Enciclopedia Cattolica vol. VI, 1951 Folklore

GRAL

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Noto anche come: tedesco: Heiliger Gral; inglese: Holy Grail, Sangreal

GRAL - Un cavaliere in adorazione del S. G. Miniatura d'un Romanzo di Lancillotto (sec. XIV).
GRAL - Un cavaliere in adorazione del S. G. Miniatura d'un Romanzo di Lancillotto (sec. XIV).

GRAL. - È il nome di una coppa leggendaria, dotata di virtù soprannaturali, nella quale, secondo la saga celtico-francese, Gesù avrebbe consumato l'ultima cena, e che Giuseppe di Arimatea, dopo avervi raccolto il sangue sprizzante dalle ferite del Crocifisso, avrebbe portato seco in Gran Bretagna quando andò a compiervi opera di missionario. Il nome stesso di G. e S. G., meglio che da sanguis realis, pare debba derivarsi dal medio latino gradalis = piatto, benché il carattere, ch'esso pure ebbe, di dispensiere inesauribile di vivande, tolto al noto motivo fiabesco del tavolino magico, abbia fatto mettere il vocabolo in relazione con gradatim.

La leggenda del G., sorta forse al principio del sec. XII in Spagna o nella Francia meridionale dall'unione di elementi orientali e cristiani, ebbe tosto grande diffusione e penetrò per tempo in leggenda profane illustri, come quella di Parsifal e, mediante l'introduzione di questo ultimo tra i « cavalieri della tavola rotonda », in quella di re Artù, come appunto la si trova nel più antico poema che sia rimasto intorno al G., quello di Cristiano di Troyes, e nel più insigne, quello di Wolfram von Eschenbach.

In questi poemi la preziosa coppa ha assunto il carattere di una gemma eccezionale, uno smeraldo di un sol pezzo, custodita in uno splendido tempio sopra un monte inaccessibile, il Monsalvato, e sotto la guardia dei casti ed umili templari. Nel Venerdì Santo essa viene sollevata in alto dagli angeli che vi depongono un'Ostia consacrata da Dio medesimo. Specialmente nel poema tedesco il G. assunse un più profondo significato mistico ed etico, e divenne il compendio della Grazia divina e della felicità terrena, simbolo a un tempo di purificazione e di redenzione, e mèta di ansiose e ardue ricerche di cavalieri, nei quali si compiva così l'unione perfetta degli ideali cristiani e cavallereschi.

La leggenda del G., la quale tende, nella sua origine, a mostrare come la fede cristiana sia stata portata direttamente dall'Oriente alle regioni settentrionali d'Europa, fu detta giustamente dal Bertoni « un grande tentativo fatto dall'eresia per combattere la supremazia di Roma nella storia della propaganda della dottrina della Chiesa, e per sostituire un'altra autorità a quella di s. Pietro ».

Bibliografia3 opere
BIBL.: W. Golther, Die Sage vom heil. G., Halle 1899; id., Parsifal in der deutschen Literatur, Berlino e Lipsia 1929; G. Bertoni, Materiali per la storia della leggenda del S. G. in Francia, Roma 1930.

Bruno Vignola

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Di Bruno Vignola

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VI (1951), coll. 991–992.

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vol. 6, coll. 991–992

Altre voci di Bruno Vignola: GRYPHIUS, ANDREAS · GERMANI, RELIGIONE DEI · LAMPRECHT, DETTO «DER PFAFFE» (IL PRETE) · LUDWIGSLIED («CANZONE DI LUDOVICO») · EDDA

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Vignola, Bruno. “Gral.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VI, coll. 991–992. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/gral.

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Vignola, Bruno. “Gral.” Enciclopedia Cattolica, vol. VI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 991–992. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/gral.

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