GIUERRA MONDIALE, II. - Il 1° sett. 1939 la Germania attaccò la Polonia: questa la data d’inizio del secondo conflitto mondiale. Intervennero subito a fianco della potenza aggredita la Francia e l’Inghilterra: l’Italia e la Russia, rispettivamente legate alla Germania con il cosiddetto Patto d’acciaio e con un trattato di non aggressione, non si mossero. L’esercito tedesco, occupata con una fulminea campagna la Polonia fino alla Vistola ed al San, mantenendosi inattivo durante l’inverno successivo, riprese l’offensiva nella primavera 1940, ed occupò la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, l’Olanda, il Lussemburgo e la Francia.
Dopo la capitolazione dell’esercito francese (armistizio di Compiègne, 21 giugno 1940) e l’intervento dell’Italia a fianco della Germania (10 giugno 1940) l’iniziativa militare tedesca si infranse contro la resistenza dell’Impero inglese. Nel 1941 le Potenze dell’Asse occuparono la Jugoslavia e la Grecia e dichiararono nel giugno dello stesso anno, appoggiate dalla Finlandia, dall’Ungheria e dalla Romania, la guerra alla Russia. Nel 1941 anche il Giappone, alleato della Germania e dell’Italia, intervenne in Asia contro gli Stati Uniti (che allora entrarono in guerra) e contro le Potenze democratiche ed occupò le Filippine, l’Indonesia, l’Indochina, la Penisola di Malacca e la Birmania. Fallito nel 1942 l’attacco tedesco contro la Russia, gli avversari dell’Asse passarono alla riscossa: le battaglie di el-Alamein (ott. 1942) in Egitto, e di Stalingrado (28 luglio 1942-1 febbr. 1943) in Russia costituiscono l’inizio di questa nuova fase del conflitto. Gli sbarchi in Africa settentrionale, in Sicilia, nella Penisola italiana (luglio-sett. 1943), in Francia (giugno 1944) e le offensive russe del 1944 e 1945, nonché il sistematico bombardamento dei centri industriali nemici da parte dell’aviazione alleata, decisero la sorte della 11 g. m. Anche la Germania (l’Italia aveva già firmato l’armistizio l’8 sett. 1943) fu costretta a capitolare incondizionatamente l’8 maggio 1945. In Estremo Oriente la guerra contro il Giappone si protrasse fino all’8g. dello stesso anno.
Alla notizia della denuncia da parte tedesca (28 apr. 1939) dei Trattati con la Polonia e con la Gran Bretagna, la S. Sede iniziò una febbrile attività di polemica presso le varie capitali europee nell’intento di convincere le Potenze interessate a risolvere di comune accordo i punti controversi ed a rinunciare al flagello di un nuovo conflitto mondiale. I tentativi di mediazione di Pio XII incontrarono tuttavia l’intransigenza della Germania e della Polonia, la prima decisa a tutti i costi a scatenare il conflitto se non avesse ottenuto soddisfazione nella questione di Danzica, la seconda del pari niente a fare qualsiasi concessione all’altra parte. Caddero così nel vuoto le parole pronunciate dal Pontefice nel suo radiomessaggio del 24 ag. 1939: « È con la forza della ragione, non con quella delle armi, che la giustizia si fa strada. E gli’Imperi non fondati sulla giustizia non sono benedetti da Dio. La politica emancipata dalla morale tradisce quegli stessi che così vogliono... Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra. Ritornino gli uomini a comprendersi. Riprendano a trattare. Trattando con buona volontà e con rispetto dei reciproci diritti si accorgeranno che ai sinceri e fattivi negoziati non è mai precluso un onorevole successo». Ogni esortazione fu vana. Scop-
