GIUNTA PI-SANO. - Pittore attivo alla metà del sec. XIII. Dopo che la critica più recente, soprattutto per me

per merito del Bacci, ha escluso che a lui si riferiscano un documento pistoiese del $1^{\circ}$ giugno 1202 e alcuni documenti pisani dal 1258 al 1300 , le sole referenze sicure intorno alla cronologia di questo pittore sono
rito del Bacci, ha escluso che a lui si riferiscano un documento piotseo del 19 giugno 1202 e alcuni documenti pisani dal 1258 al 1300, le sole referenze sicure intorno alla cronologia di questo pittore sono le seguenti:
Il 30 genn. 1229 secondo un documento dell'Archivio diplomatico arcivescovile di Pisa, *G. quondam Guidotti de Colle*, acquista dall'arcivescovo di Pisa una casa con terreno annesso presso Calci; nel 1236 G. dipinge una *Croce* per frate Elia, oggi dispersa, ma che fino al sec. XVII settale nella basilica di S. Francesco ad Assisi (il Wadding, il Tronci ed altri ne hanno tramandato il testo della iscrizione: *Frater Elias fieri fecit - Jesus Christe pite - Miserere precantis Helie - Iunita pisanus me pinxit A. D. 1236 ind. IX*); il 28 genn. 1241 *Iunita pictor* è ricordato come possessore di una casa presso Calci e il 28 ag. 1254 *Iunita Capitibus pictor* guida fedeltà all'arcivescovo di Pisa, Federico Visconti. Inoltre, tre opere ancora conservate recano la sua firma: il *Croce* della basilica di S. Maria degli Angeli ad Assisi, la cui iscrizione è stata così integrata dal Bacci: (Iu)nta Pisanus (Cap)itani me fe (cit); il *Croce* che fu rinvenuto dal Da Morona nella cucina del Monastero di S. Anna a Pisa e che ora si conserva nella chiesa del SS. Ranieri e Leonardo (o S. Ranierino), semplicemente firmato Iunita Pisanus me fecit e una grande *Croce* dipinta nella chiesa di S. Domenico a Bologna, che reca l'iscrizione: *Cuius docta manus - me pinxit Juntia Pisanus*. Sulla scorta di questi tre *Croce* firmati, altre opere sono state attribuite, generalmente con scarso consenso, a G. di Guidotto Capitini da Colle (presso Calci); tra esse una piccola *Croce*, dipinta da ambo i lati del monastero delle Romine Vallombrosane di S. Paolo a Ripa d'Arno di Pisa, un'altra piccola doppia *Croce* già nella collezione Gualino poi nella collezione Cini a Monselice, un *Croce* di vivo, una tavoletta con la *Croce* di Pisa nella collezione Harris di Londra e due storiette con la *Flagellazione e la derisione di Cristo* nel Museo di Mosca. Queste ultime attribuzioni (dei dipinti di Londra e di Mosca) sono senz'altro da respingere, come pure è molto dubbia l'identificazione proposta dal Sirène del perduo *Croce* di frate Elia con un *Croce* nel Museo di Gualdo Tadino. Ma anche le altre attribuzioni sono da considerare con molta riserva, tanto più che attraverso i tre *Croce* firmati (di Assisi, di Pisa e di Bologna) la personalità artistica di G. si delinea con perentoria evidenza come quella del maggior pittore italiano prima di Cimabue e di Duccio di Buoninsegna. Formatosi probabilmente nell'orbita del lucchese Berlinghiero, G. fu un originalissimo interprete del raffinato neoellenismo bizantino che dopo la caduta di Costantinopoli si diffuse nella penisola, soprattutto attraverso Pisa, tanto legata all'Oriente dai suoi commerci e dalle sue relazioni politiche. Lo stile di G. si distingue per la dinamica intensità del disegno, in cui l'astrazione delle formole bizantine viene vivificata da un gioco di chiaroscuri che sembra precludere ad una ricerca di valori plastici; ma soprattutto la grandezza dell'artista sta nella potente ed amara tragicità delle sue figurazioni, tra le più patetiche di tutto il medioevo italiano. Grandissima fu l'influenza di G. sulla pittura contemporanea, tanto in Umbria, dove da lui deriva lo squisito « maestro di s. Francesco», quanto in Emilia ed in Pisa stessa, dove ebbe vari segnaci. - Vedi tav. LVI.