GIOVANNI di Tella (BAR KÜRSÖS). - Scritore monofisita (483-538). Si fece monaco dopo essere stato soldato. Consacrato vescovo di Tella nel 519, fu uno dei più zelanti propagatori del monofisismo severiano in Siria. G. rappresentò i monofisiti nel 533 a Costantinopoli nelle discussioni dogmatiche sotto l'imperatore Giustiniano. Tornato in patria, dovette nascondersi, ma fu arrestato, deportato ad Antiochia ed ucciso. Rimane di lui una collezione di canoni concernenti specialmente l'Eucaristia, che ha grande interesse per la storia della liturgia. La sua vita fu scritta da uno dei suoi compagni di nome Elia e da Giovanni di Asia.
GIOVANNI (TERTISTI) «μετριτός» (mietitore), sanato. - Monaco basiliano del sec. XI, n. a Palermo da Calista, deportata dai Saraceni da Stilo, mentre suo padre era stato ucciso sul posto. In età adulta passò in Calabria, dove ricevette il Battesimo e fu avviato ai rigori dell'ascetismo monastico greco sotto la guida dei bb. Ambrogio e Nicolò presso un monastero di Stilo, che poi fu intitolato al suo nome e divenne uno dei più celebri della Calabria. La sua virtù e i suoi rigori ascetici furono paragonati a quelli di S. Giovanni Battista.
L'abate, per umiliarlo, lo mise a mietere con i coloni, donde il suo appellativo di Teristi. La data di morte fissata dai Bollandisti al 1127. Ma è inaccettabile, perché in un diploma del 1110 il conte Ruggero fa delle donazioni al «tempio del nostro s. p. Giovanni». Per di più, nel cod. Vat. lat. 2008 si conserva un inno in suo onore composto da s. Bartolomeo di Rossano, che morì ca. nel 1050. Evidentemente bisogna anticipare la data dei Bollandisti di poco meno di un secolo.