GUIDO II, duca di SPOLETO, re d'ITALIA e imperatore. - Al dissolversi, con la deposizione e la morte di Carlo il Grosso (888), dell'Impero carolingio che si fraziona nei nuovi Stati, di fatto indipendenti, di Alemagna, Francia, Provenza, Borgogna, Lorena, in Italia balza in primo piano la figura del duca di Spoleto G. II, che aveva già raccolti nelle sue mani i ducati di Camerino (879, alla morte del padre) e di Spoleto (882, alla morte del fratello primogenito Lamberto). Figlio di Guido I di Spoleto e di Adelaide, figlia del re d'Italia Pipino, sposò Ageltrude, figlia di Adelgiso duca di Benevento. Valoroso guerriero e politico ambizioso e senza scrupoli, usurpa dapprima terre dello Stato pontificio e si rende a poco a poco indipendente dal debole imperatore Carlo il Grosso. Non esita, per ingrandire e consolidare il suo dominio, a stringere alleanze con i Greci e con i Saraceni, mettendo in inquietudine Papa e Imperatore che incarica Berengario del Friuli di arrestarlo e occuparne le terre. Una pestilenza fra le sue truppe allontanò Berengario senza aver compiuto il mandato e nell'885 G. rientra nelle grazie dell'Imperatore. Anche Stefano V, in questo tempo forse per averne l'appoggio contro i Saraceni, si riconcilia con G. che di fatto combatte con fortuna al Garigliano; giunge perfino ad adottarlo come figlio.
Alla morte di Carlo il Grosso sembra per un momento dimenticare l'Italia: pensa alla corona di Francia che gli viene offerta dall'arcivescovo Folco di Reims. Ma vinto da Oddone di Parigi, già eletto, ritorna in Italia a contrastare la corona a Berengario che nel frattempo era stato coronato a Pavia, riconosciuto tuttavia soltanto dall'Italia settentrionale. Dopo un sanguinoso scontro a Brescia, segue un armistizio fino al gen. dell'889. Riprese le ostilità, Berengario fu decisamente battuto alla Trebbia, e G., promettendo difesa e protezione, viene eletto dai vescovi re d'Italia a Pavia (febbr. 889). Stefano V, intimorito forse da questa vittoria, invita Arnolfo di Germania, successore all'Impero, a scendere in Italia. Ma impedito costui, G. riuscì, non si sa come, a ottenere il 21 febbr. 891 la corona imperiale che rinsaldò la sua posizione, e nel sigillo incise la scritta: «Rinovatio Regni Francorum». Veniva così rotta per la prima volta la tradizione che riservava alla famiglia carolingia la dignità dell'Impero. G. abbracciò con impegno il nuovo compito; al figlio Lamberto, già associato nel Regno, diede il titolo di re d'Italia; pose la sua sede a Pavia, e nella dieta del 1° maggio dettava dei Capitolari, a imitazione di quelli di Carlomagno, destinati a rimettere un po' di ordine nel paese.
Ma papa Formoso, eletto nell'892, dapprima favorevole (coronò il figlio Lamberto), passò presto a trattare con Arnolfo una discesa in Italia. Arnolfo, dopo un'infruttuosa spedizione del figlio Zwentibaldo, scende in Italia nell'894 occupando Bergamo, Milano, Pavia, ma si arresta improvvisamente nella sua marcia e ripassa le Alpi.
G. riprende un istante la sua posizione, ma mentre si prepara a marciare contro Berengario, muore improvvisamente sul Taro, fra Parma e Piacenza. Fu sepolto nella cattedrale di Parma.
Il minuscolo Impero di G. fu una debole riproduzione dell'Impero carolingio, senza consistenza, legato unicamente al suo prestigio e alla sua abilità personale.