei SS. Nereo ed Achilleo, detta anche di S. Petronilla, sulla via Ardeatina. Sul finire del 525, G., benché infermo, fu chiamato dal re Teodorico a Ravenna, dove gli fu imposto di condurre una legazione a Costantinopoli, per chiedere all'imperatore Giustino I la revoca dell'editto pubblicato l'anno precedente, con il quale agli ariani di Costantinopoli si toglievano tutte le chiese e si proibiva l'accesso alle cariche pubbliche. Teodorico pretendeva anche che il Papa domandasse all'Imperatore per gli ariani convertiti al cattolicesimo il permesso di tornare alla loro fede, o piuttosto l'annullamento delle convenzioni che gli riteneva coatte. La legazione, della quale, oltre il Papa

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(da A. Silvegni, Manumesta epigraphica, Citià del Vaticano (II), tav. II, 3) GIOVANNI II, papa - G. II, ricordato nell'iscrizione del preabitcro Severo che offre un dono votivo a S. Pietro in Vincoli (533-35) - Roma, basilica di
S. Pietro in Vincoli.

, facevano parte senatori e vescovi, tra cui Ecclesio di Ravenna, giunse a Costantinopoli prima del Natale 525 e fu accolta trionfalmente dal popolo e dall'Imperatore, poiché era la prima volta che il Papa si recava nella capitale orientale. Giustino I, dopo aver reso omaggio a G. «come a S. Pietro», fu da lui nuovamente coronato. Per evitare peggiori complicazioni con Teodorico, fu accordata dall'Imperatore la restituzione di alcune chiese agli ariani, ma il ritorno dei convertiti all'arianesimo non fu preso neppure in considerazione. Il 19 apr. 526, G. celebrò solennemente la liturgia pasquale in latino secondo il rito romano e sedette al posto d'onore, prima del patriarca stesso. Dopo la Pasqua la legazione ripartì per l'Italia, ma Teodorico, deluso e irritato dello scarso successo ottenuto, non appena G. e i suoi compagni raggiunsero Ravenna, il fece porre sotto rigida sorveglianza. G., già malato e stanco del viaggio, dopo pochi giorni morì, forse in seguito a maltrattamenti. Per questo fu venerato subito quale martire; il suo corpo, sepolto in un primo tempo fuori delle mura di Ravenna, fu trasportato a Roma e deposto in S. Pietro il 27 maggio, giorno in cui si celebra la sua festa.

Bibl.: Lib. Pont., I, pp. 275-78; Marcellino, Chronicon, in MGH, Auct. antiqu., XI, 1, p. 102; M. Rosi, L'ambasceria di papa G. I a Costantinopoli, secondo alcuni principali scrittori, in Archivio della Soc. rom. di storia patria, 21 (1888), pp. 567-584; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, Parigi 1925, pp. 74-77; B. Krusch, Ein Bericht der päpstlichen Kanzlei an Papst Johannes I. von 526 und die exforder Handschrift Diaby 63 von 814, in Papsttum und Kaiserstum. Festschrift für P. Kehr, Monaco 1926, pp. 48-58; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 86, 91-93, 98, 170; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, Roma 1943, pp. 41-43 e passim (v. INDIA).

Stanislao Majarelli