GREGORIO di ELVIRA, santo. - Fiorito nel sec. IV, fu acerrimo difensore di Nicea e accanito avversario di Osio di Cordova a cagione della «bestemmia di Sirmio» (357); deciso partigiano più tardi di Lucifero di Cagliari, coinvolto nell'intransigente protesta contro i sinodali di Alessandria (362); finalmente capo dei luciferiani dopo la morte del vescovo di Cagliari (370-71). G. attirò singolarmente sopra di sé l'attenzione, dopo che i lavori di P. Batiffol e A. Wilmart hanno ricostruito il suo importante patrimonio letterario.
È il primo vescovo conosciuto di Elvira (presso Granata). Costante difensore dell'«homousios», diventò anche avversario del priacillianesimo. La sua teologia ha valori personali e di iniziatore in non poche questioni.
Si conoscono le sue opere: De fide orthodoxa contra Arianos, potente difesa dell'«homousios»; Tractatus de epitalamio, ossia 5 omelie sul Cantico dei Cantici, il più antico commentario latino nel quale per la prima volta in Occidente vengono esposte le nozze fra Cristo e la Chiesa; i cosiddetti Tractatus Origenis de libris S. Scrip-
turae e cioè 20 trattati ritrovati nel 1900 da P. Batiffol e A. Wilmart che trattano il Vecchio Testamento con esegesi allegoristica e vivacità di stile; De arca Noe, intorno alla Chiesa da essa figurata; Expositio in Ps. 92.
La personalità di G. grandeggia vieppiù nella patristica come quella di un accurato e felice coniatore di formale trinitaria. Egli è il primo rappresentante della predicazione omiletica nella Chiesa latina; iniziatore in suggestivi punti dottrinari (come Cristo e la Chiesa, raffigurati dal Cantico dei Cantici, la dottrina dei 7 peccati
capitali in antitesi ai 7 doni dello Spirito Santo, la bellezza dell'umanità di Cristo). A G. si sono ispirati posteriormente cospicui personaggi patristici come Apringio di Beja, Isidoro di Siviglia, Beato di Liebana, ecc.
