Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951

GIULLARI (JOCULARES, JOCULATORES)

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Noto anche come: latino: bufones, mimi

GIULLARI (joculares, joculatores). - G. furono chiamati nel medioevo coloro che esercitavano la professione di divertire il pubblico delle diverse classi sociali, dai popolani ai nobili, nelle piazze come nelle corti. Si chiamarono anche histriones, mimi, bufones, ecc. Tali nomi venivano usati il più delle volte genericamente e indifferentemente, perché in realtà una divisione netta non era possibile né riguardo al repertorio. né riguardo alle diverse categorie che formavano la varia e multiforme classe dei g. Preferibilmente però con il nome di joculares si indicarono le categorie più elevate di coloro che esercitavano la poesia, il canto e la musica. La tradizione dei g. si ricollega senza soluzione di continuità all'istrizionismo dell'età classica e si prolunga fino al Rinascimento.

Per tutto questo tempo l'attività dei g. fu intensa nell'Europa d'Occidente, in Spagna e Portogallo, come in Inghilterra, in Francia, in Provenza, in Italia. Per divertire il loro pubblico i g. cantavano, suonavano, danzavano, recitavano monologhi drammatizzati, spesso anche travestendosi e mascherandosi; agivano come saltimbanchi. Erano immancabili nelle feste, nelle fiere, nei pellegrinaggi, nelle nozze. Per il popolo cantavano sulla pubblica piazza o all'angolo della via le canzoni di gesta, i facolelli o anche canzoni amorose e scherzose. Altri invece frequentavano le corti, taluni vagando da una corte all'altra, taluni invece rimanendo per molti anni presso lo stesso signore: perciò in Italia vennero spesso chiamati uomini di corte o milites de curia, talora confondendosi, date anche le loro non ben definite funzioni, con i veri e propri cortigiani. I g. insieme con i buffoni e mimi formarono una schiera folta, varia, irrequieta che vagabondava di paese in paese, talché R. Menéndez y Pidal giustamente insiste sul «carattere internazionale della guilleria»: così, in Italia vennero g. brettoni, normanni, francesi, provenzali, mentre in Spagna si trovano g. italiani. Esercitarono talvolta la professione di g. anche le donne. Dalla metà del sec. XII al sec. XIV il numero dei g. fu in Italia ragguardevole, specie nelle regioni settentrionali ove trovarono largo favore presso l'aristocrazia delle corti e la florida borghesia dei Comuni. Boncompagno da Signa, narrando di uno scherzo fatto da Guido Guerra a g. accorsi alla sua corte, ne fa salire il numero a più centinaia. L'importanza della loro attività poetico-musicale nella storia della nostra letteratura dei primi secoli è più grande di quel che di solito non venga detto. «Per opera dei g. si ebbero da noi le prime elaborazioni letterarie del linguaggio materno» (De Bartholomaeis): il loro nomadismo servì a unificare le diverse parlate, o almeno ad attenuarne le differenze, e a creare in certo senso una comune «cultura volgare». Quale fosse il repertorio dei g. si ricava, per l'Italia, dal Sirventese del maestro di tutte le arti di Ruggero Apuliese di Siena (metà sec. XIII) e dal più tardo, Cantare dei cantari; per la Provenza dai cosiddetti Insegnamenti pe' giullari di Giraut Cabreira e di altri; per la Francia dal dit dei Deux bordeors ribants.

Non minore importanza ha l'attività dei g. nel campo drammatico, in quanto si deve ad essi il prolungarsi, durante tutto il medioevo, della tradizione dei mimi e istrizioni; molte produzioni poetiche dei primi secoli, come, ad es., il Ritmo cassinese, il Lamento della sposa padovana, la Canzone del Castra, ecc. vengono da alcuni studiosi interpretate come monologhi giullareschi, che i g. non solo recitavano ma rappresentavano. La Chiesa combatté i g. per tutta la parte istrionica e buffonesca, spesso sguiata e irriverente; ma, in seguito, si valse anche della loro opera per la diffusione del culto dei Santi, in rapporto ai pellegrinaggi e ai santuari, e, senza che si debba pensare a una speciale categoria di «g. di Dio», è da tener presente la ricca produzione poetica di carattere agiografico, dovuta ai g., e che impronta di sé le origini delle letterature romanze.

GIULLARI - Pagina miniata del Roman de Fauvel con i motetti musicati: Veritas arpie, e Ade Costa dormientis (sec. XIII). Parigi, Biblioteca nazionale, cod. 146 (PI), fol. 13v.
GIULLARI - Pagina miniata del Roman de Fauvel con i motetti musicati: Veritas arpie, e Ade Costa dormientis (sec. XIII). Parigi, Biblioteca nazionale, cod. 146 (PI), fol. 13v.(da P. Aubry, Cents motets du XVIIIe siècle, III, Parigi 1915, p. 121)
Bibliografia5 opere
BIBL.: G. Bonifacio, G. e uomini di corte nel '200, Napoli 1907; E. Faral, Les jongleurs au moyen âge, Parigi 1910; R. Menéndez y Pidal, Poesia juglaresca y Juglares, Madrid 1924; V. De Bartholomaeis, Origini della poesia drammatica italiana, Bologna 1924; id., Rime giullaresche e popolari d'Italia, ivi 1926.

Paolo Toschi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 761–762.

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vol. 6, coll. 761–762

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Toschi, Paolo. “Giullari (Joculares, joculatores).” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 761–762. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/giullari-joculares-joculatores.

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Toschi, Paolo. “Giullari (Joculares, joculatores).” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 761–762. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/giullari-joculares-joculatores.

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