GIUSEPPE DA PARIGI

GIUSEPPE da Parigi. - Francesco Le Clerc du
Tremblay, detto anche l'Eminenza grigia, n. a Pa-
rigi il 4 nov. 1577, m. ivi il 16 dic. 1638. Di nobile

e ricca famiglia, abbandonò la vita mondana per ve-
stire il saio dei Cappuccini a Orléans (1599). Nel suo
fervore religioso sognò di organizzare una Crociata
per liberare Gerusalemme, ma non poté attuare il suo
proposito. Prefetto alle missioni dei Cappuccini
(1626), promosse la loro diffusione in Oriente, dalla
Grecia alla Persia, con notevole giovamento anche
per gli interessi politici della Francia. Nel 1616 eb-
bero inizio i suoi rapporti con il Richelieu.

Dapprima non condivise tutte le idee del ministro,
perché non approvava le alleanze con i protestanti di
Germania e avrebbe voluto ravvicinarsi all'Austria contro
la Spagna. Ma dopo la Dieta di Ratisbona divenne il più
energico animatore della lotta contro l'Impero. Da lui
furono iniziate quelle trattative con il cancelliere svedese
Oxenstierna (1633), che portarono al Trattato di Com-
piègne. Opera in gran parte sua fu l'accordo che Bernardo
di Sassonia-Weimar concluse con la Francia.

Il p. G., del quale i romanzieri romantici fecero una
leggendaria figura di fosco ispiratore d'intrighi, unì alla
fede ardente di quei monaci che nel medioevo predica-
rono le Crociate (fu inoltre sottile scrittore di mistica,
tentando una conciliazione dell'auscsi ignaziana con la
mistica francescana), un'acqua visione degli interessi tem-
porali della sua patria. Suoi supremi idcali furono l'unità
religiosa e l'unità politica: per mantenere quella fu
avversario implacabile dei calvinisti; per assicurare l'altra
pose tutte le risorse del suo ingegno e della sua sagacia
al servizio del Richelieu nella guerra che questi condusse
contro gli Asburgo. Uomo di lucida intelligenza, profondo
conoscitore degli uomini di corte e del popolo, con la
sua incrollabile certezza del successo diede talvolta, nei
momenti di dubbio e di sconforto, un aiuto prezioso al
Richelieu, che poté sempre contare su di lui come sul
più intimo e fidato dei suoi collaboratori.

Delle sue opere, in parte rimaste manoscritte, si ri-
cordano: Exercice des bienheureux pratiquable en terre par
les âme dévotes et despouillées des affections de la terre,
Troyes 1610, Parigi 1633, Nîmes 1895; per l'istruzione
dei novizi, di cui fu maestro (1604-1605), scrisse l'In-
troduction à la vie spirituelle, Poitiers 1616, Parigi 1620,
1626, Le Mans 1897, sull'orazione mentale, il raccogli-
mento durante la Messa e l'Ufficio divino, l'esercizio del-
l'amor puro; per i suoi confratelli tratto De la perfection
séraphique, Parigi 1624; vari trattatelli sono raccolti nella
Practique intérieur des principaux exercices de la vie chré-
tienne, Parigi 1621, 1626, 1631; istituì e diresse le Suore
Benedettine del Calvario, per le quali compose varie
operette e esortazioni, tra cui un corso di ammaestra-
menti Les dix jours, Tolosa 1913; combatté le dottrine
quietiste degli «illuminati».

Bibl.: G. Fagniez, Le p. Joseph et Richelieu, Parigi 1894; L. Dedouvres, Le p. Joseph de Paris, ivi 1932; id., Etude critique de ses oeuvres spirituelles, in Études francaises, 1 (1909), pp. 532- 535; 3 (1900), pp. 485-505, 601-10; 6 (1901), pp. 441-55, 553- 568; 7 (1902), pp. 30-50, 256-71, 626-50; 9 (1903), pp. 471-86; G. De Vaunas, Lettres et documents du p. Joseph de Paris concernant les Missions étrangères, Lione 1942; Melchior a Po- bladura, Historia generalis ordinis Fratrum Minorum Cappuccinorum,
II, 1, Roma 1948, V. indice; P. Lafue, Le p. Joseph diplomate et capucin, Parigi 1946; E. Baudson, Charles de Gonzague, Duc de Nevers (1580-1637), ivi 1947, passim.

Roberto Palmarocchi-Ilarino da Milano