GUERRE DI SUCCESSIONE

GUERRE DI SUCCESSIONE. - Col nome di g. di s. s'intendono le tre guerre, che concernono la Spagna, la Polonia e l'Austria ed ebbero luogo nella prima metà del sec. XVIII, concludendosi con la pace di Aquisgrana nel 1748.

Carlo II, re di Spagna, alla vigilia della sua morte, reagì ai piani di spartizione formulati dalle Potenze, nominando erede Filippo d'Angiò, nipote di Luigi XIV. Questi, che aveva veduto i suoi disegni egemonici frustrati dalla Pace di Rijswick e spiava un'occasione di riscossa, accettò il testamento, e poiché assicurò Ingliherra e Olanda che il nuovo sovrano non avrebbe mai riunito in sé le due corone, Filippo V poté salire sul trono senza opposizioni (1701). Ma quando, poco dopo, Luigi XIV confermò il diritto di Filippo alla successione francese, e riconobbe Giacomo Stuart come principe di Galles (erede della corona inglese), Guglielmo III rinnovò la Lega di Augusta e Carlo, figlio dell'Imperatore, fu contrapposto a Filippo e riuscì anche per breve tempo a insediarsi a Madrid. Clemente XI aveva offerto la sua mediazione e, riprendendo un disegno di Innocenzo XII, aveva inutilmente proposto di costituire una lega degli Stati italiani a difesa della loro neutralità. Falliti questi tentativi, cercò di temporeggiare, ma la sua condizione era delle più difficili, perché il Regno di Napoli, dominò spagnolo, era un feudo della Chiesa. D'altra parte Clemente XI era in dissidio con l'Imperatore, anche perché questi aveva concesso il titolo regio a Federico di Brancheburgo. E il contrasto divenne più acuto quando il Papa si dichiarò per la Francia, mentre il suo riconoscimento del pretendente Stuart aggravava le difficoltà dei cattolici inglesi. Esito negativo ebbero le iniziative papali per un compromesso, anche con Giuseppe I, successo nel 1705 a Leopoldo. Nel 1706, dopo le sconfitte degli eserciti franco-ispani, e dopo che la flotta inglese, entrata nel Mediterraneo, s'impiadronò di Gibilterra e di Minorca, l'imperatore prese un atteggiamento ancor più ostile verso la S. Sede: le sue truppe penetrarono nel territorio confino e vollero libero passaggio per muovere contro Napoli; nel 1708 occuparono Comacchio e le sue saline. Alle proteste del Papa, Giuseppe rispose con la guerra; e poiché nessun aiuto gli venne dalla Francia, il Papa fu costretto alla pace, e s'impegnò a disarmare e a ricostruire, in un articolo segreto, Carlo III come re di Spagna. Le sconfitte che misero in estremo pericolo le sorti della Francia lo indussero a pubblicare tale riconoscimento. Ma una vigorosa ripresa francese riabilitò l'equilibrio militare e Filippo V, vittorioso in Spagna, si consolidò sul trono. La situazione subì un mutamento decisivo per la morte di Giuseppe I (1711). Eletto a succedergli Carlo (Carlo VI), le Potenze preferirono considerare la pace, per non favorire la riunione nella stessa persona delle corone imperiale e spagnola. Con le Paci di Utrecht e di Rastadt fu riconosciuto Filippo V, ma l'Austria ebbe i Paesi Bassi, Milano, Napoli e la Sardegna, mentre la Sicilia fu data a Vittorio Amedeo II. L'Inghilterra ottenne la Baia di Hudson e Terranova, Gibilterra e Minorca. La Francia dovette riconoscere la dinastia pro-testante inglese. I diritti di sovranità della S. Sede su Napoli furono del tutto trascurati. Il Papa riuscì solo ad ottenere la conservazione della clausola di Rijswick, che tutelava i cattolici dei territori ceduti. Anche dopo il fallito tentativo di rivincita dell'Alberoni, l'assegnazione di Parma a Carlo di Borbone e la cessione della Sardegna al Piemonte, in cambio della Sicilia data all'Austria, avvennero senza che il Papa fosse neppure interpellato. Con la g. di s. spagnola gli Asburgo si sostituivano nella supremazia continentale alla Francia, la quale conservava gli acquisti del Richelieu e del Mazzarino (Franca Contea, Alsazia e Fiandra francese) ma usciva dal conflitto esausta e vedeva definitivamente cadute le sue aspirazioni omene, mentre l'Inghilterra ampliava i suoi domini coloniali e metteva piede nel Mediterraneo.

