GIOVANNI PLANTAGENETO, SENZA TERRA, RE D'IN-GHILTERRA

GIOVANNI Plantageneto, Senza Terra, re d'In-GHILTERRA. - N. il 24 (?) dic. 1167 a Oxford, m. il

19 ott. 1216 a Nervark. Figlio di Enrico II (v.), fratello e successore di Riccardo Cuor di Leone, fu detto Senza Terra perché nella divisione delle terre, fatta dal padre tra i quattro suoi figli, non ebbe alcuna parte.

Mentre non fu uomo politico come il padre, né cavalleresco e magnanimo come il fratello, raggiunse ambedue nell’orgoglio dispotico, e li superò per brutalità e violenza. G. non riuscì a risolvere le tre grandi e intricate questioni del suo regno: cioè le relazioni fra Chiesa e Stato in Inghilterra, le relazioni con la Francia, gli accordi interni fra Anglosassoni e Normanni, fra popolo e nobiltà.

Appena asceso al trono fu implicato nel conflitto con Filippo Augusto re di Francia, che, quale protettore di Arturo, cugino di G. e pretendente al trono inglese, occupò una parte della Normandia. Indeciso e poco previdente G. concluse la vergognosa pace di Veseni il 23 maggio 1200; rapì con la violenza Isabella di Angoulême che divenne sua sposa; assassinò suo cugino Arturo e riprese la Normandia.

Venne in conflitto anche con il papa Innocenzo III, perché non aiutò Ottone di Brunswick, protetto dal Papa, a ottenere l’Impero, e poi, nel 1205, a causa dell’elezione del nuovo arcivescovo di Canterbury, Langton (v.), eletto dal Capitolo di Canterbury e confermato dal Papa, ma non accettato da lui che voleva eletto il suo cancelliere, il vescovo di Norwich.

Nel 1208 fu posto l’interdetto sull’Inghilterra e nel 1209 fu scomunicato lo stesso G., a cagione delle persecuzioni contro persone e beni ecclesiastici. Il Pontefice nel 1212 sciolse i sudditi dal giuramento di fedeltà. Nel caso di incorreggibilità di G. fu promesso il trono d’Inghilterra a Filippo Augusto re di Francia, che fu costituito anche esecutore della sentenza contro G. Filippo, sostenuto dalla maggior parte dei baroni e prelat d’Inghilterra, indisse nel 1213 la guerra per cui G. fu costretto a rappacificarsi con la Chiesa (a Dover nel maggio del 1213). In questa pace G. promise al Papa: 1) ubbidienza; 2) restituzione dei beni ecclesiastici; 3) pagamento di un tributo annuale alla Sede Apostolica per il suo regno d’Inghilterra, che, per salvarlo, dava quale feudo alla S. Sede; 4) richiamo dei prelati esuli.

Innocenzo III credette alla sincerità di queste condizioni e protesse G. contro Filippo Augusto. Nel 1215 la nobiltà inglese, insorta contro il Re, Magna Charta libertatum (v.). In seguito i nobili chiamarono in Inghilterra il Delfino di Francia, Ludovico VIII, che, eletto re d’Inghilterra, entrò a Londra nel 1216, ma fu scomunicato dal legato pontificio. Nello stesso anno Innocenzo III e G. morirono. A G. succedeva il figlio Enrico III (v.), sotto il quale, ristabilita la pace con Ludovico VIII e con i nobili, la Magna Charta libertatum ottenne la sua forma definitiva e più mitigata, e, approvata dal Re e dal legato pontificio, divenne il fondamento e il primo esempio di un governo costituzionale.

BIBL.: Walter di Coventry, Memoriale, ed. G. Stubbs, 2 voll., Londra 1872-73; Ralph di Coggeshall, Chronicon Anglicum, ed. G. Stevenson, 1875; Gervasio di Canterbury, Gesta Regum, ed. G. Stubbs, 2 voll., 1879-80; W. F. Ladenbauer, Wie wurde König Johann von England Vastell des hl. Stuhls?, in Zeitschrift für kath. Theologie, 6 (1882), pp. 201-247; 393-443; G. Stubbs, Constitutional history, Oxford 1897; K. Norgate, John Lachland, Londra 1902; F. N. Brooke, The English Church and the Popery (1906-1215), Cambridge 1931.