GIUSEPPE, vescovo di METONE. - Celebre polemista del sec. XV, n. a Creta (cf. la sua lettera in J. Hardt, Catal. cod. mss. Bibl. reg. di Baviera, II, Monaco 1806, p. 256); fu nominato «capo delle Chiese» dal card. Bessarione, allorché questi diventò patriarca di Costantinopoli (apr. 1463), e «viceprotopope» dell'isola (1470). Più tardi fu eletto vescovo di Metone in Grecia. Fecce un viaggio a Roma (1498) e a Venezia (1499) dove predicò e raccolse elemosine. Appena seppe dell'attacco dei Turchi contro Metone tornò nella città e incoraggiò tutti alla resistenza. Fu quindi ucciso dai nemici nel 1500. G. fu un valido difensore dell'Unione di Firenze, abile scrittore e uomo virtuoso.
La fama di G. risale alle sue opere polemiche: 1) Defensio Synodi Graecae, già attribuita a Gennadio: PG 159, 1109-1394; 2) Responsio ad libellum Marci Ephesi: PG 159, 1023-94; 3) Disceptatio de differentiis inter Graecos et Latinas: PG 159, 957-1022. Fu autore anche di altre opere minori: un Canon Synodi VIII Florentiae habitae e un Synaxorion: PG 159, 1093-1106. Per aggiunta trascrisse tutto il ms. Conv. sopp. 3 della Laurenziana di Firenze (firmato) e Parisinus Gr. 423 (non firmato). Vi sono opere inedite di G. che comprendono prediche, una lettera, un trattato In Cretenes schismaticos (cf. A. Olivieri e N. Festa, Indice di codd. gr. Bolognesi, in Stud. ital. di filol. class., 3 [1895], p. 471; V. Puntoni, Indici codd. gr. Bonon. ab A. Olivieri compos., supp., ibid., 4 [1876], p. 370) e un inno allo Spirito Santo (Conv. sopp. 3, f. 390?).
GIUSEPPE Bonaparte, re di NAPOLI, poi re di SPAGNA. - N. il 7 genn. 1768 a Corte in Corsica, m. il 28 luglio 1844 a Firenze. Fratello maggiore di Napoleone, studiò legge al Collegio di Autun. Durante la Rivoluzione Francese partecipò all'assedio di Tolone. Eletto nel 1796 deputato al Consiglio dei Cinquecento, fu inviato nel 1797 ambasciatore a Roma, dove diresse una politica di sobillazione contro il governo papale, che portò all'uccisione del generale Duphot da parte del popolo romano, insofferente di provocazioni. Ritornato in Francia, quale ministro plenipotenziario, dopo il 18 brumai, concorse alla conclusione del Trattato di pace e di commercio con gli Stati Uniti (30 sett. 1800), e dei Trattati di Lunéville (9 febbr. 1801) e di Amiens (24 marzo 1802).
Ebbe anche analogo incarico nelle trattative che portarono alla firma del Concordato del 1801. Generale di divisione nel 1806, divenne lo stesso anno re di Napoli, e nel 1808 re di Spagna. A Napoli attuò una politica poco benevola verso la Chiesa. Pose un limite al numero dei sacerdoti (cinque su mille anime); espulse i Gesuiti (3 luglio 1806) e soppresse i monasteri benedettini (13 febbr. 1807); studiò la riduzione del numero delle diocesi del Regno. Dopo la caduta del fratello lasciò la Francia per gli Stati Uniti; dal 1832 risiedette in Inghilterra, e in seguito, con il consenso del granduca di Toscana, a Firenze.