piata la guerra, la S. Sede istituì subito un ufficio informazioni sui prigionieri di guerra e richiese ai rispettivi governi la trasmissione delle liste dei prigionieri. Solo la Germania, allegando il fatto che tali liste già venivano comunicate alla Croce Rossa Internazionale di Ginevra, non accolse tale richiesta. È questo uno dei tanti indizi della politica non favorevole alla S. Sede svolta dal governo del III Reich. Tra la concezione nazionalsocialista e quella cattolica v'era un contrasto insanabile di principi, contrasto che durante il conflitto si acuì di giorno in giorno. L'aver abbandonato la legge della verità e dell'amore di Gesù Cristo, l'averle preferito l'agnosticismo religioso e morale, non solo in Germania ma in tutto il mondo, queste furono le cause morali dello scoppio del nuovo conflitto, analizzate da Pio XII nella sua prima enciclo. Summi pontificatus del 20 ott. 1939. La S. Sede, impossibilitata a far cessare la carneficina, cercò tuttavia di alleviare in qualche modo la sorte dei popoli e dei singoli particolarmente colpiti. L'assistenza spirituale e materiale (invio di viveri e di medicinali) non conobbe remore. Il compito fu particolarmente difficile, perché, come disse il Papa in una allocuzione del 2 giugno 1942 al S. Collegio, «il prolungarsi del conflitto armato, il crescere febbrile degli ordigni di guerra, il progressivo inasprirsi dei metodi bellici, fanno sì che la missione soprannaturale e pacificatrice della Chiesa trovi contro di sé urti, difficoltà e misconoscimenti, ignoti e insospettati in tale misura ai passati tempi, e che diventano pericoli per lei e per l'opera sua». Sebbene le relazioni con la Germania hitleriana diventassero di giorno in giorno più difficili per le evidenti misure di ostilità verso la Chiesa cattolica, attuate sotto il pretesto dello stato di guerra, la S. Sede non desistette mai dal suo atteggiamento strettamente neutrale. Sollecito in primo luogo della sua missione di carità, Pio XII accolse benevolmente la notizia dell'arrivo di un inviato personale del Presidente degli Stati Uniti presso il Vaticano «per favorire e per dirigere i nostri sforzi comuni per la pace e per la consolazione degli afflitti» (lettera del presidente F. D. Roosevelt a Pio XII, 23 dic. 1939). La neutralità più stretta non escludeva tuttavia la fedeltà alle dottrine della Chiesa e del cattolicesimo e nel corso del conflitto il Pontefice mai si astenne dal condannare certe concezioni politiche contraire a questi dettami. L'armistizio italiano dell'8 sett. 1943 e la successiva occupazione germanica di Roma non modificarono lo status internazionale della Città del Vaticano. I Tedeschi la rispettarono come la rispettarono dopo gli Alleati. Profughi politici vi trovarono sicuro rifugio, anche se nella notte tra il 3 ed il 4 febbr. 1944 reparti della Repubblica di Salò penetrarono di viva forza negli edifici della basilica di S. Paolo e violarono i diritti di extraterritorialità garantiti dal Trattato del Laterano. Fu questo un fatto isolato, come isolato rimase il lancio di bombe, effettuato da un aereo il 3 marzo 1944 su zone limitrofe alla Città del Vaticano. Si intensificò intanto sempre di più l'azione caritativa della S. Sede mediante l'istituzione della Pontificia Commissione di Assistenza, che estese la sua attività indistintamente a tutte le categorie di indigenti vittime della guerra. Come durante la 1 g. m. anche in questo conflitto le missioni furono particolarmente provate, soprattutto quelle dell'Asia orientale.
La fine del conflitto lasciò dietro di sé un immenso campo di rovine. Rovine spirituali e materiali, che ne
nudarono in tutta la sua crudezza la profonda crisi della società umana: il mondo in attesa di una renovatio economica e sociale, che senza un risorgimento spirituale e religioso rimane un flatus vocis; l'uomo posto ad un bivio tra lo spirito e la materia, tra la coscienza di se stesso e la dispersione del proprio io nell'amorfismo della massa. Questa la crisi attuale della civiltà, potentemente confinata da p. Delp nella notte di Capodanno del 1944, mentre in attesa della morte si trovava rinchiuso nelle carceri naziste. Ed alla fine della 11 g. m. la missione della Chiesa è quella indicata da p. Delp: risolvere i problemi dell'uomo concretamente, aiutare l'umanità tutta a ritrovare la via indicata dal Cristo.