GIOVANNI XI BEKKOS, PATRIARCA CATTOLICO DI COSTANTINOPOLI

GIOVANNI XI BEKKOS, patriarca cattolico di Costantinopoli. - Discendente da famiglia bizantina, n. in data sconosciuta, fu patriarca dal 1275 al 1282. Nel 1265 era cartofilax, ossia cancelliere del patriarcato, archivista e giudice ordinario della Chiesa. Essendo allora il patriarca Arsenio poco accetto all'imperatore Michele Paleologo, lo era pure G., il quale però più tardi strinse a Salonicco amichevoli rapporti con Michele a scapito della fiducia del patriarca. Deposto questi (1267), G., oltre a mantenere gli onori di prima, fu incaricato da Michele, insieme al nuovo patriarca Giuseppe, della legazione alla Serbia (1268), per agevolarvi l'ingresso della principessa Anna.

Nel 1270 una nuova legazione imperiale mise G., non ancora cattolico, di fronte al problema dell'unione delle Chiese, già prima intentato dal Paleologo. Infatti G. e Costantino Meliteniota, archivista dell'Impero, hanno l'onore di ricondurre in Francia i legati del santo re Luigi IX, portatori a Bizanzio delle prime proposte per l'unione e di assicurazioni di aiuto contro Carlo d'Angiò. Disgraziatamente la legazione bizantina trovò re Luigi agonizzante a Cartagine e G. assistette ivi alla sua pissima morte (25 ag. 1270).

Da questo momento si apre per G. un periodo di lotta interna religiosa. Crede in cuor suo eretici i Filioque (v.) ed ha paura di mettere con ciò in repentaglio il favore dell'Imperatore incline a accettare il dogma cattolico. Sempre però sincero, nel Sinodo del 1273, convocato da Michele per palesare i suoi rapporti con il papa Gregorio X, G. si sforzò per dimostrare la mancanza di ortodossia dei Latini. Perdette con questo

la fiducia dell'Imperatore e venne rinchiuso nella fortezza di Anema, dove, datosi allo studio approfondito del dogma trinitario ed esaminando il Filioque negli scritti di Niceforo Bleminda, da vero teologo, verosimismo nell'insegnamento dei Padri e nella dialettica, conobbe presto la verità e la abbracciò fino alla morte. Scopo unico della sua vita fu quello dell'unione, e domandò per i Greci la conservazione da parte di Roma degli usi tradizionali non opposti alla fede. La conversione valse a G. il ritorno al favore dell'Imperatore; anzi da quel punto egli diventò prima figura nel terreno politico e religioso del suo tempo.

Conclusa l'unione dei Greci nel Concilio Lugdunense II (6 luglio 1274) e proclamata a Costantinopoli l'anno dopo (16 genn.), il patriarca Giuseppe dovette abdicare e G. assunse la carica per volontà del Sovrano (26 maggio), essendo stato consacrato a S. Sofia il 2 giugno 1275. Grandi però furono le difficoltà che dovette affrontare G. cattolico per il consolidamento dell'unione non solo dal partito del deposito patriarca, ma più ancora dal clero in generale e singolarmente da Giorgio di Cipro, il suo più accanto avversario. Lo stesso imperatore Michele, futurante nella politica e di rude carattere, forse per non contraddire Andronico II associato all'Impero, cominciò ad ascoltare le accuse mosse contro G., a tal grado che questi presentò l'abdizionario (1279) e si ritirò nel monastero della Panachrantos. Ma ritornò al patriarcato dopo alcuni mesi e proseguì nella lotta finché durante il pontificato di Martino IV non fu denunciata l'unione (1282) e lanciata la scomunica contro Michele Paleologo. Allora G. dal carcere di Brussa, dove fu incatenato dal despotà Andronico, vide succedersi nel patriarcato prima il deposito Giuseppe e poi Giorgio (Gregorio) di Cipro. In mezzo allo strazio e alle sevizie G. difese ancora con dottissimi trattati teologici la causa dell'unione. Morì consunto nel carcere alla fine di marzo del 1296.

G. svolse una attività letteraria non comune. La sua opera di grande teologo va però intrecciata con la polemica in una vita assai agitata. Tuttavia non mancano scritti suoi di carattere monumentale, come, p. es., i due trattati Iepi τῆς ἐνώσεως καὶ εἰρήνης e Iepi τῇ ἐκπορεύσεως τοῦ Ἁγίου Πνεύματος. Altri sono universalmente celebri come quello delle "Επιγραφα", edito insieme alle obiezioni del Palama e alle repliche del Bessarione, per dimostrare l'identità delle formole 8' Ἰούς ἐξ Ἰού, e quel passo del suo Σημείωμα συνοδικῶν, dove G. scopre la cattiva fede degli avversari, i quali cancellarono la particola ἐκ (ἐκ τοῦ Ἰού) da un testo del Nisseno apertamente favorevole ai Latini. Rimangono ancora inedite alcune opere di G.; la maggior parte di quelle pubblicate stanno raccolte in PG 141.

BML.: Le fonti principali oltre allo stesso G. sono l'Historia di Giorgio Pachernes, Bonn 1835 (PG 143-44) e quella di Niceforo Gregoras, ivi 1830 (ibid. 148) insieme ai Registri dei papi di quel periodo editi dalla Scuola francese a Roma: Gregorio X e Giovanni XXI (Giraud e Cadier) 1884; Nicola IV (J. Gay) 1898; Martino IV (Sochet) 1901. - Per consultazioni: L. Bréhier, Becos, in DHG, VII, coll. 354-64; L. Petit, Jean Becos, in DTHC, VIII, coll. 656-60; V. Laurent, Johannes XI Bekkos, in LTHK, V, coll. 481-82; Hefele-Leclercq, VI, pp. 153-218, 1457-71; M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium, I, Parigi 1926, pp. 418-21.