GRATITUDINE. -
I. NOZIONE
Dal lat. gratindo, è la virtù che inclina l'uomo a riconoscere (con la mente e con le parole) i benefici ricevuti e, almeno in qualche modo, a ricambiarli. S. Agostino la chiama «virtù con la quale si manifesta la volontà di ricordare i benefici e le amicizie» (De dicersis quaest., 83, p. 31: PL 40, 21). È connessa alla virtù della giustizia. A differenza dell'obbedienza e della pietà che importano un obbligo che si suole chiamare «legale», la g. importa solo un dovere di convenienza o «morale»; obbligo cioè il cui adempimento non si può esigere a rigor di giustizia, ma soltanto per una certa onestà od equità. La trasgressione di questo dovere raramente è così grave da costituire peccato mortale; tuttavia la sua pratica è di grande importanza, non solo per la vita spirituale, ma anche per una pacifica e gioconda convivenza umana.La g. sorge soltanto da un beneficio ricevuto; la g., però, come virtù speciale sorge solo da benefici ricevuti da uguali o inferiori. Infatti la riconoscenza a Dio per i benefici da lui ricevuti si chiama virtù di religione: quella dovuta ai genitori appartiene alla virtù della pietà; quella infine che si deve ai superiori, da cui si ricevono i benefici del governo e del bene comune, si riduce alla virtù dell'osservanza.
Tre elementi costituiscono la virtù della g.: a) riconoscere e ricordare i benefici ricevuti; b) manifestare con parole la riconoscenza per il beneficio ricevuto; c) ricambiarlo con i fatti, per quanto è possibile (Sum. Theol., 2ᵃ-2ᵃc, q. 107, a. 2). Si potrebbero chiamare questi anche i tre gradi della virtù della g.
II. QUALITÀ
La g. dev'essere: a) pronta, si deve cioè manifestare subito appena ricevuto il beneficio (cf. ibid., 2ᵃ-2ᵃc, q. 107, a. 2); b) interna, e non solo esterna; deve cioè procedere da sincero, intimo affetto e non si deve semplicemente manifestare con fredde parole; c) umile, si deve cioè riconoscere che il beneficio è una cosa utile; chi infatti disprezza il dono, non si può diredotato della virtù della g.; d) disinteressata; la riconoscenza che si esprime non deve avere lo scopo di procacciarsi nuovi e maggiori benefici, come spesso avviene nei mendicanti.