GREGORIO NAREKATZİ (di Narek), santo. - È la figura più luminosa della letteratura armena antica. N. nel 945, m. nel 1010, fu teologo dottore mistico, oratore eloquente, eseguita e poeta.
L'opera sua più giovanile è il Commentario al Con-tico dei Cantici, ove in stile elegante e facile spiega il senso mistico del libro. Scrisse poi i noti panegirici su S. Giacomo di Nisibi, sugli Apostoli, sulla S. Croce, sulla Beata Vergine; quest'ultimo è il più bello. A lui sono attribuite anche parecchie Liriche religiose, dove talvolta elementi di poesia popolare ed immaginati di spiccato realismo si intrecciano, con concetti e sentimenti mistici. Il suo capolavoro è la raccolta di preghiere, chiamate da lui Elegie, ma comunemente Narek, dal nome del monastero, dove visse e morì. Sono 95 preghiere, ciascuna composta da varie parti le quali assommate danno il numero 366. Nel Narek, sotto la forma di preghiera non soltanto il poeta ci esprime il suo ardente desiderio di essere purificato ed elevato alla stessa santità incerta, ma l'universo intiero, purificato ed elevato, scioglie un cantico di amore al Signore. Tutto in quest'opera è espresso con elevatazza di concetti, con profondità di sentimenti, con effusione di immagini, in uno stile denso e personalissimo, in un linguaggio ricco di dovizie lessicali.