GIROLAMO MIANI (EMILIANI), santo. - N. Venezia nel 1486 (non nel 1481), m. a Somasca l’8 febbr. 1537. Nobile, inizia la carriera delle armi al tempo della Lega di Cambrai; nel 1511 è castellano di Castelnuovo; fatto prigioniero dagli imperiali, inizia nella solitudine del carcere il suo ritorno a Dio; scampato dalla prigionia, negli aa. 1516-19 ritorna a Castelnuovo come rettore, ed in questo soggiorno approfondisce i motivi del suo mutamento, meditando e studiando, preparando la sua vita alle nascoste vie della Provvidenza. Nel 1527, scaduto il periodo della reggenza, ritorna a Venezia. Comincia la sua attività di misericordia dopo la carestia del 1528: dà alloggio ai piccoli abbandonati e li avvia al lavoro (batter la lana, arte della sua famiglia). Nell’apr. 1531 si trasferisce con i suoi orfanelli all’ospedale degli Incurabili.
Sulla sua formazione spirituale, con la guida e il consiglio, ebbe parte notevolissima G. B. Carafa e in genere tutto il gruppo del Divino Amore (anzi furono proprio i suoi compagni del Divino Amore che lo soccorsero economicamente nella sua opera di
GIROLAMO MIANI (EMILIANI), santo - Ritratto di S. G. M. Partucci
lare di Leandro da Bassano (1558-1622) - Venezia, Museo Cortesi
carità; inoltre G. metteva a disposizione degli orfani le sue rendite personali: ma questo fece fino al 1531, quando rinunciò ai suoi beni in favore dei nipoti. Caratteristica dell'opera sua è non solo il formare spiritualmente i giovani, ma pure indirizzarli nella scelta del lavoro materiale; concetto fondamentale del Santo è l'istituzione dell'orfanotrofo come entità a sé stante.
Nel 1532 parte da Venezia chiamato a Verona dal Giberti: ivi sistema l'Istituto degli orfani; poi è a Brescia, a Bergamo (dove istituisce un luogo per convertire), a Como. Nel 1533 forma il primo nucleo del futuro Ordine dei Chierici Regolari Somaschi, stabilisce il paesino di Somasca (Bergamo) come sede centrale del suo gruppo. Nel 1534 istituisce a Milano un orfanotrofio, indi l'Opera delle convertite; estende la sua attività a Pavia. La patente per la regolare pratica del suo gruppo è del 1535.
Tipico e luminoso esempio di uomo della riforma cattolica è G., così ricco di umiltà e di ascesi, di fiducia in Dio e negli uomini, e di sereno ottimismo cristiano: «pareva che avesse il Paradiso in mano, per la sicurezza sua; faceva diverse esortazioni a' suoi, e sempre con la faccia si allega e ridente, ch'innamorava, et inebriava dell'amor di Christo chiunque il mirava», così lo descrive nel 1537 il vicario generale di Bergamo (cf. G. Landini, op. cit. in bibl., p. 485); le lettere di G. (purtroppo ne sono rimaste solo 6) danno un vivo profilo della sua personalità: attivo, sagace, ottimo amministratore. E d'altronde il suo realismo di uomo pratico, trasfuso e sublimato nella mistica attesa del Cristo, è colto nello stupendo ritratto attribuito a Leandro da Ponte (Museo Correr).
Benedetto XIV lo beatificò nel 1747; Clemente XIII lo canonizzò nel 1767. La festa cade il 20 luglio.