GIUSTO da URBINO (CURTOPASSI). - Missionario ed etiopista cappuccino, n. a Matraia (Lucca) il 30 ag. 1814, m. a Hartom il 21 sett. 1856. Partito per l'Africa orientale (1846); indi espulso nel 1855 dall'Etiopia, riparò in Egitto e morì confessore della fede e martire dell'obbedienza, nel tentativo di tornare alla sua missione.
Recenti ricerche archivistiche ne rivalorizzano l'opera religiosa e culturale contro precedenti giudizi sfavorevoli.
Scrisse un catechismo, un rituale della Chiesa etiopica, tradusse Les soirées de Carthage di F. Bourgade (ms. n. 165 dei codici etiopici della Biblioteca Vaticana). Compose (1849) un dizionario etiopico-latino (Roma, Biblioteca della R. Società geografica italiana), una grammatica etiopica (1850-54), con composizioni letterarie e nello stesso tempo un dizionario etiopico-francese-amarico (Roma, Biblioteca nazionale, ms. orientale n. 134; Parigi, Bibliothèque nationale, mss. n. 216 e 217 della collezione dei manoscritti etiopici D'Abbadie).
Questi lavori di grande valore scientifico sono stati parzialmente editi da S. Grébaut (Aethiops, 4 [1931], pp. 36-43, 50-58; Aethiopica, 2 [1934], pp. 1-9, 33-36; 3 [1935], pp. 41-44, 118-24, 175-81), e spesso largamente utilizzati da orientalisti e etiopisti.
Infine risulta infondata l'attribuzione al p. G. del duplice trattato deista Hatatā Zar'a Jā'qob (« Esame di Zar'a Jā'qob ») e Hatatā Walda Heywat, ove si nega ogni religione rivelata. In un suo autografo del 20 sett. 1852, non segnalato finora, il p. G. affermava al D'Abbadie: « Voi avete trovato libri ben curiosi... Anch'io ho trovato un libro strano in Abissinia. È una specie di romanzo o storia biografica, scritta da un filosofo deista del tempo dei Portoghesi... Esso mi sembra interessante per la storia del tempo e per la novità del genere in Abissinia ». Avendo intanto avuto occasione di comprarlo, un semestre dopo, il 10 febbr. 1853, riscriveva: « Ho trovato alla fine quel libro strano che vi annunziavo... Ne ho cominciata una copia (per voi) ». E in una nota aggiunta in fine della suddetta copia inviata al D'Abbadie (Parigi, Bibliothèque nationale, n. 234 dei manoscritti etiopici della collezione D'Abbadie), per la terza volta riaffermava: « Trovai questo libro per caso: in verità non lo conoscevo... Avevo visto due anni fa (1851) un altro esemplare ». Contro queste testimonianze convalidate da altri documenti e dalla concorde tradizione etiopica, è ingiusto attribuire ad un missionario benemerito una inqualificabile opera di apostasia.
Carmelo da Sessão