GIUSEPPE CALASANZIO, santo. - N. a Peralta de la Sal, nell'Aragona, nel 1556 o 1557 da famiglia modesta ma forse di antica nobiltà, m. a Roma il 25 ag. 1648. In religione G. della Madre di Dio.
Compiuti i primi studi in patria e a Estadilla, seguì as-


Un giorno, passando per una via di Roma, lo spettacolo tristissimo di un branco di fanciulli abbandonati a sé e inverecondi di parole e di gesti lo colpì straordinariamente. Da allora si delineò in lui la missione assegnatagli da Dio: la scuola. Avendo cercato invano di indurre altri all'iniziativa dell'opera nobilissima, nel tardo autunno del 1597, in due povere stanze attigue alla sacrestia di S. Dorotea nel popolarissimo quartiere di Trastevere, aprì le sue scuole, fin da quegli esordi chiamandole Scuole Pie. Le volle assolutamente gratuite e aperte a tutti: a fanciulli poveri e non poveri, con speciale riguardo ai primi.
E furono veramente scuole, le sue, perché l'istruzione letteraria e scientifica non vi restava assorbita e sacrificata dall'istruzione religiosa, ma era saviamente affiancata ad essa con ben definiti programmi di insegnamento, con accurata divisione di classi, con puntualità d'orario, con serietà di periodici esami, con intenti di pratica preparazione alla vita. Non fu un pedagogo, ma dell'educatore ebbe il talento e il genio naturale, anche perché ammirò e amò come pochi la scienza, tanto da mostrarsi ed essere impavidamente benevolo e benefico a Galileo Galilei e a Tommaso Campanella. Per l'affluire sempre maggiore dei ragazzi dovette molto presto trasferire in sede più adatta le scuole al di qua del Tevere, prima presso S. Andrea della Valle e poi presso S. Pantaleo dove fu la dimora definitiva. E poiché era persuaso della necessità di una congregazione religiosa da istituire a garanzia della continuità e della perpetuità delle sue scuole, cominciò a tal fine con tenere presso di sé a vita comune i suoi maestri.
Il Papa, assicurato della bontà dell'istituzione cala-
GIUSEPPE CALASANZIO - GIUSEPPINE DELLA S.MA TRINITÀ
sanziana da due cardinali dottissimi, Cesare Baronio e Silvio Antoniano, lo incoraggiava e sovveniva, nonostante l'opposizione di gente emula e interessata o incomprensiva. Paolo V nel 1617 elevò gli Scolopi al rango di vera e propria Congregazione religiosa di voti semplici. Gregorio XV nel 1621 promosse l'Istituto a dignità di Ordine religioso di voti solenni.
Dopo Roma e il Lazio chiesero ed ebbero le scuole calasanziane la Liguria e quindi il Napoletano, la Toscana, la Sicilia, la Sardegna, la Moravia, la Boemia e la Polonia, vivente ancora il fondatore. Si determinò così nell'Ordine quella che potrebbe dirsi crisi di creccenza, e ciò contro il desiderio e la volontà di chi l'aveva istituito, che resistette finché poté a un tale eccesso di sviluppo, presentendone i pericoli gravi.
Tra gli Scolopi meno degni non mancò infatti chi si avvalse della situazione interna e delle opposizioni interne per pescare nel torbido; l'Ordine intero fu sottoposto a un visitatore apostolico, mentre il fondatore, fatto per breve tempo perfino prigioniero dal S. Ufficio, fu da Urbano VIII il 12 ag. 1642 deposto dall'ufficio di superiore generale, pur conferitogli a vita dallo stesso Pontefice parecchi anni prima. E nel 1646 Innocenzo X decretò addirittura la soppressione dell'Ordine. Eroica fu la pazienza del C., allora nel suo novantesimo anno, ma viva e salda la speranza nella risurrezione della sua opera.
Rispettivamente Alessandro VII nel 1656 e Clemente IX nel 1669 restituirono all'Ordine calasanziano grado e dignità di Congregazione religiosa di voti semplici e di Ordine religioso con voti solenni. Il C. fu canonizzato nel 1767 da Clemente XIII. La festa cade il 27 ag.