Il delinearsi di una supremazia asburgica determinò una reazione nella successiva g. di s. polacca. Nel 1733, essendo morto Augusto II di Polonia, Austria e Russia sostenero i diritti di Augusto III, mentre Francia e Svezia appoggiavano Stanislao Leszczyński, suocero di Luigi XV. Prevalsero in Polonia gli Austro-russi, ma nell'occidente i Francesi: Carlo Emanuele III loro alleato occupò la Lombardia, mentre Carlo di Borbone conquistava Napoli. L'Inghilterra, assorbita da questioni interne, non intervenne, ma lasciò piena libertà d'azione alla flotta francese nel Mediterraneo. Clemente XII aveva dapprima raccomandato Augusto III, poi, cedendo a pressioni francesi, si dichiarò per Stanislao. Nel 1734 Vienna, per procurarsi l'appoggio dei protestanti, lasciò cadere la clausola di Rijswick. Con la Pace di Vienna (1738) fu riconosciuto Augusto III. Stanislao ebbe la Lorena, Francesco Stefano di Lorena la Toscana, Carlo di Borbone Napoli e la Sicilia. L'Austria trovò un compenso nella restituzione della Lombardia, imposta a Carlo Emanuele III, e nella cessione di Parma. Il Papa concesse a Carlo di Borbone l'investitura del Regno di Napoli.

All'indebolimento dell'Austria corrispondeva naturalmente un risorgere della potenza borbonica. E quando nel 1740, alla morte di Carlo VI, Francia, Spagna e le corti borboniche d'Italia, contestando la successione di Maria Teresa, mossero guerra all'Austria, fiancheggiata da Federico II che aspirava alla Slesia, l'Inghilterra scese in campo a sostegno dell'Austria, e con essa Carlo Emanuele III che non perdonava alla Francia di averlo abbandonato nelle trattative per la Pace di Vienna. L'Austria fu invasa da Carlo Alberto di Baviera, che fu proclamato imperatore (Carlo VII), ma resistette e cedendo a Federico II la Slesia si liberò di un avversario. In Italia i Franco-ispani furono battuti. Nel 1744 Federico II riaprì le ostilità, mentre in Italia Carlo Emanuele III era costretto a ritirarsi in Piemonte per difendere il suo territorio invaso. Ma la coalizione si andò sgretolando. Nel 1735 morì Carlo VII e fu eletto Francesco Stefano, che Federico II riconobbe. Nel 1746 morì Filippo V e il suo successore si ritirò dalla lotta. Nel 1747 i Francesi furono battuti dai Piemontesi all'Assietta. Essi tuttavia prevalevano nei Paesi Bassi, ma quando l'Inghilterra riuscì ad ottenere l'intervento della Russia, il governo di Parigi si indusse alla pace. Benedetto XIV aveva mantenuto un atteggiamento di rigida neutralità: quando l'Austria fu invasa aveva proposto la sua mediazione, ma rifiutando di farsi capo di una federazione italiana contro Francia e Spagna, aveva suscitato il risentimento di Vienna. Quando Carlo VII fu eletto lo riconobbe, ma quegli non ebbe per il Papa alcun riguardo, e lo Stato pontificio fu ancora una volta campo di battaglia fra Spagnoli e imperiali. Dopo la morte di Carlo VII, Benedetto riconobbe Francesco Stefano.

La Pace di Aquisgrana (1748) sanzionò la successione di Maria Teresa e l'elezione di Francesco. L'Austria cedette Parma a Filippo di Borbone: questo provocò una energica protesta del Papa, che invano chiese gli fosse riconosciuto il diritto di investitura, e poté solo ottenere che per il ducato non si ricorresse all'investitura imperiale.

Dalle g. di s. nessun vantaggio trassero la Francia e la Spagna. L'Austria affermò il suo predominio in Italia. L'Inghilterra, impedita la formazione di una egemonia continentale, consolidò il suo potere marittimo. Gravi conseguenze ebbero queste guerre per la S. Sede e per i cattolici. Costretto dalla mancanza di forze adeguate ad una neutralità che scontentava anche le parti, il Papa non trovò alcun appoggio nelle corti cattoliche, solo preoccupate dei loro interessi dinastici. E mentre si consolidava la dinastia protestante in Inghilterra e si rafforzava la Prussia, anch'essa protestante, la Chiesa doveva prepararsi ad affrontare le contese giurisdizionali e gli attacchi del razionalismo illuministico.

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