GREGORIO da RIMINI. - Celebre teologo agostiniano, n. a Rimini nella seconda metà del sec. XIII, m. a Vienna nel 1358. Da una lettera di Clemente VI al cancelliere di Parigi (12 genn. 1345), si sa che G. aveva iniziato la sua vita di studente universitario nel 1323: doveva essere molto giovane quando, indossato l'abito degli Eremitani, fu inviato a Parigi. Mentre insegnava come baccelliere, ebbe polemiche con un Giovanni Scoto (non il famoso franciscano), di cui rimangono i Libri logicales (Lione 1513), diretti contro G. da R.
Nel 1339, conseguito il baccelliere, G. ritornò in Italia ed insegnò come cathedralicus principalis, nelle scuole dell'Ordine, a Bologna, Padova, Perugia. Nel 1341 riprese le sue lezioni a Parigi, e nel 1345, per l'intervento di Clemente VI con la lettera sopra menzionata, ottenne il magistero. Nel 1347 lo stesso Pontefice gli ordinò di lasciare la cattedra a Gerardo de Scholarihus; tornato quindi in Italia rioccupò il posto di cathedralicus principalis nel convento di Bologna.
G. da R. fu tra i primi professori della facoltà teologica di Parigi ad insegnare il nominalismo; fu questa forse la causa del ritardo, con cui gli fu conferito il magistero. Gli Agostiniani presero posizione contro questa corrente filosofica, e nei Capitoli generali del 1345 e 1348 emisero decreti per impedirne la diffusione nell'Or
dine. Ma G. non venne molestato e continuò la sua attività di maestro e di scrittore, dedicandosi però di preferenza, negli ultimi anni della vita, al campo egeotico. Nel 1357 fu eletto priore generale dell'Ordine.
In filosofia G. da R. è un assertore deciso d'un nominalismo che si preoccupa di accordare con la fede. Sostiene un concettualismo logico che distingue, a differenza di quello psicologico di tanti suoi contemporanei, tra essere soggettivo e oggettivo; rigetta, contro Occam, la pluralità delle forme nell'uomo e ammette il valore dimostrativo delle prove dell'esistenza di Dio e della spiritualità dell'anima.
In teologia è avversario irreducibile delle tendenze pelagiane che serpeggiano nel nominalismo, insiste con dovizia di documentazione sulla necessità della Grazia per compiere le opere in ordine alla salvezza, anche per l'intimazione delle sue origini, sulla giustificazione, sulla predestinazione segna il ritorno ad un rigido agostinismo. È ingiustificata l'accusa di aver percorso Lutero: le sue posizioni estremiste non sorpassano i limiti di questioni disputabili.
La sua personalità esercitò un'influenza rilevante. A Wittenberg i nominalisti seguirono la sua via anziché quella di Occam; Capreolo ricorse spesso a lui (doctor authenticus) e sulla dottrina della Grazia si studiò di accordarlo con s. Tommaso. Nel sec. XVI nell'Università di Salamanca esisteva una cathedra Gregorii. Suoi immediati Orvieto (v.), Bonsembiante Baduario di Padova e Giovanni da Basilea. Nel suo Ordine l'influsso fu prevalentemente teologico: l'infiltrazione nominalista venne presto eliminata.
BML.: J. Wurdsdorf, Erkennen und Wissen nach Gregor von Rimini (Beiträge, 20, 1), Münster 1917; F. Stegmüller, Gratia sanans: zum Schicksal des Augustinismus in der Salmantszerschule, in Grabmann-Mausbach, Aurelius Augustinus, Colonia 1930, pp. 305-409; P. Vignaux, Justification et predestination au XIVe siècle, Parigi 1934, pp. 141-75; M. Schüler, Prädestination, Sünde und Freiheit bei Gregor von Rimini (Forschungen zur Kirchen- und Geistesgeschichte, 3), Stoccarda 1934.